Toc, Toc … casa Equilibri? (Pt. 1)

Una rubrica per conoscere le pietre-parole di una casa editrice

Equilibri Edizioni nasce come cooperativa nel 1999 a Modena e si tiene in costante e creativo equilibrio tra il piacere della lettura e la faticosa strada da affrontare per conquistarla. La Equilibri è diventata nel tempo una casa-città fatta di tante casupole e strade e giardini segreti, una casa-città sempre in via di costruzione dove vivono e si incontrano moltissime storie e dove la lettura non è mai bandita (o lo è molto!).

Gabriela Zucchini, redattrice di Fuorilegge e curatrice di diversi progetti editoriali e di attività di formazione, ci fa accomodare con un sorriso e subito sentiamo la forza e la convinzione che ci vuole per portare avanti progetti di promozione alla lettura, là dove si formano non solamente lettori di libri, ma di vita. 

Promuovere la lettura (ma sarebbe meglio dire, come scrive Chiara Carminati nell’ultimo Perlaparola, fomentare la lettura) è il movimento su cui spiccano gli equilibri di letture, laboratori, libri, iniziative nelle scuole e molto altro: con quali parole dovrebbe iniziare un discorso che miri a fomentare la lettura e quali parole invece non dovrebbero mai rientrare in questo stesso discorso?

In primo luogo, ci piacerebbe sostituire l’espressione “promozione della lettura”, comunemente utilizzata (e che pone l’accento sull’oggetto, cioè la lettura), con “educazione alla lettura” (che pone invece l’accento sul soggetto, il lettore, e nel nostro caso, il lettore in crescita).
I concetti chiave che dal nostro punto di vista sono irrinunciabili in qualsiasi azione di educazione alla lettura, e che trovano espressione nella filosofia Fuorilegge (un progetto Equilibri per leggere e far leggere), sono:
la centralità dei lettori, che comporta uno spostamento intenzionale e consapevole dello sguardo sul lettore in primo luogo, come scritto sopra. Spesso tanto sappiamo dei libri, nulla dei lettori (non dei lettori in senso lato – non esistono lettori ideali), delle loro curiosità, delle loro passioni, delle loro difficoltà, del punto in cui sono posizionati nella scala della lettura, ecc.
Cosa significa riconoscere centralità ai lettori, renderli protagonisti?
Significa ascoltarli, dialogare con loro, lavorare sui pregiudizi (nostri e loro: non mi piace questo, non leggo questo, leggo solo …), partire da loro e dalle loro letture per proporre i libri ‘giusti’ per loro, coinvolgerli nelle proposte di educazione della lettura loro rivolte; lavorare sulle passioni e sul contagio di passioni, costruendo una rete di lettori (e questo è anche il senso del progetto Fuorilegge, che si propone di propagare la passione per la lettura attraverso il web);
la centralità dei libri, ma senza pregiudizi, nella consapevolezza che non si può puntare su una biblioteca ideale, non essendoci lettori ideali. È importante cioè puntare sulla varietà della proposta, anche in termini di difficoltà, e sulla qualità dei testi selezionati, per consentire ad ogni lettore di andare incontro al proprio libro.
La competenza, passione e professionalità dei mediatori di lettura (insegnanti, bibliotecari, educatori), ai quali è riconosciuta una grande responsabilità nella “costruzione” del lettore. Questo cosa significa?
Significa che i mediatori di letture devono

– porre al centro i libri e il lettori
– appassionare con le loro letture
– essere competenti di libri e di letture
– conoscere i ragazzi
– saper comunicare.

Devono cioè essere abili traghettatori che aiutano i lettori a districarsi nel loro personale e non sempre lineare percorso di lettura.
I concetti che non dovrebbero mai entrare in campo in un percorso di educazione alla lettura derivano quindi da quanto scritto sopra:
non costringere, ma proporre, motivare e sostenere la lettura (nella consapevolezza che alla pedagogia del piacere bisogna sostituire una pedagogia della fatica: la lettura è una conquista, spesso faticosa, che implica sforzi e graduali conquiste. Il piacere della lettura è una conquista del lettore esperto, è un punto di arrivo e non di partenza);
non porre al centro il libro, indipendentemente dal lettore cui mi rivolgo
non utilizzare libri in edizioni scolastiche, con apparati di lavoro che mortificano l’esperienza di lettura
non giudicare il lettore, ma capirlo e comprenderlo nelle sue difficoltà, per sostenerlo nel suo percorso di conquista della lettura
non giudicare i libri amati dai lettori, ma partire dalle loro passioni per portarli oltre, cioè per farli crescere come lettori.

Quindi, la promozione della lettura, o educazione alla lettura, è un processo lungo e complesso,che nasce dalla sinergia tra lettori, libri e mediatori.
Sta agli educatori far funzionare questo circuito, mettendo in campo azioni efficaci per far incontrare in modo positivo libri e lettori.

Cari lettori rimanete con noi in casa Equilibri, ci sarà ancora molto da scoprire!  

L'autore di questo post

Sono nata a Pesaro nel 1974. Sono autrice di una raccolta di racconti, tre libri per bambini e una storia su un re un po' strano che si chiama Arcifungadue, la trovate su Yuri la rivista. Quasi ogni giorno leggo storie ai bambini e ai ragazzi. Studio e lavoro per la costruzione della loro lingua individuale.

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