Odissea

«Erano trascorsi quasi dieci anni dalla fine della guerra di Troia, ma nessuno sapeva più nulla di Odisseo, il re di Itaca. Molti credevano che fosse morto, ucciso in battaglia o travolto dalla furia del mare sulla via del ritorno. Qualcuno, invece, continuava a sperare che fosse ancora vivo».

Dei due poemi – l’Iliade e l’Odissea -, scritti dal poeta greco Omero o forse frutto di racconti tramandati oralmente, il secondo è quello che da sempre, sin dai tempi del liceo, mi ha appassionato e fatto riflettere. Al centro della narrazione non vi è semplicemente il resoconto di una guerra, sia pur lunga ed epocale come quella di Troia, e delle imprese sanguinose compiute dagli eroi che vi presero parte, ma il viaggio altrettanto lungo, faticoso ed imprevedibile di un uomo che più di ogni altra cosa amava la sua terra: Itaca.

L’eroismo di Odisseo (Ulisse per i Romani) non sta tanto nella destrezza che mostra nel maneggiare la spada e l’arco o nella violenza che oppone ai suoi nemici, ma nel suo “multiforme ingegno”, nella sua capacità straordinaria di superare gli ostacoli affidandosi alla finezza e astuzia della sua mente.

L’Odissea è uno dei libri antichi più rivisitati, che tanti artisti, scrittori, poeti, registi ha ispirato nel corso dei secoli e che continua ad affascinare generazioni di lettori, grandi e piccoli. E proprio ai bambini (da 8 anni) è rivolta la riscrittura del poema, Odissea, a cura di Nicola Cinquetti (Lapis), con le evocative illustrazioni di Desideria Guicciardini, che ha da poco ricevuto il premio Andersen 2014 come miglior illustratrice.

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Il racconto di Cinquetti, che fedele all’originale si snoda lungo ventiquattro capitoli, ci restituisce tutta il dramma e l’umanità di Odisseo. Reduce dalla guerra di Troia e prigioniero ormai da anni della ninfa Calipso sull’isola di Ogigia, egli sogna senza tregua di poter tornare ad Itaca e qui riabbracciare la moglie Penelope e il figlio Telemaco.

La presenza costante degli dei, che vegliano come santi protettori sui loro eroi preferiti o di contro scatenano a loro svantaggio forze soprannaturali e mostri terribili, servirà anche in questo caso a dare un’improvvisa sterzata al destino. Grazie ad Atena, che intercede a suo favore, Odisseo può finalmente lasciare l’isola e riprendere il suo viaggio di ritorno. Ma una terribile tempesta, scatenata dal dio Poseidone adirato contro Atena, travolge e distrugge la sua zattera e Odisseo, scampato al naufragio, giunge sulle rive dell’isola dei Feaci dove ancora una donna, la bella Nausicaa, lo accoglie e conduce alla reggia del padre Antinoo.

La narrazione prosegue con il racconto diretto da parte dello stesso Odisseo, sollecitato da Antinoo, delle innumerevoli imprese compiute negli anni successivi la fine della guerra, fino al suo ritorno ad Itaca e alla terribile strage dei Proci, usurpatori del suo trono.

Rileggendo l’Odissea di Cinquetti, ciò che più mi ha sorpreso sono i ritratti dell’uomo e della donna che emergono: Odisseo, personaggio maschile per eccellenza, è l’uomo capace di vendicarsi con assoluta ferocia – terribile la scena del combattimento contro i Proci ammazzati senza alcuna esitazione, come se Odisseo fosse posseduto da un demonio – come di piangere alla vista del cane Argo e nell’abbraccio finale con Penelope, la donna da cui era rimasto lontano per vent’anni. Le donne dell’Odissea, Penelope come Calipso e Nausicaa, sono invece ritratte come custodi solerti della propria casa e dei propri beni, dotate di uno spiccato senso dell’ospitalità e di una forza d’animo impareggiabile.

L’incanto e la bellezza dell’Odissea risultano in questa nuova edizione moltiplicati all’infinito dalla poesia e dalla forza espressiva delle tavole di Desideria Guicciardini.

Sullo sfondo di paesaggi, campiti con colori vivi, si stagliano profili e silhouettes che sembrano dotati di vita propria e che tracciano un racconto parallelo a quello scritto e altrettanto dinamico. Atena che dall’alto della roccia veglia sul destino di Odisseo e della sua barca, Penelope agghindata nel suo dolore che disfa la tela di notte per ritardare il momento finale della scelta del pretendente, Ermes, quasi un Peter Pan dell’antichità, che vola nell’aria verso l’isola di Calipso e poi la zattera di Ulisse rovesciata da una terribile ondata, la rabbia dipinta nel volto mostruoso di Ciclope, i corpi insanguinati dei Proci, l’abbraccio tra Odisseo e Penelope e tra Odisseo e Laerte… Ciascuna delle illustrazioni che impreziosiscono questo libro racchiude una storia e un’emozione a sé e costituisce l’esito finale di suggestioni e ispirazioni che spaziano dall’antichità all’arte giapponese e mitteleuropea.

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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