“Il volo del riccio” è perdere il lavoro ma non la gioia

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Volodelriccio_SoloCover-600x900Una cittadina tranquilla, non troppo grande, con una fabbrica, una chiesa, una scuola, un minimarket…più o meno questo è il paesino dove abitano Eugenia e la sua famiglia. Eugenia va a scuola ed è una bimba a cui non sfugge nulla, mamma lavora da un fioraio, e papà… beh, papà ha perso da poco il lavoro.

Faceva l’operaio: portava avanti e indietro scatole e scatoloni, non si fermava mai…ma poi la fabbrica dove lavorava ha chiuso, perché proprio non ce la faceva più a lavorare ancora e a pagare lo stipendio a tutti. Ogni tanto capita. Capita di perdere il lavoro.

Papà però, non è tipo da lasciarsi andare senza averci provato, e continuerà a correre fra un posto e l’altro, perchè sa che non bisogna arrendersi alla prima difficoltà.

Quando poi scoprirà che tra il dire il fare c’è di mezzo il mare, e si renderà conto che a volte anche i papà grandi e forti come lui hanno bisogno di aiuto e sostegno, ecco che subito una voce squillante e fresca sarà pronta ad incoraggiarlo, infondendogli nuova energia e ridonandogli l’entusiasmo.

Perché a volte basta un’idea, un’occasione. È il saper cogliere l’occasione, l’avere il coraggio di lasciarsi ragionevolmente trasportare da un moto di follia creativa, ciò che dà una spinta alla vita.

Agnès de Lestrade è un’autrice che conosce bene questa spinta creativa: oltre a scrivere libri per bambini infatti suona la fisarmonica e organizza laboratori musicali, scrive canzoni che fanno piangere e gestisce laboratori artistici per far ridere. “ Il volo del riccio” segue questa scia: non fa piangere, ne ridere però, tutt’al più fa sorridere, grazie al suo stile che è semplice nel pensare e nell’esprimersi.

Non è forse un caso che un libro così arrivi da Biancoenero edizioni, una casa editrice che ha come missione l’Alta leggibilità, sia a livello di linguaggio che a livello di contenuti. Alta leggibilità significa rendere accessibile e comprensibile, sotto ogni punto di vista, anche l’argomento più difficile. Qualche mese fa con “Io no…o forse sì” di La Rochelle, Biancoenero ha parlato con estrema leggerezza ma con competenza, dell’omosessualità. Ora sceglie di trattare il tema più che mai attuale del lavoro e delle difficoltà ad esso legate. Insomma, sceglie di mettersi in gioco, ma soprattutto di narrare la realtà ai bambini e agli adolescenti, in modo così da dare loro qualche chiave di lettura in più sul mondo complesso e bellissimo in cui si preparano a vivere.

“Il volo del riccio” è un concentrato si speranza, un motore che riprende a rombare, una spinta alla vita…il tutto condensato in circa 50 pagine.

 

 

 

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