Storie di bambini molto antichi

Efesto, detto anche Vulcano, quando nacque era così brutto, ma così brutto che sua madre Hera, indignata e inorridita, lo gettò dall’alto del monte su cui abitava, l’Olimpo. Ma Efesto, raccolto e allevato dalla bellissima Teti, crebbe forte, vispo e intelligente, e la sua abilità nel maneggiare il fuoco e modellare i metalli fu tale che, un giorno, persino Afrodite, a dispetto del suo tutt’altro che piacevole aspetto, si innamorò di lui.

Quando Ebe nacque «Hera sua madre e suo padre Zeus si sentirono nell’anima la primavera»; alla sua vista gli uccelli cantavano allegramente, le farfalle volavano per avvicinarsi al suo cospetto, i fiori si sollevavano per sfiorarla, gli animali tutti si radunavano al suo fianco e godevano della sua luminosa e allegra presenza.

Eracle era il più forte di tutti sin dalla nascita; dopo soli tre giorni di vita «era un piccolo gigante, grande e grosso, massiccio, poderoso e fortissimo», capace addirittura di uccidere i due serpenti che si erano intrufolati nella stanza dove dormiva, disturbando il suo sonno tranquillo. E la sua forza sarebbe cresciuta con gli anni assieme al suo desiderio di vincere il male, difendere i più deboli e combattere la crudeltà e la perfidia dei potenti.

Eros «era il più bello, il più grazioso, il più birbo e capriccioso bambino del mondo», in grado di suscitare l’amore intorno a sé utilizzando solo un arco e frecce d’oro, perché Eros odiava la morte e amava più di ogni altra cosa la vita; era un bambino magico!

Efesto, Ebe, Eracle ed Eros, assieme ad altri eroi e divinità (Zeus, Ermes, Febo, Dioniso, Artemide, Perseo, Proserpina e le nove Muse), sono protagonisti con le loro esilaranti e scoppiettanti storie del libro “Storie di bambini molto antichi” (Mondadori). Fa un certo effetto sapere che questo libro è stato scritto nel 1937 e la cosa sorprende maggiormente se si considera quanto attuale, accattivante, fresco e affascinante sia lo stile adottato dalla sua autrice, Laura Orvieto, intellettuale e scrittrice per bambini di un’epoca ormai lontana, a cui si deve un altro intramontabile classico per ragazzi: “Storie della storia del mondo”.

Tutti siamo stati stati bambini, eroi e dei compresi, e se l’infanzia di Perseo o di Dioniso, di Zeus o di Calliope, dalla nostra si discosta per eccezionalità e alta concentrazione di fenomeni a dir poco straordinari e strabilianti, ciò che accomuna i bambini antichissimi a quelli meno antichi e moderni è la capacità di vivere ogni istante con pienezza, entusiasmo e risolutezza, senza quel disincanto che l’età adulta, ahimè, comporta. I bambini del mito come quelli del mondo reale sono tutti ugualmente dispettosi, ribelli, dolci e terribili allo stesso tempo e hanno tutti una gran voglia di vivere e scoprire, che rende preziosa e insostituibile la loro presenza.

La scrittura sapiente e straordinariamente viva di Laura Orvieto ci restituisce, a distanza di anni, il fascino di storie intramontabili sia pur appartenenti ad un mondo mitologico lontano, talora erroneamente dimenticato e inspiegabilmente messo in ombra da storie di moderni supereroi che, a dirla di tutta, impallidirebbero di fronte ad Ercole, Perseo o Zeus.

Impreziosiscono ulteriormente la riedizione del volume, le bellissime, colorate e ironiche illustrazioni di Rita Petruccioli. Guardandole si ha l’impressione che questi bambini curiosi e fin troppo vivaci vogliano saltare fuori dalle pagine del libro e mettersi a danzare, strillare, cantare e saltare, insomma contagiarti la loro voglia di vivere.

Scriveva J.D. Salinger: «Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira». Ecco, io dopo aver letto “Storie di bambini molto antichi” ho una gran voglia non solo di conoscere l’autrice, ma ciascuno dei protagonisti di questo libro e tornare bambina assieme a loro.

 

 

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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