Il fantasma del re Amleto

Anche a teatro è Halloween! Il fantasma del re Amleto torna dall’oltretomba e chiede vendetta.
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Ebbene sì, kiddos, anche il teatro ha i suoi fantasmi. E uno dei fantasmi più famosi che infestano il teatro è quello del defunto papà del principe di Danimarca, l’enigmatico Amleto.

Di nome fa Amleto anche lui e non perché Shakespeare avesse poca fantasia. All’epoca si usava così, si tramandava il nome assieme al titolo e a tutte le ricchezze.

Ad Amleto junior però, dopo la morte del padre, non è spettato niente.

La regina madre si è subito risposata e col fratello dell’ormai ex marito, lo zio di Amleto, il re Claudio, che ha ereditato il potere, un bellissimo castello a picco sul mare, una splendida moglie e tutto quanto il regno.

Non sentite puzza di marcio in Danimarca?

Amleto la sente, eccome se la sente. Osserva madre e zio festeggiare allegramente le nozze dopo nemmeno un mese dal lutto, da solo e vestito di nero, domandandosi che senso abbiano le futili usanze del mondo.

Una notte tenebrosa però, al sinistro rintocco delle campane, ecco che accade il prodigio. Dal nulla appare ad Amleto il fantasma del padre, con ancora addosso l’armatura che indossava quando era in guerra.

Ora, una cosa che abbiamo imparato sui fantasmi è che tornano sempre e solo se hanno conti in sospeso, e il fantasma del re non fa eccezione.

Amleto, spaventato, ascolta quello che ha da dirgli. Il re Amleto è stato assassinato, avvelenato in giardino mentre nel pomeriggio faceva il suo solito sonnellino. E ad avvelenarlo è stato nient’altri che il fratello Claudio, per potergli usurpare il trono.

Se ora è lì, senza carne e senza ossa, è solo per domandare al figlio di compiere la vendetta. Uccidere Claudio e riprendersi ciò che gli appartiene.

Ma Amleto somiglia poco al padre. Non è l’eroe di una classica tragedia di vendetta, di una di quelle leggende in cui al sangue si risponde col sangue e tutto è bene quel che finisce bene. No, Amleto è più uno di noi, è più un uomo moderno. Sa che le cose non sono così semplici e non è capace di agire spegnendo il pensiero. Amleto ha bisogno d’interrogarsi, di domandarsi il perché fare questo o fare quello. La sua guerra la combatte dentro di sé invece che fuori. Nemmeno il suo fantasma indosserebbe mai un’armatura, insomma.

Ciò non impedisce che alla fine del dramma muoiano tutti comunque, ma non è questo il punto. Alla fine dei cinque atti Amleto avrà scherzato, ucciso, folleggiato, giocato, recitato mille ruoli diversi senza mai smettere di osservare gli altri e se stesso dal di fuori, come fosse a teatro anche lui. La vendetta reclamata dal fantasma è compiuta, e adesso?

Forse ha ragione Amleto, il resto è silenzio.

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