(D)istanze online

“Silenzio. Accendi la luce e non fare rumore. Non vuoi certo che i vicini se ne accorgano. Anche loro hanno una bimba della stessa età di Marta”. Da pochi minuti era passata la mezzanotte. Per tutto il tempo, eravamo rimasti sdraiati a letto con gli occhi sbarrati in attesa che giungesse l’ora propizia per provarci a “rete” libera.

Quando ci sembrò che fosse il momento giusto, in punta di piedi, raggiungemmo lo studio, accendemmo il pc e iniziammo a “smanettare” sulla tastiera, illuminata soltanto dalla piccola lampada della scrivania. Nulla doveva tradire le nostre intenzioni. Nottetempo, saremmo riusciti a cogliere di sorpresa tutti, compresi i vicini che fingevano indifferenza e noncuranza per l’imminente scadenza ma erano ogni giorno più nervosi e agitati.

Tutto era cominciato con la messa on line da parte del MIUR del sistema nazionale informatizzato per l’iscrizione alla scuola elementare. Ormai, tra noi genitori dei bimbi della materna, non si parlava d’altro. “Ma tu ci sei riuscito? Come hai fatto a indicare il comune di residenza? Si è aperto il menù a tendina per selezionare la scuola di preferenza?”, erano le domande che maggiormente inquietavano coloro che avevano provato.

Alcune voci anonime davano conto del fatto che solo uno sparuto gruppo in città era già riuscito a concludere l’infernale procedura. Ovunque si formavano capannelli di mamme e papà che si confrontavano sulle soluzioni tecniche con cui riuscire a superare le varie fasi della registrazione e le possibili contromisure alla perdita dei dati che, inevitabilmente, avveniva quando tutto sembrava fatto, per un’improvvisa chiusura della pagina web. Se qualcuno restava in disparte, rischiava di essere additato come uno dei pochi privilegiati ed essere sequestrato e torturato, fino che non avesse rivelato il trucco, segretamente suggerito da qualche parente al Ministero, per avere la meglio sul sistema.

Ingenuamente, avevamo pensato di approfittare della notte per evitare il traffico della rete e avere maggiori possibilità di successo. L’unico risultato che ottenemmo fu quello di svegliare la più piccola, Agnese, e di trascorrere l’ennesima notte insonne, a rimpiangere i tempi in cui i nostri genitori avevano poco da scegliere.

Alla loro epoca, non c’era bisogno di affannarsi tra un “open day” e l’altro. Per avere informazioni di prima mano, bastava chiedere al bidello di turno che conosceva vita, morte e miracoli delle maestre. Non esisteva la scuola “a tempo pieno”. Di pieno c’erano solo le classi e fin troppo. Per iscriversi, tuttalpiù, veniva richiesto di compilare un modulo cartaceo da consegnare in segreteria, dove a riceverlo, di solito, era un’anziana “signorina”.

 

Nota al post

Da domani si riaprono i giochi. Il mio ricordo è tornato alle notti insonni trascorse nel tentativo di iscrivere Marta alla scuola elementare utilizzando la piattaforma informatica messa a disposizione dal Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca. Come recita il sito istituzionale, l’iniziativa ha “come obiettivo lo snellimento dei procedimenti amministrativi” al fine di favorire “il diritto da parte dei cittadini ad interagire con la Pubblica Amministrazione… in alternativa alle modalità tradizionali basate su moduli cartacei“. Buona fortuna alle mamme e ai papà!

L'autore di questo post

Nato e cresciuto a Napoli, divento papà a Bologna ormai quarantenne. Racconto storie più o meno ordinarie di un papà alle prese con le sue due figlie. Un'avventura mozzafiato. Una quotidianità ad ostacoli. Un tempo della vita eroico durante il quale non è concesso nessun cedimento. Unica via di uscita: passione e fantasia!

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