Non puoi usare la parola…

" Intanto loro capiscono quante cose sono contenute in una sola parola", tutto ciò con un gioco
Lo hai già letto? Ti è piaciuto? Dicci quanto!
[Voti: 0 Media valutazione: 0]

Non tenertelo per te: condividi!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Aiutaci a crescere

Un semplice gioco didattico che propongo spesso quando vado nella classi delle elementari per svolgere qualche attività di animazione alla lettura. Propongo: “raccontatemi cosa avete fatto stamattina dalle 7 in poi, ma non potete usare la parola ‘scuola’. Ovviamente dovete essere sinceri...”.

Si tratta di un esercizio per spingerli a usare sinonimi o giri di parole per indicare una realtà facendosi capire e nello stesso tempo non dando per scontato l’uso del termine più facile, più comune e quindi più scontato.

Invece che dire: “alle otto meno un quarto sono uscito per andare a scuola…”, devono dire: “alle otto meno un quarto sono uscito per andare nel posto dove imparo le cose…”.

E tu, che ascolti, domandi subito: “Che cose? Spiegati meglio”. E il bambino: “Le cose… la matematica, la storia…”.

E tu: “Ah! C’è un posto dove si imparano queste cose?”, “Sì”, “E come l’hai trovato?”, “… mi ci hanno mandato…” oppure: “… è dove vanno tutti i bambini…”. E tu, ostinato: “’è fatto questo posto?”. E loro spiegano, come se parlassero a una persona caduta qui da Marte.

Ovviamente il gioco è divertente quanto più è vivace l’attenzione di chi lo conduce e fa il finto tonto. Ma intanto loro capiscono quante cose sono contenute in una sola parola.

“La vita entra nelle parole come il mare in una nave”.

E’ un bel verso di una poesia di Luis Garcia Montero, un autore spagnolo che ho scoperto da poco. Rende bene un concetto prezioso e vitale: usiamo spesso le parole non per navigare la vita, per scoprirla da dentro, per farne esperienza. Le usiamo troppo spesso per galleggiarci sopra. Così, quando il mare si agita appena, la vita che stava sotto la parola stanca che avevi lasciato a lungo ormeggiata pigramente, di colpo invade lo scafo.

Pensiamo così alla parola “amore”. O alla parola “matrimonio”. O alla parola “papà”.

No, papà no. Non è di quelle parole che si possono lasciare ormeggiate. Perché chi la usa, il tuo bambino o bambina, la usa sempre per invaderti, poco o tanto, la vita. Sarà che i figli sono infatti un grande dono della vita? Sarà che è per questo che a volte sono tempesta?

Ti è piaciuto

"Non puoi usare la parola…"?

Allora potrebbe interessarti anche...

Il mio amico extraterrestre, copertina, Valentina edizioni

Il mio amico extraterrestre

Il nuovo compagno di scuola è decisamente fuori dall’ordinario, non fa altro che chiedere “Perché?” per qualsiasi cosa. Le cose si fanno così, tutti le fanno così, ecco perché.
Ma se il nostro non fosse l’unico modo di vedere le cose?

Beisler-Buchholz-Cè-un-tempo-per-ogni-cosa-cover-HD

C’è un tempo per ogni cosa

Ispirato dai celebri versi dell’Ecclesiaste, Quint Buchholz riflette sul tempo e sul suo incessante incedere con tavole visionarie e simboliche, di grande intensità.

alfabetiere

Alfabetiere delle fiabe

Alcune storie non smetteranno mai di essere raccontate.
Un volume prezioso, per testi e illustrazioni, opera di Fabian Negrin.

passione libri

Passione Libri

Un libro può avere dei poteri straordinari. Tutti gli affetti da “Passione Libri” lo sanno benissimo e lo hanno sperimentato, come la protagonista delle vignette di Debbie Tung.

Ti piace Youkid?
Iscriviti alla newsletter!