Il giallo delle pagine mischiate

Di solito i gialli hanno un inizio e una fine, un morto, un assassino... qui invece c’e qualcosa che non va: la fine è a pagina 49 e i capitoli sembrano messi a caso. Lettore, a te il compito di seguire gli indizi nascosti tra le pagine.
Casa editrice:
Fasce d’età: ,
Categoria:
Autore/i: Pablo De Santis
Illustrazioni: Federico Appel
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«Al massimo potremmo anche pubblicare il libro con le pagine così mischiate, e che i lettori si arrangino». 

«No, sarebbe una crudeltà. Una vera crudeltà». 

Sono diverse le qualità che ho apprezzato nella lettura de Il giallo delle pagine mischiate, pubblicato per la prima volta da Nuove Edizioni Romane nel 2009 e ora ripubblicato da Parapiglia, come Odio la matematica! di cui vi abbiamo parlato recentemente.

3 punti a favore

Prima di tutto lo stile. Non conoscevo ancora, infatti, Pablo De Santis, autore argentino nato a Buenos Aires nel 1963 e già tradotto in Italia con diversi titoli, come Il ragazzo che scrisse l’enciclopedia di se stesso (Salani, 2010); L’ultima spia (Nuove Edizioni Romane, 2009); Lettere e filosofia (Sellerio, 2000)…

La sua scrittura è una ulteriore conferma che una divisione tra letteratura e letteratura per ragazzi, a parte la comodità delle divisioni sulle mensole delle librerie, non ha motivo di essere e che un buon libro funziona sempre e può anche appassionare a un giallo chi (come me) non è particolarmente attratto dal genere.

Perfettamente incluse nella narrazione, a volte parte stessa – come indizi sparsi – di questa, ho amato le illustrazioni di Federico Appel, un bianco e nero di un altro tempo, che riproduce particolari, foto, biglietti e ritratti di personaggi dall’aspetto poco rassicurante, contribuendo alla ricostruzione del quadro completo della storia.

Ho anche apprezzato molto il formato e la carta del libro: un formato che nei giorni di lettura potevo portare in giro comodamente in tasca e una carta opaca che non stanca gli occhi.

Una strana eredità

Dimentico sempre di numerare i fogli e mi si confondono. Perciò questo libro ha le pagine mischiate.

Il disordine non è sempre caos. A volte è un altro ordine. 

Però segreto.

Il giorno del suo venticinquesimo compleanno, Dario si reca a casa dei genitori e, dopo aver ricevuto i regali improbabili della madre (una camicia di quattro taglie più grande e una cinta così lunga da far due giri intorno alla vita), il padre lo porta nel suo studio e comincia a parlargli dello zio Luis, proprietario di una casa editrice visitata dal nipote solo una volta quando era bambino.

Da subito, il lettore si ritrova quasi in un vecchio film in bianco e nero, come le illustrazioni, e lo stesso Dario si sente proiettato in un mondo irreale:

Come per sottolineare che eravamo appena entrati i un mondo che non era completamente reale, servì due bicchieri di whisky (io non bevevo e lui nemmeno).

Luis Lerù è morto quattro mesi prima per un attacco di cuore; la sua casa editrice, La Fusoliera, è sull’orlo della chiusura, c’è bisogno di qualcuno che ne risollevi le sorti e il compito è affidato proprio a Dario.

Con un grande fascio di chiavi in eredità, il giorno dopo questa rivelazione Dario va a dare un’occhiata alla casa editrice: un garage è qui un deposito di libri (soprattutto oroscopi e romanzi polizieschi) e inaspettatamente nell’edificio si trova il contabile Pedro Vilches, intento nella lettura dei conti. La situazione economica de La Fusoliera non è per niente positiva: la casa editrice è in rosso, serve un libro da stampare subito e, dato il periodo, sarebbe perfetto un titolo di predizioni astrologiche, come quelle del dottor Baum, uno degli autori più venduti del catalogo.

Quando si mette alla ricerca degli autori (e soprattutto del dottor Baum), Dario scopre che l’unico autore de La Fusoliera era sempre suo zio, quindi ora ha davanti a sé due alternative: trovare qualcuno che scriva o scrivere egli stesso.

Non essendoci soldi per pagare un autore, la decisione è presto presa, anche grazie alle sue ambizioni letterarie che gli fanno chiedere volentieri dei giorni di permesso da scuola, dove insegna filosofia, per tentare di scrivere nuove previsioni astrologiche.

Mentre è in cerca di ispirazione, suona alla porta della casa editrice Greta, una correttrice di bozze. Ha con sé un lavoro che le aveva dato Luis e che, non essendo stata pagata per un lavoro precedente, aveva tardato a consegnare, si tratta di un libro di ricette, alcune veramente improbabili. Greta ha con sé un altro libro che le aveva lasciato lo zio, da ordinare e da correggere. Per la prima volta si trattava di un libro non scritto dall’editore. Gli erano cadute le pagine del manoscritto e così ora sono ancora tutte mischiate. La correttrice, non essendo pagata, le aveva infatti corrette lasciandole disordinate (e troveremo le sue correzioni anche noi in alcune pagine del libro).

L’enigma di Parigi. Romanzo poliziesco diventa così il primo romanzo a cui Dario comincia a lavorare con l’aiuto di Greta.

Indizi tra le pagine

Comincia a questo punto un romanzo nel romanzo (o meglio un giallo nel romanzo) e insieme a Dario e Greta leggiamo anche noi L’enigma di Parigi, dove l’investigatore privato Ives Montaner è alla ricerca di un prezioso manoscritto il cui ritrovamento è un fitto mistero da risolvere, con molti pericoli da cui fuggire.

Come Dario e Greta, anche noi abbiamo davanti un libro con le pagine mischiate; tra un capitolo e l’altro c’è sempre un indizio che – volendo – ci permette di rimettere tutto in ordine. Alla fine, per i lettori più volenterosi, è possibile riscrivere l’indice del giallo, segnandone le pagine, ma anche la lettura disordinata resta piena di misteri e colpi di scena e, soprattutto, è sempre comprensibile, anche senza un inizio e una fine “al posto giusto”.

Il giallo è intervallato dal presente, con il lavoro del novello editore Dario e della correttrice, che il libro galeotto farà avvicinare, come se fosse stata sempre intenzione dello zio mettere ordine, non solo nelle pagine mischiate.

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