Toc, toc… casa Equilibri? Oggi parliamo di Anne Frank

Eccoci di nuovo in casa Equilibri!

Dopo aver parlato di cosa possa significare lavorare con i ragazzi e con i libri perché ne nasca una scintilla d’amore e poi divampi l’incendio di una vera passione, arriviamo a un libro che amo molto e al quale la scrittrice Lia Levi ha dedicato queste parole:

Nel corso della vita mi è capitato spesso, in momenti emozionali differenziati, d’incontrarmi con Anna Frank e il suo diario. Ma adesso all’improvviso La penna di Anne Frank arriva a puntare la luce su una angolazione che forse avevo percepito, ma mai messa a fuoco con tanto nitore: Anna soprattutto scrittrice, una grande scrittrice che a quindici anni già mostra di possedere i più sottili segreti del narrare. Un passo avanti, un libro da cui non si può più prescindere, questo saggio di Aidan Chambers.

La penna di Anne Frank (illustrato da Alessandro Sanna), fiorisce dunque sul crinale in cui s’incontrano scrittura, opera e letteratura e coglie un movimento importante della lettura di fronte al Diario, un momento che illumina nuovamente l’esperienza della singola scrittura nel suo farsi e nel suo darsi. Quali sono, in questo libro, le parole – i momenti – che più hanno aperto e illuminato strade?
Il breve saggio La penna di Anne Frank, di Aidan Chambers, con i preziosi disegni di Alessandro Sanna, è uno scritto di critica letteraria basato sul Diario, cioè su uno dei libri più letti e conosciuti (almeno nei suoi contenuti principali, se non nella sua integralità) del panorama letterario internazionale. La sua pubblicazione da parte di Equilibri arriva dopo un altro libro di Aidan Chambers, Siamo quello che leggiamo. Crescere tra lettura e letteratura, edito pochi mesi prima (marzo 2011), dedicato alla riflessione sulla lettura e letteratura per ragazzi. E anche questo piccolo saggio si colloca in questo ambito. Si tratta quindi non di uno scritto di carattere storico, ma di critica letteraria, appunto. O, per meglio dire, di critica letteraria applicata alla letteratura per ragazzi (in un contesto, come quello italiano, in cui si lamenta la mancanza di un tale metodo critico).
L’incontro con La penna di Anne Frank ha rappresentato un momento significativo.
Mentre fino a quel momento avevamo sempre guardato al Diario come a un “documento” sulla Shoah, come a una testimonianza su quegli eventi storici, la lettura di questo breve scritto di Aidan Chambers ha aperto invece una nuova prospettiva interpretativa, in quanto il Diario èconsiderato dall’autore

un grande libro su cosa significhi essere adolescente, scritto da qualcuno che adolescente lo era davvero, nel momento in cui lo ha concepito. Questo lo rende un banco di prova, un modello, un canone rispetto al quale testare e giudicare la letteratura giovanile. Contemporaneamente, solleva importanti questioni sulla differenza tra scrittori e autori, sulla relazione tra lettore e lettura e scrittore e scrittura, e sui problemi e l’etica della traduzione. Ma più di ogni altra cosa, e molto semplicemente, il Diario è un’opera letteraria dal fascino intramontabile, capace di stimolare riflessioni su quale sia la natura di un testo che noi definiamo ‘letteratura’“.

In questo breve saggio, cioè, troviamo una sintesi dei nuclei critici più importanti attinenti la letteratura per ragazzi, che Aidan Chambers ha poi sviluppato in modo approfondito nell’insieme del suo lavoro, e cioè:

1. Il Diario come esempio di scrittura adolescenziale e come banco di prova sul quale testare la letteratura giovanile. Anche se non si può prescindere dal contesto storico in cui si colloca la vita di Anne, il Diario ci testimonia la sua straordinaria maturità e il suo talento per la scrittura. Implicitamente, cioè, questa opera ci mostra e dimostra il grado di profondità e maturità cui possono giungere gli adolescenti, e di conseguenza i libri loro rivolti.

2. Il Diario come testimonianza della metamorfosi di Anne da scrittrice a autrice, registrata attraverso la scrittura. Anne aveva un’ambizione: voleva diventare un’autrice famosa. Attraverso il Diario è riuscita a realizzare il suo sogno, il suo destino. E attraverso il suo Diario, pur non essendone consapevole, registra questo processo in divenire (cioè la trasformazione da scrittrice a autrice)

3. Il Diario come occasione per riflettere sulla natura di un’opera di ‘letteratura’
Attraverso la scrittura, Anne ottiene quel ri-conoscimento che non può ottenere nello spazio circoscritto in cui si ritrova a vivere, e che non può ottenere dalle persone che vivono con lei. La scrittura diventa sì il suo nido, il suo guscio, ma anche un luogo di libertà, quel luogo in cui lei si rifugia per trovare se stessa, per trovare quel ri-conoscimento che le consente di affrontare tutti i temi più importanti della vita: il conflitto con i genitori, il rapporto con la sorella e con Peter, i limiti di queste relazioni, le riflessioni sul suo futuro e sulla storia, sui suoi sogni e sui suoi desideri, sulla condizione femminile e sul destino umano più in generale. Cioè è quel luogo che le consente di realizzare pienamente se stessa, di resistere, di esistere.
E, come tutte le opere di letteratura, la lettura del Diario rianima e ravviva, riesce a rendere vive e pieno di significato anche le cose più quotidiane. Riesce a parlarci delle situazioni più terribili, rielaborandole positivamente, e facendoci sentire meglio. Perché questa è la forza della letteratura: la capacita di dare un senso all’incomprensibile vicenda umana.
Un piccolo ma intenso saggio quello di Chambers, per riflettere sulle funzioni della letteratura, ma anche per rileggere con nuovi e più attenti occhi lo straordinario Diario di Anne Frank.

Negli stessi anni in cui scrive Anna Frank, pagine di un altro diario vengono riempite dalla scrittura indecifrabile di Etty Hillesum, ebrea olandese che sognava di diventare scrittrice; in un punto di quel suo diario si legge: A volte vorrei rifugiarmi con tutto quello che ho dentro un paio di parole… e così ognuno cerca una casa, un rifugio per sé. E io mi cerco sempre un paio di parole.
Ecco, se la casa editrice Equilibri dovesse cercare rifugio in due parole, quali sarebbero?

Difficile scegliere un rifugio in due parole: le case sono fatte di tanti mattoni, così come noi siamo fatti di tanti libri-mattone, che gettano le fondamenta della nostra personalità. Ma il cantiere della nostra crescita è un cantiere in opera, è sempre aperto, e i mattoni crescono, si sostituiscono, si rinforzano.

Allora preferisco scegliere un’unica parola, che ne racchiude due, e alla quale rinviano anche le considerazioni sopra espresse: r-esistenza. Perché la lettura, soprattutto quando diventa lettura di letteratura, ha a che fare con la nostra esistenza, con la ricerca di senso, quindi con la r-esistenza, che è un processo dinamico e in continua evoluzione.

Grazie della vostra ospitalità, equilibristi, e di questa parola così bella che mentre chiude, dona un nuovo avvio. R-esistere.

L'autore di questo post

Sono nata a Pesaro nel 1974. Sono autrice di una raccolta di racconti, tre libri per bambini e una storia su un re un po' strano che si chiama Arcifungadue, la trovate su Yuri la rivista. Quasi ogni giorno leggo storie ai bambini e ai ragazzi. Studio e lavoro per la costruzione della loro lingua individuale.

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