Ti regalo una statua romana

Immagine da Dagospia

Mi ha molto sorpreso (e indignato) la notizia letta giorni fa di un calciatore, Lavezzi, fermato alla Dogana dell’aeroporto di Napoli perché in uno dei suoi bagagli vi era un reperto archeologico di grande valore, un busto marmoreo raffigurante un filosofo e databile al I secolo d.C., molto probabilmente proveniente dall’area archeologica di Pompei. Per carità, di notizie simili ce ne sono tante e quasi all’ordine del giorno; il traffico di reperti archeologici è, ahimè, assai diffuso e rappresenta uno dei principali problemi che affligge il sistema dei beni culturali in Italia e non solo. Ciò che mi lascia attonita è la tranquillità e la falsa innocenza con cui il calciatore, interrogato dagli agenti in merito alla presenza di un oggetto simile in uno dei suoi bagagli, si è giustificato dicendo che si trattava di un semplice regalo fattogli da un conoscente di Posillipo, sulla cui natura e provenienza non sapeva assolutamente nulla. Se tra i lettori di HeyKiddo c’è qualche fan di Lavezzi, non me ne vorranno, ma ci vuole davvero una faccia di bronzo per dire di aver ricevuto in regalo una statua romana, come se si trattasse di una semplice boccetta di profumo o cravatta o bottiglia di vino! Chi mai può credere ad una simile fandonia? Per carità, questa volta si è trattato di un calciatore, la prossima magari sarà un uomo d’affari o un chirurgo o un attore o un direttore di museo… il minimo comune denominatore non cambia: fino a quando le opere d’arte, i reperti archeologici e in senso più ampio i monumenti, le chiese, i siti archeologici ecc. non verranno considerati come beni della collettività, che appartengono a tutti e di cui tutti sono responsabili, fino a quando un qualsiasi cittadino arricchito si sentirà autorizzato a pagare profumatamente dei tombaroli per farsi procurare reperti di inestimabili valore (magari saccheggiando un sito come quello di Pompei già di suo malmesso e allo stremo) e qualcun’altro ad accettare in “regalo” una statua per metterla in bella mostra nella sua villa da mille e una notte, beh… fino a quando tutto ciò verrà considerato non dico normale ma possibile, accettabile il valore storico e culturale del nostro Paese non sarà mai sufficientemente tutelato e apprezzato. Di fronte a notizie come questa dovremmo seriamente adirarci, reclamare il nostro diritto di godere della bellezza di quella statua, come di tutte le altre finite chissà dove, in un museo pubblico da tutti visitabile, dovremmo scendere in piazza e chiedere allo Stato di far presto a salvare Pompei prima che crolli definitivamente e di recuperare tutte quelle aree archeologiche che versano in condizioni di totale abbandono. Dovremmo, con un’azione dimostrativa che abbracci tutta la penisola, occupare ogni luogo di cultura dimenticato presente nelle nostre città e gridare con forza che in quelle pietre, in quei mosaici o dipinti o pareti o tra quei ruderi è scolpita la nostra storia e noi non vogliamo che venga cancellata, imbrattata, saccheggiata, distrutta o venduta. Dovremmo… uso il condizionale, perché la realtà e ben diversa. Ma recentemente ho letto da qualche parte che “credere è avere tutto contro e puntare comunque. E avere il coraggio di piegare il destino.”

Buona estate kids!

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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