Tre libri per… lettori pigri!

3 libri

Hai solo otto anni, sai poco della morte, della paura e dell’orrore. (…)

Segui obbediente la mamma coraggiosa, bella, alta, che è difensore dell’intero universo. Senti il suo coraggio perché è lei ad andare avanti, e rallenti il passo per un attimo e poi lo affretti anche tu. Insieme, allora, vi avvicinate, e vi fermate sull’orlo stesso della civiltà.

Il burrone.

Ora, laggiù, in quel pozzo di oscurità simile a una giungla, all’improvviso c’è tutto il male che potrai mai conoscere. Un male che non capirai mai. Ci sono tutte le cose senza nome. Più tardi, quando sarai cresciuto, ti saranno forniti dei nomi con i quali etichettarle. Sillabe insignificanti per descrivere il nulla in attesa. (…) Qui, in questo punto esatto, cessa la civiltà, finisce la ragione, sostituita dal male universale.

Ti rendi conto di essere solo. Tu e tua madre. La sua mano trema.

La sua mano trema.

Ray Bradbury, Una sera, 1946 (da Cento racconti)

Nella violenza tragica e confusa che attraversa i nostri giorni vorremmo potere guardare negli occhi i nostri ragazzi, per rassicurarli o per strapparli dal mostro che li può corrodere o che li sta già corrodendo.

Mentre osserviamo avanzare come un virus la volontà di disintegrare la vita, vorremmo fermarci sul ciglio del burrone senza tremare, vorremmo far loro credere che ciò che accade è già accaduto altre volte ed è passato e che possediamo la chiave di lettura e la prognosi per il corpo malato del nostro tempo. Ma il nostro tempo sembra precipitare in un abisso incognito, di cui noi adulti per primi abbiamo paura.

E allora, ragazzi, in questo limite estremo dell’estate, esiste un libro che abbia significato consigliarvi? Esiste. Esistono. I bei libri sono balsamo per l’anima, disincrostano il cervello, ti salvano. La lettura di libri belli, che non vuol dire che raccontano cose “belle”, è un viatico per crescere e un purgante da questi tempi così gravidi d’insulsaggine e di violenza, a cui avete accesso ovunque e sempre dagli schermi dei nostri dispositivi, nell’ora del dopocena o della merenda non sorvegliata, dove lasciamo che il vostro pensiero si consumi ed evapori in orge di ferocia senza dolore.

Leggete, per salvarvi.


Cari ragazzi, leggere, lo so, è una fatica. Non vale per tutti, per fortuna. Conosco alcuni di voi che non si staccherebbero mai dalle pagine di una storia e altri ragazzi, di quelli che noi insegnanti etichettiamo “disinteressati irrimediabilmente alla scuola”, che alla lettura ci sono arrivati per un’illuminazione improvvisa: hanno aperto una pagina di Edgar Allan Poe, hanno trovato una strana consonanza con il proprio buio, il buio si è illuminato di parole e si sono innamorati: libri, corrispondenze d’amore

Ma per quelli di voi che hanno paura di aprire un libro? Che già sbadigliano all’idea di trascorrere su interminabili pagine i pomeriggi afosi di agosto? A voi, lettori pigri, consiglio d’iniziare non con la maratona del romanzo, ma con il passo leggero del racconto: nel giro di poche pagine, arriverete alla fine. Alle volte una fine sorprendente. In una raccolta di racconti cammini zigzagando, dalla fine, dal mezzo, a salti. Se sei stanco, ti siedi. Procedi sul sentiero che si apre a sinistra, lo segui e senza accorgertene, sei già entrato nel bosco e non hai più voglia di tornare.

Tre libri per le vacanze, oggi, sono tre raccolte di racconti, fantastici per lo più. Alcuni ci porteranno all’origine del mondo, tutti ci parleranno di noi, nel sempre di ogni tempo.


