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Il sogno del Nautilus (Orecchio Acerbo)

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David Almond e Dieter Wiesmüller, Il sogno del NautilusOrecchio Acerbo

Queste sono pagine piene d’acqua.

In loro, visioni grigio-azzurre lievitano come sogni,

portandoci storie di creature marine, storie di noi stessi:

un popolo esistito tanto tanto tempo fa.

In questi racconti troverete i misteriosi monumenti

che sono sopravvissuti all’umanità.

Quella proposta da David Almond e Dieter Wiesmüller ne Il sogno del Nautilus, albo illustrato coraggiosamente edito da Orecchio Acerbo, è una vera e propria immersione. Immersione nel blu intenso delle profondità marine, dove l’acqua rende soffuse le forme e allo sguardo umano è richiesto uno sforzo di percezione, e immersione in un “futuro remoto” in cui l’umanità non esiste più, ma può essere ricordata attraverso i grandi monumenti che ha lasciato dietro di sé.

In questo sogno acquatico in cui tutto è sommerso, gli abitanti del mare danno allora voce a ciò che l’umanità era e non è più, suggerendo punti di vista molteplici: a parlare sono infatti enormi cetacei e microscopici molluschi, amichevoli delfini e polpi vanitosi, feroci cacciatori e fragili prede. Ciascuno associato a un monumento o a un edificio che ricorda un mondo ormai scomparso, gli animali degli abissi offrono visioni differenziate dell’uomo, creatura amata e odiata, capace di picchi di poesia come di indicibili bassezze.

Un sogno poetico

Le numerose specie che popolano gli oceani offrono alla penna multiforme di David Almond altrettante occasioni di espressione poetica. Autore di capolavori come La storia di Mina e Skellig, Almond ne Il sogno del Nautilus coglie l’occasione per divertirsi ad associare ai monumenti sfumati, ma accuratissimi e potenti, di Dieter Wiesmüller ricordi, domande filosofiche, osservazioni pungenti e nostalgie di coloro che adesso sono i padroni della Terra. Si passa così dalla rabbia del pesce spada, espressa in un breve componimento affilato come l’Empire State Building, ai pensieri leggeri delle meduse che galleggiano attorno al Grande Buddha di Kamakura, dal lungo canto della megattera davanti alla chiesa di Mont Saint-Michel alla rapida epifania della balenottera azzurra, che è immensa eppure si sente nulla, forse a causa della vicinanza della Grande Muraglia.

 

BALENOTTERA AZZURRA

Io sono immensa

ma

sono risalita

e ho visto

e

non sono nulla.

Proprio l’atmosfera evocata dalle illustrazioni, quasi completamente giocate sui toni del blu, e la poesia riflessiva e spesso malinconica di Almond rendono questo albo adatto anche (o soprattutto?) agli adulti, la cui mediazione è senz’altro necessaria perché i più piccoli ne godano appieno.

Di poesia in poesia, di tavola in tavola, in un viaggio che procede per somiglianze e contrasti, il lettore si muoverà come un ospite silenzioso attraverso un mondo onirico, quasi si trovasse a bordo di un sottomarino. E, sebbene il Nautilus del titolo faccia riferimento a un mollusco che racconta il suo sogno di essere diverso, è difficile non tornare con la mente al celebre sottomarino di Jules Verne
Perché le storie, quelle sì, sono intramontabili e, così sembra suggerire Il sogno del Nautilus, la nostra arte racconterà di noi anche quando non ci saremo più.

NAUTILUS

[…]

Ma non sogniamo
tutti la stessa cosa? Conosco i miei limiti. So bene che i sogni sono
soltanto sogni. So che non si realizzeranno. Ma sentite questa.
Non è possibile che i più grandi sognatori siano quelli che causano
i problemi più grandi?

 

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