Lezioni impossibili 2 – Omero è una donna (e se è un uomo, ha copiato)

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Voglio una lezione impossibile, di quelle che non scordi mai. Voglio una vita da prof spericolata.

Voglio i paradossi: con un grimaldello aprire le inferriate della letteratura e portarvi con me in un giardino segreto: il lupo non mangerà l’agnello e Achille non ucciderà Ettore, lo amiamo troppo.

Nessuno scandalo, sono pur sempre una prof e non voglio raccontarvi nulla che potrebbe non essere vero. Vorrei soltanto percorrere altri sentieri: tralasciare la strada sotto il sole per scegliere quella in ombra.

Ragazzi, so che dall’insegnante aspettate certezze e non verrò meno alle vostre attese, ma voglio pensare con voi a testa in giù. Esatto, a testa in giù l’alto diventa basso e viceversa. È un buon esercizio: cambiare prospettiva ci farà crescere.

La mia lezione impossibile di oggi partirà dalle origini: l’origine della poesia occidentale, lo sapete, si chiama Omero. Posto che Omero sia, perché dovrebbe non essere una donna?

Notate bene la posizione dell’avverbio di negazione: è un dogma che Omero, se ci fu, fosse un poeta, tanto che non sapremmo pensare diversamente: deve per forza NON ESSERE donna.

Omero, ovvero la poesia, invece è donna.

Partiamo da Elena la bella. Quella che i Greci chiamano “cagna” (quanti morti per il suo colpo di testa!). Quella che per un uomo abbandonò la figlia piccola. Quella che ricordiamo più come traditrice incosciente che come miss mondo dell’antichità. Elena, che io per prima per forza di certi stereotipi m’immagino bella e vuota, è invece una poetessa. Se non ci fosse Elena, nessuno conoscerebbe Achille, Patroclo, Ettore, i morti senza fine, il loro dolore. Elena racconta per immagini il lutto dei popoli. Anche lei tesse una tela, come il proprio alter ego di miglior fama Penelope. Lei e le altre ricamatrici racchiuse nel piccolo circuito delle loro camere, per citar Boccaccio, coltivando quelle malinconie da cui si genera la poesia, ricamano la storia della guerra di Troia: prendete l’Iliade, nel terzo canto.

Elena: è lei la vera Omero? È lei all’origine di tutto? Forse. Ma ci sono altre Omero.

Narrano alcune voci non di poca fede che Fantasia, sacerdotessa egiziana di Menfi, ideò i copioni dell’Iliade e dell’Odissea e che Omero glieli sottrasse. O che forse fu Dafne, figlia dell’indovino Tiresia. O forse ancora un’altra donna, una certa Elena… C’è anche un Omero, è un uomo e ha copiato.

Omero, quindi, è una donna nella misura in cui la poesia è femmina: se fare poesia significa ricamare parole, chi sono le ricamatrici per eccellenza, se non donne?

Se fare poesia significa cogliere le misteriose corrispondenze del reale, chi sono le divinatrici per eccellenza, se non donne? Le Pizie, le Sibille, le Sirene, le Moire.

Se la poesia vuole ispirazione, chi sono le divinità ispiratrici dell’arte, se non Muse? Donne.

Ora vengano pure i Professori con la P maiuscola. L’ho dichiarato da subito: queste sono lezioni impossibili.

Arrivederci, ragazzi

La vostra prof, Favella Stanca


Debitrice per questi spunti di Ada Michela Capra e del suo ciclo d’incontri Dio è donna (2013) e di Giulia Felisari, autrice di Poetesse greche  (Leoninda Edizioni 2010), concittadina soprattutto di quella patria senza confini che è il mondo greco, in cui, purtroppo, abito ormai poco.

(l’immagine di copertina è Apoteosi di Omero di Jean-Auguste-Dominique Ingres – 1827)

Jean-Auguste-Dominique Ingres,L’Apoteosi di Omero

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