Tuono (Iperborea)

Ulf Stark, Tuono, Iperborea

Volume dopo volume, la collana I Miniborei di Iperborea conquista un posto sempre più grande nel mio cuore. Tra i suoi più grandi meriti c’è quello di avermi fatto conoscere e amare lo scrittore svedese Ulf Stark che, dopo Sai fischiare, Johanna, Il bambino dei baci e Il bambino mannaro, torna in libreria con le storie del piccolo Ulf, un po’ cresciuto, tra le pagine di Tuono.

Un gigante per vicino

Poco lontano da noi abitava un gigante di nome Tunesson.

Bastava andare dritto e poi girare in una via a sinistra e si arrivava a casa sua. Ogni tanto ci andavamo, quando ci veniva voglia di prenderci uno spavento. Era l’uomo più terrificante di tutto il quartiere.

A tracciare il ritratto di questo terribile gigante è proprio il piccolo Ulf che, insieme al suo amico Bernt, lo chiama comunemente Tuono.

Da subito c’è qualcosa che non quadra nelle descrizioni: Tuono non sembra poi così spaventoso a guardare la sua casa tenuta con cura (intonacata di bianco e con i telai delle finestre azzurri) e le camicie hawaiane indossate d’estate, quando non lavora al macello. Eppure, come non temerlo?

Era moro, chiassoso e pericolosissimo. Quando apriva la bocca i denti d’oro mandavano lampi. Gli avambracci e il dorso delle mani erano coperti da una coltre di peli ricci. Perfino dal naso e dalle orecchie gli spuntavano ciuffi di peli ispidi.

La testa, invece, era pelata, e lui se la copriva con un basco nero da cui si levava una specie di picciolo alto e diritto.

Bernt, che sa sempre tutto, informa Ulf che quello che sembra un picciolo è in realtà un’antenna per parlare con gli altri giganti. Ulf non l’avrebbe mai detto e si sente stupido per la sua ignoranza, ma come dare torto all’amico, i cui genitori sono insegnanti e la cui casa e piena zeppa di libri?

I due amici sono allo stesso tempo terrorizzati e attratti dalla figura di Tuono: avvicinarsi alla sua casa e magari salutarlo per poi scappare via diventano un gioco e una sfida, salvo poi tremare al saluto di risposta del gigante, perché sembra celare terribili minacce.

Il mondo degli adulti e il mondo dei bambini

A rendere speciale Tuono è soprattutto la voce narrante, affidata al protagonista, Ulf: attraverso i suoi occhi scorgiamo il mondo degli adulti, a volte difficile da comprendere nelle sue contraddizioni.

In primo piano nel racconto ci sono i suoi genitori (già conosciuti grazie ai volumi precedenti). Il padre, dentista, è un uomo pratico e con i piedi ben ancorati a terra:

«Vero che i giganti fanno venire una fifa tremenda?»

«La cosa più tremenda dei giganti è che non esistono», disse mio padre

La madre, a differenza del padre, legge le fiabe, è dolce, paziente e ironica. In casa si occupa di tutto senza lamentarsi mai, a due condizioni: la sera deve suonare il piano per venti minuti e nel fine settimana deve poter rifugiarsi nell’Eremo, una capanna nel bosco ereditata da uno zio, dove può stare da sola e “tornare se stessa”, perché, come spiega al figlio, tutti hanno diritto a qualche ora di solitudine.

Se è vero che un po’ di solitudine è salutare, Tuono sembra un po’ troppo solo e, secondo il buon intuito di Ulf, forse per questo motivo ha l’aria sempre arrabbiata. Il bambino scopre inaspettatamente che il temibile gigante ogni sera si avvicina alla sua casa, ma non per mangiarlo: di nascosto si mette in ascolto del pianoforte suonato dalla madre ed è completamente rapito dalla musica.

E se quella musica tacesse? Anche qui, l’intuito e la sensibilità di Ulf (e più di un pizzico di coraggio) segneranno la strada da seguire per rimettere le cose al loro posto.

Una scrittura perfetta

Pur essendo più lungo dei volumi precedenti, Tuono è un libro relativamente breve (118 pagine), ma tante sono le cose che accadono e sono presenti nella trama: l’amicizia, persa e ritrovata, tra Ulf e Bernt, il pensiero magico dell’infanzia, una terribile tempesta che distrugge l’Eremo della mamma e porta scompiglio nella vita familiare di Ulf e non solo,  il rapporto con il fratello, un bullo da cui nascondersi, il cuore gigante di un gigante un po’ rude ma gentile…

Con il suo sguardo tenero e ingenuo il piccolo Ulf dimostra una grande sensibilità, riuscendo a capire alcune cose meglio di un adulto e andando oltre le apparenze.

La scrittura di Stark, limpida, tenera e ironica, è semplicemente perfetta e riesce a narrare la storia dal punto di vista del piccolo protagonista senza che nulla risulti mai forzato o falso. Tutto è sempre diretto, semplice, scevro di retorica. Chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura per l’infanzia dovrebbe leggere Stark e sono fortunati i bambini che inciampano tra le sue pagine.

Ancor più che nei precedenti volumi, in Tuono ho apprezzato poi le illustrazioni, in questo caso affidate all’artista svedese Marcus-Gunnar Pettersson.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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