Inseguendo i segni del cielo

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La realtà sa offrire più spunti fantastici e opportunità di avventura di quanto non sia in grado di fare l’immaginazione.

La storia di Inseguendo i segni del cielo (Valentina Edizioni) è semplice ma non ordinaria: è quella di un ragazzino in bici a cui una minaccia di temporale, “una nuvola-falco”, regala uno strano paio di occhiali con cui vedere forme nuove tra le case e i tetti spioventi del borgo di Etrurjax. Il cielo, d’improvviso, si popola di personaggi animati. Il piccolo Palomito tira fuori dallo zainetto una biro e disegna su un fazzoletto di carta una mappa per “andare a snidarli uno per uno”, in compagnia del gatto Paco.

La lettura del testo scorre veloce ma non è mai banale. Arrigo Barbaglio, l’autore, invita ragazzi e adulti a distogliere lo sguardo dal tablet o dallo smartphone e tornare a volgerlo verso il cielo che sovrasta i centri storici e i borghi in cui viviamo non tanto per scrutarvi auspici sul nostro avvenire come d’uso in tempo remoto ma per regalarci “un pomeriggio di gioco in più”.

Gli incontri che Palomito fa sul suo “cavallo di ferro a pedali” sono sorprendenti e i contorni delle antiche mura della città assumono sembianze sempre diverse, a secondo del punto di osservazione, e via via sempre più umane: da uccelli, orsi e conigli fino a riconoscere in un poeta, premio Nobel, il gran burattinaio del “circo delle nuvole”.

Nell’accompagnare Palomito durante la sua epopea, l’autore si svela e ci rivela il suo mondo fantastico che, forse, è un po’ più vicino a noi che alla fascia di età dei ragazzi a cui è destinato il libro. Dubito che la tuba del Lupo Ezechiele della rivisitazione Disney, anni trenta, della favola di Cappuccetto Rosso sia familiare ai coetanei di Palomito. Certamente non lo è la coppia formata da Yoghi, l’orso svampito e involontariamente spericolato, e Bubu, l’orsetto con il farfallino blu e uno spiccato senso pratico. Della stessa casa di produzione cinematografica fondata alla fine degli anni 50, Hanna e Barbera, è il personaggio di Braccobaldo certamente poco noto ai lettori di oggi.

Una proposta, quella di questo libro, ricca di citazioni e riferimenti all’architettura, all’arte e alla storia che solleciteranno la curiosità del giovane lettore che, a sua volta, indagherà sulla preparazione dell’adulto che lo accompagna in questo viaggio della fantasia: i volumi del futurista Boccioni, i lunghi colli a giraffa di Modigliani, le sfingi egizie dalla cui sommità parte un lungo pennacchio e la cravatta fatta di cielo e nuvole alla maniera di Magritte.

A quanti giovani lettori è capitato di avere un compagno di scuola turco da cui ha appreso “dell’esistenza dei Sufi, delle loro musiche e del loro modo particolare di pregare”? E il volo del gabbiano Jonathan Livingston avvistato sui cieli di Etrurjax non è ancora un modo di alludere ad un percorso di ricerca come quello che sta svolgendo Palomito?

Lasciatemi, ancora, esprimere il mio personale apprezzamento per la caricatura del coniglio annusa pioggia che ammicca ai meno piccini con il richiamo ai Pink Floyd.

Come lo stesso autore afferma, i segni del cielo (prima fotografati e poi ridisegnati) sono i protagonisti di un “mondo parallelo da cui attingere personaggi reali e di pura fantasia per farli interagire, dimenticando le differenti dimensioni di provenienza, le diverse epoche di appartenenza”, inseguendo per i giovani lettori le tracce della fantasia e per i loro più nostalgici papà i ricordi e le emozioni dei pomeriggi di gioco e di libertà.

Nella storia, Barbaglio racconta, poi, un’altra storia: quella della biblioteca sotterranea del sapere e del vecchio vasaio intento a recuperare libri galleggianti. Un episodio che sembra non trovare posto nello sviluppo dell’azione e lascia aperta una traccia da inseguire, forse, in una prossima avventura tra le mura di Etrurjax.

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