Mi ispira… Charles Baudelaire!

Passeggiando per le strade di una magica Parigi di metà Ottocento è impossibile non imbattersi in personaggi incredibili! C'est la France!
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photo credit: Chiara Negrini in esclusiva per HeyKiddo!  

Lo sfondo è una città malinconica e affascinante, fatta di vicoli stretti e locali vivaci, di maestosi boulevard e cadenti mansarde, di chiese gotiche e alte torri coronate da gargoyle. Non siamo in un posto qualsiasi, ma nella città dell’arte e dei poeti, dell’assenzio e dell’amore: è la Parigi di metà Ottocento.

E’ una Parigi senza la Torre, Gustave Eiffel la inizierà a costruire nel 1889, ma c’è la Senna che scorre tranquilla, attraversata da una miriade di ponti. Su uno di questi ponti, il Pont-Neuf, il ponte “nuovo” che in realtà è il più antico, facciamo un incontro straordinario.

Nel silenzio piovoso della notte sentiamo echeggiare dei passi, è un suono familiare, come un sogno ricorrente: di colpo, contro la luce tenue dei lampioni (dei primi lampioni, il Barone Haussmann sta modernizzando la città proprio in questi anni!) si staglia la figura di un uomo.

No, è più che un uomo: è un poeta. E che poeta! E’ il poète maudit per eccellenza: il primo, autentico bohémien della storia. Mais, oui! Charles Baudelaire!

Il viso è severo, le labbra sottili, i capelli scarmigliati, proprio come nel famoso ritratto. Gli occhi ombrosi sembrano dire: sei certo di ciò che vedi?

Ora che è più vicino, avvertite anche voi la sottile aura fredda che lo avvolge, vero? Niente paura: è lo spleen, la malattia del poeta, una sorta di perenne pioggerellina dell’animo, una malinconia adolescenziale mai sopita.

Nello spleen Charles Baudelaire coltiva con cura i suoi Fiori del Male, che prosperano alla luce malata dei locali di dubbia fama, dove si reca per stordirsi di assenzio e laudano, la fata verde, una pozione magica che gli spalanca le porte dei Paradisi Artificiali.

I Fiori del Male crescono, attraenti e letali, belli ma tristi. Charles li difende, strenuamente, dalla morale comune che li vorrebbe fare a pezzi. Invece è Baudelaire a fare a pezzi la morale comune: la realtà è banale e noiosa. Nel Regno della Bellezza e del Piacere, invece, si sta decisamente meglio.

Ora ci passa accanto! Lo sentite un brivido dietro la schiena mentre il suo cappotto umido di pioggia vi sfiora la mano? Oh, non è il freddo. E’ il mio cuore messo a nudo, sussurrano i suoi occhi.

Ma un cuore può fare un tale rumore? Più si allontana, più il battito si fa assordante, come se in realtà si stesse avvicinando.

Voltatevi di nuovo e guardate verso il basso, ora. Un magnifico gatto dal pelo fulvo e gli occhi verdi ci sta fissando. La coda è alta, la schiena inarcata. I suoi occhi costringono a distogliere lo sguardo. Ci saluta con un pigro “miao”, già annoiato dalla nostra presenza, incurante della pioggia e del mondo che lo circonda. Poi ci supera, sfiorandoci leggermente la gamba.

Sparisce sulla rive gauche della Senna, seguendo la scia dello spleen, della poesia, dei Bohémiens e l’ultima cosa che sentiamo prima che in qualche angolo buio della città una porta solitaria si chiuda con un’eco malinconica sul mondo, è un suono strano: una risata repressa o forse un sospiro, come il soffio delicato che spegne una candela.

 

 

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