Estate in lettura, anche per forza

Perché, intendiamoci: una vita completamente senza letture è una vita più povera. Anche da piccoli.
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Sono sempre stato contrario all'obbligo della lettura, in qualsiasi forma. La lettura è un piacere, non ci sono dubbi, e imporre un piacere è un controsenso micidiale. Io stesso ho lavorato per anni con gli insegnanti delle scuole elementari e medie per insegnare loro “tecniche di animazione alla lettura”, cioè giochi e attività per invitare alla lettura e proporla in modo incoraggiante.

Eppure…

Mio figlio, quindici anni, appena promosso senza alcun debito dopo la prima liceo scientifico “normale” (quello con il latino, per intenderci), è un perfetto antilettore. Sa studiare, sa organizzare i saperi che gli sono proposti e richiesti a scuola, ma non c'è verso di vederlo preso dalla voglia di leggere.

Alle medie con una mano lo invitavano a leggere, e con l'altra lo scoraggiavano usando quelle terribili cose che sono le antologie: piene di teorie sui libri e di esercizi noiosissimi. Ora no: ora la lettura di una serie di libri, durante l'anno e anche adesso, in vacanza, è semplicemente obbligatoria. Punto.

E che succede? Succede che lui, obbligato, si stende sul divano e comincia, contento o no, a leggere un libro scelto con qualche attenzione al livello e ai possibili gusti dei ragazzi. Visto che la scelta è decente (non succede sempre!)… finisce che lui stesso si stupisca del fatto che leggere non è poi questa gran tragedia.

Così, dopo molti tentativi, dopo aver riempito la casa di libri per bambini e poi per ragazzi e adolescenti, dopo aver letto le storie ad alta voce da piccoli, dopo che i miei figli mi vedono divorare libri su libri… forse mi tocca cambiare un poco idea: anche solo come ultimo e doveroso tentativo, anche l'obbligo va bene.

Perché, intendiamoci: una vita completamente senza letture è una vita più povera. Su questo non si discute. E i fior di laureati che per anni non hanno letto neppure una riga che non fosse il libro di studio per gli esami, fanno certamente più fatica ad inventarsi un ruolo nel lavoro o a reinventare se stessi.

Insomma, io, professionista dell'animazione alla lettura (che continuo a praticare, con attività volontarie e gratuite, nelle scuole elementari della mia città) lancio una provocazione: la grave carenza di letture è così grave da poter essere paragonata a una patologia. E siccome se un ragazzo è malato la medicina bisogna dargliela, anche per forza… facciamo così anche per la lettura.

Ma vi prego, insegnanti: libri divertenti, libri freschi, libri intelligenti!

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