Caro Socrate….

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Caro Socrate,

sono Matteo Coghe, uno studente del Liceo delle Scienze Umane “Niccolò Tommaseo” di Cagliari, la nostra professoressa di filosofia durante le ultime lezioni ci ha parlato di te, delle tue opere e in particolare del tuo pensiero che, da quanto ho potuto apprezzare, mi pare possa essere per certi aspetti molto attuale e ancora utile e applicabile anche ai nostri giorni, soprattutto da noi giovani. Io vivo in una società molto diversa dalla tua, dove tutto scorre ad una velocità impressionante; la vita è frenetica e i rapporti tra le persone sono spesso freddi, privi di affetti, competitivi o, peggio, interessati. La mia è una società che sembra non avere tempo per ascoltare, per riflettere, per confrontarsi. Spesso io e i miei coetanei siamo quasi risucchiati dal mondo virtuale della rete, dove tutto si svolge con una certa aggressività e dove ogni cosa sembra che non abbia un’anima e i sentimenti non possano esistere.

Socrate-1Caro Socrate, forse per te è difficile immaginare la rete. Provo a spiegarti di cosa si tratta: la rete è quasi un palcoscenico, dove ognuno cerca di prevalere, senza chiedersi se ci sia un limite alle proprie conoscenze, al proprio sapere, al proprio modo di fare; la rete non considera se un rapporto di amicizia è sincero o è solo una cosa che noi chiamiamo amicizia. Caro Socrate, mi viene quasi voglia di immaginarti su twitter o su facebook, mentre navighi in rete, proprio come uno di noi, mentre cerchi di comunicare e trasmettere il tuo pensiero: il rispetto, l’interesse per gli altri, la passione per la conoscenza. Ti immagino che cerchi di comunicare e trasmettere il tuo modo di ragionare e cerchi di trasmettere tutto quello che in genere impariamo su di te dai libri; ma, mentre penso tutto questo, mi viene il dubbio che nella rete potresti non essere considerato in modo corretto. Sai, la rete è un posto dove sembra che ci sia il massimo della democrazia, dove tutti apparentemente sono messi sullo stesso piano; ma, in realtà credo che si tratti solo di un’illusione e molte persone, spesso troppe, si convincono sbagliando di essere le migliori e di poter stare anche sullo stesso piano di uno come te, anche se sono prive della capacità di sapersi mettere in discussione, anche se non sono umili e non sanno ascoltare e capire gli altri.

Vedi caro Socrate, la nostra società è veramente strana; ha avuto la fortuna di ereditare la cultura di millenni, ma su tante cose bellissime che ha ereditato, compreso il tuo pensiero, è distratta, non riesce a fermarsi per riflettere; forse perché è affascinata dal lusso ed è convinta di poter avere in mano la soluzione di tutto in un megabyte. Credo però. che non tutto sia perduto, perché la scuola e quanto ci viene insegnato, non solo sui libri, può riavvicinarci e farci capire quale è il valore dell’amicizia, del rispetto reciproco, del saper ascoltare e capire. Per questo motivo credo che riusciremo ancora a raccogliere almeno un po’ degli insegnamenti del tuo pensiero e sono sicuro che nella nostra scuola potresti avere ancora un ruolo importante e aiutarci nella nostra crescita.

Ti saluto, Matteo Coghe

(3ªLiceo delle Scienze Umane Niccolò Tommaseo, Cagliari)

 

(immagine di copertina: Antonio Canova, Socrate congeda la propria famiglia, licenza Creative Commons)

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