La nostra Africa: viaggio nella Culla dell'Umanità

Viaggio nel cuore pulsante della Terra, dove i bambini sanno sorridere con gli occhi.
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Africa.

A me l’Africa ha sempre fatto venire in mente l’arcobaleno.

Da bambina adoravo “Evelyn e la magia di un sogno d'amore”, in cui la protagonista, prima di trasferirsi in Giappone, viveva in Africa e aveva come “animale domestico” un leone e “Kimba, il leone bianco”, che voleva diventare il re della foresta. 

Ho sempre pensato all’Africa come ad un luogo mitico, pieno di spazio e di avventure, l’ideale per un bambino. Ho imparato da adulta che i bambini, in Africa, hanno invece una vita molto difficile.  

L’Africa, che insieme all’Europa e all’Asia forma il cosiddetto Continente Antico, è un paese eterogeneo per clima, paesaggi e tradizioni, è un universo dai mille volti, selvaggio e imponente in alcuni suoi aspetti ma anche segnato da miseria, guerre e malattie.

La terra rossa e il cielo azzurro,  l’oro del deserto e il bianco delle nevi eterne, ogni sua immagine evoca emozioni contrastanti e sentimenti complessi: la Culla dell’Umanità (è in Africa che sono emerse le prime testimonianze dei nostri progenitori!) resta nel cuore di chi la visita per sempre.

Il Kenya è uno dei volti dell’Africa, si trova nella parte orientale del paese, la sua capitale è Nairobi e rappresenta in maniera perfetta la complessità dell’intero Continente. Catene montuose, zone tropicali e aree desertiche si alternano in un’incredibile complessità di climi. E’ questa la meta di un breve ma intenso viaggio che inizia molto vicino a noi, in Italia. Precisamente a Roma.

Gianluca e Maria condividono da tempo un sogno, quello di visitare il Continente Nero. Si tratta, in effetti, di un sogno comune a moltissime persone, ma fantasticare è un conto, agire un altro.  Gianluca e Maria, invece, riescono benissimo in entrambe le cose e realizzano il loro sogno senza però dimenticare la parte “realistica”, perché l’Africa non è soltanto un paese meraviglioso da visitare, ma una terra “difficile”, ferita e sanguinante. Per questo motivo Gianluca e Maria si preparano molte settimane prima della partenza, coinvolgendo grazie al loro entusiasmo familiari, amici e conoscenti in un’enorme raccolta di cibo, acqua, abiti e scarpe: il risultato è un’automobile piena zeppa e un carico in stiva non indifferente! Ma era proprio quello che volevano! La gente, se si unisce, sa essere generosa! 

Il viaggio (anzi, “l’esperienza di vita”, come la definiscono entrambi) inizia nella terra rossa della savana, a bordo di una jeep. Sveglia alle sei di mattina, nella luce rossa dell’alba africana, e partenza da Watamu, direzione Parco Nazionale dello Tsavo Est, una riserva naturale dove si possono incontrare giraffe, elefanti, leopardi, leoni, aironi, zebre, bufali, babbuini e non solo.

Qui si capisce perché è un crimine tenere gli animali in gabbia: la maestosità dell’elefante e la fierezza del leone, la grazia dell’airone e l’agilità della zebra, sono cose che le gabbie uccidono. Una volta visti in libertà, non vorrete mai più vedere un animale dietro le sbarre, questo è sicuro!

Elencare tutta la fauna è impossibile, descrivere a parole l’incantevole panorama lo è altrettanto. L’unico modo per raggiungere il parco è una mulattiera, ma quando la jeep inizia a percorrere la strada, animali e paesaggio passano in 

secondo piano: da ogni parte sbucano mamme e bambini, che tendono le mani verso i finestrini dell’automobile. Per fortuna Gianluca e Maria sono preparati: con loro hanno 72 chili di farina, 10 chili di riso, 10 chili di fagioli, 72 bottiglie d’acqua e tre pacchi di biscotti. Eppure è ancora troppo poco, se paragonato al reale bisogno di questa gente.

“Ogni volta che ci fermavamo per distribuire le cose, era un assalto. Ma mentre la nostra jeep si svuotava, i nostri cuori si riempivano di emozioni e i nostri occhi di lacrime” racconta Gianluca.

E’ un luogo comune quello dei bambini africani che sorridono sempre.

I bambini africani piangono spesso, per fame, per dolore, per stanchezza. Ma sanno dire “grazie” e lo fanno con gli occhi.

I bambini in Africa hanno tanto spazio per giocare quanto poco tempo per farlo: alcuni muoiono precocemente, perché non hanno cibo o acqua o perché non possono curarsi, altri sono costretti a lavorare quando la maggior parte dei coetanei in tutto il mondo inizia a leggere e a scrivere, altri ancora imbracciano le armi e sono arruolati dai “signori della guerra”, come accade in Somalia, ad esempio.

Non è un incubo, ma la pura realtà. Chi davvero vuole visitare l’Africa, deve farlo con la consapevolezza di dovere qualcosa al suo popolo, perché non siamo stati “più fortunati” per caso.

…CONTINUA…

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