La fine del cerchio

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Un romanzo sospeso, La fine del cerchio, il nuovo lavoro di Beatrice Masini (Fanucci Editore).

Diviso in tre parti, tre luoghi diversi, diversi personaggi, ma una situazione comune: ricominciare.

Scorrendo le pagine, il lettore capisce pian piano dove si trova: siamo sulla Terra, nuovamente.  Per qualche motivo (una catastrofe di cui non sapremo nulla), gli uomini sono stati costretti a lasciare la Terra, in un tempo che non conosciamo, per trovare rifugio altrove ma ora il pericolo è passato: la Terra è ancora abitabile e si può ricominciare. Ma da dove?

Dai bambini e dai ragazzi, che in quella Terra non avevano mai messo piede e per cui tutto sarà nuovo, da scoprire: sono come dei piccoli uomini primitivi con a disposizione un mondo in cui molto è stato inventato, da una semplice lavagna con un gessetto per scrivere (imparare nuovamente a scrivere) alla luce elettrica, da una bicicletta alle medicine, dal coltivare la terra senza accontentarsi dei suoi frutti spontanei alla bellezza dell’arte e degli affreschi di una villa abbandonata.

In ogni luogo è inviato un gruppo di bambini, loro hanno tutti un nome diverso ma sono accompagnati da un uomo che ha un nome comune, è il Vecchio: lui da quella Terra, ora irreale e deserta, era fuggito prima della catastrofe, ma la ricorda, la conosce e può seguire i bambini, spiegar loro qualcosa, non per troppo tempo però. Giusto il tempo necessario (capirà da solo quanto durerà), poi dovrà andare via. I bambini, anche rimasti soli, andranno avanti e continueranno a scoprire, riscoprire, il mondo.

«Ma come si fa?» chiese Isi.

«Quello che non si sa fare si impara» rispose, e si stupì perché non l’aveva pensato: gli era solo venuto alle labbra, così. Non sapeva nemmeno bene che cosa volesse dire.

Ma forse non era importante saperlo. Era importante riuscirci, o almeno provarci.

Tante cose non sappiamo anche noi: c’è un manuale con delle regole da seguire che il Vecchio conosce e segue, c’è qualcuno che li osserva da lontano, con delle telecamere, e si chiede se ce la faranno, i figli del mondo, a cavarsela da soli.

Ma sappiamo l’essenziale e non possiamo fare altro che osservarli anche noi, con discrezione,  grazie alla scrittura di Beatrice Masini, essenziale anche questa, in cui ogni parola è al posto giusto: quei bambini ce la faranno.

 

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