La fiaba di Harold

Eccolo di nuovo qui, Harold, con la sua inseparabile matita viola: questa volta decide di visitare un giardino incantato, in cui però non cresce alcun fiore. Di disegno in disegno, scoprirà un castello, un re, una strega… Riuscirà a far fiorire il giardino e a tornare sano e salvo a casa?
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Fasce d’età: ,
Categoria:
Autore/i: Crockett Johnson
Illustrazioni: Crockett Johnson
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Alcuni mesi fa abbiamo festeggiato il ritorno in libreria del piccolo Harold e della sua matita viola grazie a Camelozampa (e vi rimandiamo alla nostra recensione per qualche informazione in più sulla serie e sul suo autore). 

Con la La fiaba di Harold le avventure del nostro piccolo artista continuano, ritroviamo alcuni elementi di continuità ma anche qualche differenza, perché Harold – così come immaginiamo il suo lettore – tra un volume e l’altro, è cresciuto un po’. 

Continuità e crescita

L’elemento di continuità è prima di tutto la matita viola e il suo straordinario potere: il suo tratto, sul magnifico fondo bianco, rende tutto possibile e dà vita all’immaginazione del bambino, con semplicità e chiarezza. Un altro elemento che ritroviamo è la luna, ma questa non è più punto di riferimento e guida dell’avventura, ora il bambino fa una passeggiata “assieme a lei” e non c’è paura o disorientamento quando, trovandosi all’interno di un castello, la perderà di vista. Harold è sempre lui, con il suo pigiamino e il viso curioso, sorpreso o sorridente, ma rispetto al primo volume il piccolo protagonista dimostra da subito una diversa padronanza dello strumento che ha in mano: già nel frontespizio e nel colophon, per esempio, dove prima c’erano solo scarabocchi, comincia a disegnare la sua storia, con l’amata luna, la torre di un castello e, soprattutto, la direzione che intende seguire: “al giardino incantato”. In questo giardino incantato, però, non cresce nulla e sarà suo compito scoprire il perché.

Sorprese e imprevisti

Ciò che più amo delle storie di Harold è la capacità di sorprendere, l’attesa che si crea nel lettore mentre cerca di capire a che cosa porterà il segno tratteggiato su una pagina (è una guglia… no, aspetta… che cos’è? È il cappello di una strega): scopriamo tutto “in diretta” insieme ad Harold, anche se lui si dimostra ora più sicuro e pronto nell’affrontare gli imprevisti.

Gli elementi della fiaba che prendono vita nello scorrere delle pagine sono classici, memoria, probabilmente, di altri ascolti e letture, e si uniscono a elementi della quotidianità, come le zanzare, il fumo per cacciarle e la pioggia per spegnere il fuoco, il tutto mescolato insieme dalla fantasia di Harold. Sopra ogni cosa emerge il magico potere del bambino di riuscire a trovare sempre una soluzione o, meglio ancora, utilizzare a proprio vantaggio le situazioni in cui si trova (e che lui stesso ha creato).

Un film per Harold

Era già del 2010 la notizia di un adattamento cinematografico di Harold e la matita viola, prodotto da Warner Bros., Columbia Pictures e dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg

Da una notizia arrivata in questi giorni sembrerebbe ripresa la lavorazione del film, del quale al momento si conoscono solo la presenza di Zachary Levi nel cast, la produzione di John Davis e una nuova squadra di sceneggiatori (David Guion e Michael Handelman, autori di Una notte al museo. Il segreto del faraone).

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