Storie al museo

'Nanna al museo', MUSE di Trento

«Raccontare la storia attraverso gli oggetti è lo scopo dei musei…». Scrive così Neil MacGregor nell’introduzione al libro “La storia del mondo in 100 oggetti”, trascrizione di un programma radiofonico trasmesso in Inghilterra da BBC Radio 4 nel 2010. A Neil MacGregor, direttore del British Museum di Londra, fu chiesto di raccontare, in puntate di un quarto d’ora l’una, i 100 oggetti più rappresentativi della collezione del British, compresi in un arco temporale che andasse dagli albori della storia dell’uomo, circa 2 milioni di anni fa, sino ai giorni nostri. Una missione impossibile, verrebbe subito da pensare: come si fa a raccontare un oggetto alla radio in modo tale che l’ascoltatore, guidato dalla sola voce dello speaker, possa immaginarselo e ricrearlo nella sua mente? Eppure MacGregor non solo accettò la sfida, ma decise di sostituire a ciascuna immagine e dunque ad ogni oggetto una storia da egli stesso creata o tessuta con la partecipazione di studiosi, artisti, esperti. La trasmissione fu un vero successo e suscitò non poche discussioni, accesissime, sull’argomento, interesse che ha spinto poi MacGregor a riversare il contenuto di quella narrazione orale in un librone di quasi 700 pagine ricco di immagini, che assomiglia ad una raccolta di racconti più che ad un volume enciclopedico.

Cosa cerchiamo quando visitiamo un museo? Molto spesso, a meno che non ci sia una guida esperta ad accompagnarci durante il percorso di visita, ci limitiamo a vagare di sala in sala, spostando la nostra attenzione da una vetrina all’altra, accontentandoci delle scarse informazioni (spesso scritte in un linguaggio incomprensibile e assai poco accattivante) riportate in pannelli e didascalie, condividendo il nostro stupore e la nostra incredulità con chi è al nostro fianco e rassegnandoci al fatto che gran parte dei nostri dubbi, curiosità, richieste resteranno irrisolti. Eppure, ogni museo è una potenziale fucina di storie, ossia un luogo in cui ciascun oggetto, che sia un quadro o un'antefissa, una statua o uno scheletro di tirranosauro, custodisce in sé una storia da raccontare e a chi spetta il compito di ‘partorire’ quelle storie se non agli archeologi, agli storici dell’arte, ai geologi, a tutti quegli studiosi che quegli oggetti li studiano e ancora prima, in molti casi, li riportano alla luce e li restituiscono al mondo?

Scrive Tomaso Montanari, uno storico dell’arte che ogni lunedì sul giornale ‘Il Fatto Quotidiano’ cura una rubrica intitolata “Lasciate che i bambini”: «Un museo è come una persona: è un’opportunità straordinaria, ma spesso è anche una straordinaria difficoltà. Ci sono musei noiosi e musei indimenticabili, ci sono musei riusciti e musei zoppicanti… A volte i musei fanno paura: sembrano difficili… Non sono al servizio delle opere che contengono: ma si presentano come se fossero loro stessi l’unica opera da vedere».

Un museo che non sa offrire storie, agli adulti come ai bambini, è come la vetrina di una pasticceria di antica tradizione che si affaccia sulla strada principale della nostra città: tutti coloro che ci sfilano davanti non possono fare a meno di fermarsi ad ammirare a bocca aperta ogni tipo di golosità. Ma sotto ogni torta, sufflè o delizia al cioccolato c’è una grande cartello su cui è scritto a caratteri cubitali “Non mangiare”. A cosa serve una pasticceria se non a regalare momenti di infinita dolcezza ai golosi? E a cosa serve allora un museo se non a restituire ad ogni visitatore una storia da conservare nella memoria, condividere, regalare, riscrivere e per cui emozionarsi e riflettere? I musei più riusciti non sono quelli che espongono un gran numero di oggetti, molti dei quali di enorme valore, o che attirano più turisti, ma sono quelli che attorno alle opere presenti sanno costruire una ragnatela fatta di parole, in cui il visitatore viene attratto fino a ritrovarsi invischiato nei meccanismi stessi della narrazione. E i modi per raccontare le storie sono tanti e diversi perché infinita e sorprendente può essere la creatività umana: attraverso un filmato, una ricostruzione virtuale, un laboratorio didattico, la voce di un esperto, un libro, un percorso guidato che sappia coinvolgere e rendere partecipe il fruitore, uno spettacolo teatrale, una notte al museo, esperienza fantastica quest’ultima che sempre più musei in Italia, a partire dal MUSE di Trento, propongono ai bambini e ai loro genitori.

L’importante è, come scrive Emma Coats, una storyboard artist della Pixar, nelle sue 22 regole per una storia fenomenale, che nello scrivere si sia capaci di liberarsi dell’ovvio e di sorprendere, di sperimentare senza tendere alla perfezione, di identificarsi con le situazioni e i personaggi per renderli vivi (tutte le regole si possono leggere qui: http://topipittori.blogspot.it/2013/02/22-regole-per-raccontare-una-storia.html).

Non accontentavi di visitare musei per il puro piacere di farlo o perché qualcuno ve lo impone, non siate spettatori passivi in luoghi ricchi di storia, vita, magia, bellezza, incanto. Cercate in ogni museo e in qualsiasi opera o reperto vi sia una storia ed entratene a far parte. Dopo, quando dovrete tornare a casa, uscire da quella storia sarà più difficile di quanto non possiate immaginare.

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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