Bambini che chiedete perché noi siamo come siamo e come eravamo, il vostro libro per le vacanze è Storie della preistoria, di Alberto Moravia. Sono favole che raccontano di animali molto umani, come una certa Be Lena, che un tempo era solo una sanguisuga e viveva in un piccolo lago: desiderava crescere e avere per sé un lago infinito come un mare. Fu esaudita, ma fu più felice?

storie della preistoria

Il cibo era troppo facile, troppo abbondante e alla mano. (…)

Ba Lena, in mancanza di stimoli, non si muoveva più, si lasciava trasportare dalle correnti marine (…). Ingrassava (…)

Ba Lena rimase nell’oceano, a dondolarsi sui flutti e a rimpinzarsi, suo malgrado, di milioni di pesci. Ogni tanto proietta nell’aria un getto d’acqua che è la sua maniera di soffiarsi il naso mentre piange. Già, perché piange e mangia, mangia e piange per la grande nostalgia dei tempi felici in cui era piccola. Questo è il motivo per cui le balene oggi, ogni tanto vengono ad arenarsi sulle spiagge e si lasciano morire all’asciutto, sulla sabbia. Hanno la nostalgia della piccolezza, tentano di tirare i piedi fuori dal grasso, ma non ce la fanno e muoiono disperate.

 (Alberto Moravia, Storie della Preistoria, Bompiani 2001)

Ragazzi amanti di miti! Viaggiamo ancora all’origine dei tempi. Roberto Piumini racconta le storie del Circo di Zeus. Conoscete il Titano Prometeo?

Il circo di Zeus

(A Prometeo) spiaceva vedere gli uomini sbandare di qua e di là sulla terra, rudi e selvaggi, poco più che animali: era convinto che c’era del buono nell’umanità e che bisognava aiutarla.

Così cominciò ad aggirarsi per la terra, e a insegnare agli uomini le arti della caccia e della pesca, della costruzione dei vasi e della tessitura; e insegnava loro anche le regole della vita in comune, quelle almeno che bastavano per impedire agli uomini di scannarsi a vicenda. E un po’ perché Prometeo era un buon maestro, un po’ perché gli uomini sapevano imparare, ci fu tra la gente più ordine e pace, si videro cose decenti e si ascoltarono cose ben dette: insomma, si cominciò a vedere e a gustare la civiltà.

(Roberto Piumini, Il circo di Zeus, Einaudi Ragazzi 2005)

Infine, una proposta per voi teen: il viaggio nella macchina del tempo fa un salto in avanti, ma non troppo distante dall’atmosfera dei miti primordiali. L’autore è Ray Bradbury. Il racconto è Sole e Ghiaccio, del 1946.

centoracconticover

Scura e Sim cinguettavano come uccelli e si nutrivano tra i sassi, scambiandosi informazioni su quello che sapevano della vita. Lui era entrato nel secondo giorno, lei nel terzo. Erano spinti, come al solito, dall’impulso meteorico delle vite accelerate.

E a lui si rivelò una nuova esperienza.

Cinquanta giovanotti scendevano dal pendio, portando nelle mani nodose pietre appuntite e pugnali di selce. Gridavano e correvano verso bassi orizzonti di rupi nere.

Guerra!”

L’idea s’impresse nella mente di Sim, lo sorprese e sconvolse. Quegli uomini volevano combattere, uccidere gli abitanti delle piccole creste nere laggiù.

Perché? La vita non era abbastanza breve per dover anche lottare e ammazzarsi?

(Ray Bradbury, “Sole e ghiaccio”, Cento racconti, Mondadori Editore 2013)

In un’epoca senza tempo, l’umanità vive imprigionata in caverne: di giorno un sole radioattivo cuoce chiunque s’avventuri sulla terra infuocata, di notte precipitano piogge gelide. Ghiaccio e fuoco si danno il cambio nell’arco di un respiro. L’umanità è dannata a vivere solo sette giorni, sette giorni in cui la mente assorbe ogni conoscenza, sin dalla vita neonatale. Un giorno un bambino, un altro Prometeo, Sin, cerca di raggiungere la chimera della salvezza: un seme di metallo su una montagna, un’astronave con cui far (ri)partire la civiltà.

Dalla raccolta Cento Racconti è tratto anche il brano citato all’inizio della nostra rassegna, Una sera: è il ricordo di una sera terribile e dolcissima, perché la paura non vince, ragazzi, non vince l’orrore, ma alle volte arriva un lieto fine sospirante di sollievo.

Storie di fascino memorabile, che vi rapiranno con il fascino della vera Bellezza.

Buona lettura, perché “un libro vi salverà”.

L'autore di questo post

Prof Favella Stanca di tanti ragazzini e Mamma Caos di due bambini. Mamma e Prof giovane d'esperienza ma non di età, in barba a chi ci dice: è tardi per (ri)cominciare!

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