In the morning you always come back – Pavese

Come un assassino che ritorna sul luogo del delitto, così io ritorno a Cesare Pavese con i bellissimi versi di In the morning you always come back.
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Come un assassino che ritorna sul luogo del delitto, come gli uccelli migratori che attraversano i continenti ma depongono le loro uova sempre nello stesso nido, così io ritorno a Cesare Pavese, colui che mi ha iniziato alla poesia. Prima di lui per me poesia voleva dire roba noiosissima studiata a scuola, perché diciamocelo, anche dei più illustri poeti italiani ti fanno studiare la roba più barbosa e solo l’incontro con un prof eccezionale può farteli amare, e se quel prof non l’incontri può spingerti solo la curiosità. All’inizio, può capitare di sbagliare, ci vuole un po’ prima di trovare il libro giusto, i versi giusti dell’autore che ti folgorerà, ma, quando accadrà, allora benedirete il tempo che c’è voluto per trovarlo, perché i giorni e le pagine che vi avranno portato fin lì apparterranno per sempre al preludio di un amore immortale, quello per la poesia. A quel punto vi dimenticherete le donzellette, gli alberi di melograno, i 5 maggio e tutto il resto, e quando col senno di poi ci ritornerete, vedrete che vi piaceranno anche quelli: ché ci vuole poesia per amare la poesia e per amarla bisogna conoscerla. Con la poesia non ci si fidanza, ci si sposa direttamente, è lei che ti chiede la mano e non si può dirle di no. Perciò, cari kidz, adesso che la scuola sta per finire, accettate il mio consiglio, mettetevi un libro di poesia nello zainetto e quando avete 5 minuti apritelo, anche a caso, come un’esca nel mare aperto, la poesia abboccherà.

In the morning you always come back

Lo spiraglio dell’alba

respira con la tua bocca

in fondo alle vie vuote.

Luce grigia i tuoi occhi,

dolci gocce dell’alba

sulle colline scure.

Il tuo passo e tuo fiato

come il vento dell’alba

sommergono le case.

La città abbrividisce,

odorano le pietre –

sei la vita, il risveglio.

Stella perduta

nella luce dell’alba,

cigolìo della brezza,

tepore, respiro –

è finita la notte.

Sei la luce e il mattino.

(Marzo 1950)

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