“Svegliati che andiamo a trovare quella buffa bambina dalle grandi scarpe" – pt. 1

Intanto Tommy aveva scovato un piccolo spiazzo tra due cespugli di noccioli, e trovava che sarebbe stato veramente bello sistemarsi lì.
“No mio caro, non c’è abbastanza sole perché le mie lentiggini si sentano a loro agio” disse Pippi. “E’ così elegante avere le lentiggini!”

Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta Calzelunghe detta Pippi ha nove anni, il naso “spruzzato di lentiggini” e le scarpe enormi. Si sa, chi sfoggia un bulbo carota non può che distinguersi da quei babbani con i capelli normali! Pippi, per esempio, è estrosa e allegramente folle, è creativa, indipendente e buffa. Abita a Villa Villacolle in compagnia di una scimmietta, il signor Nilsson, e di un cavallo a pois. Odia le mortificazioni, pardon, le moltiplicazioni, e ha una forza tale da far impallidire Ercole e Maciste: solleva con nonchalance una mucca, appende ai rami di un albero un gruppetto di bulli, affronta un pescecane, scaraventa per aria due ladri intenzionati a rubarle la cassa piena di monete d’oro che le ha lasciato il suo papà naufragato in mare.
Se non basta, è atletica e abile a salire sugli alberi, sa inventare parole nuove incomprensibili (Spunk!) ed è insuperabile come cercatrice di cose.

“Io non so che cosa abbiate intenzione di fare voi” disse Pippi. “Quanto a me, non me ne rimarrò con le mani in mano: sono infatti una cerca-cose e voi sapete anche troppo bene che questa professione non lascia mai un minuto libero”. “Cos’hai detto che sei?” chiese Annika. “Una cerca-cose”. “Ma cos’é?” domandò Tommy. “Evidentemente qualcuno che si preoccupa di cercare le cose; non vedo che cos’altro potrebbe essere!” disse Pippi, ammucchiando con la scopa la farina sparsa per il pavimento. “Il mondo é pieno zeppo di cose, e ci vuole pure qualcuno che si dia da fare per sapere che razza di cose siano. Questo é appunto il compito dei cerca-cose”. “Ma che tipo di cose?” insistette Annika. “Che ne so, qualsiasi tipo di cose” rispose Pippi: “pepite d’oro, piume di struzzo, topi morti, caramelle con lo scoppio, minuscole viti, e così via”.

Illustrazione di Ingrid Vang Nyman

Pippi ha tutto ciò di cui ha bisogno, non le serve andare scuola e non ha nessuna intenzione di affidarsi a qualche tutore, che sicuramente le vieterebbe di dormire con la testa in fondo al letto e i piedi sul cuscino, posizione usata in Guatemala ed estremamente comoda per roteare le dita dei piedi anche nel sonno. Tommy e Annika, i suoi amici vicini di casa, la invidiano un po’ e sono così affascinati da Pippi e dal suo modo di vivere da disperarsi quando l’amica dovrà partire con il padre Efraim, imperatore della tribù dei Cip-cipoidi, venuto a riprenderla…

Ma come nasce la storia di questa indomabile rossa della letteratura? La genesi del libro è simile a quella di Alice nel paese delle meraviglie, che fu prima un racconto narrato da Lewis Carroll durante una gita in barca, poi un manoscritto disegnato per la piccola Alice e infine un romanzo dato alle stampe. Allo stesso modo, le strambe avventure di Pippi furono inventate negli anni 40 da Astrid Lindgren e raccontate alla figlia Karin costretta a letto da una polmonite. Quando Astrid si ruppe una caviglia e dovette stare immobile per un po’ di tempo, scrisse e illustrò le marachelle di Pippi in un quaderno che regalò a Karin per il suo decimo compleanno.
Poi il libro fu finalmente pubblicato, ma non ebbe vita facile perché fu molto criticato da tutti quegli snob che non sapevano salire sugli alberi, né sognavano di fare i pirati... Ne scopriremo di più alla prossima puntata di “Monelli”!

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