“Son proprio nato disgraziato!” Seconda parte…

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Eccoci al secondo appuntamento con il mitico Giannino!

Son proprio nato disgraziato! In casa non mi possono più soffrire, tutti non fanno altro che dire che per colpa mia è andato all’aria un matrimonio che per i tempi che corrono era una gran fortuna, che un marito come il signor Capitani, con ventimila lire di rendita, non si trova tutti i giorni, che Ada sarà condannata a restare zitella tutta la vita come la zia Bettina, e via e dàlli, una quantità di storie che non finiscono mai. Io vorrei sapere che gran male ho fatto alla fin fine, per copiare un pensiero dallo scartafaccio di mia sorella.

Forma e contenuto del Giornalino di Gian Burrasca sono dirompenti, tanto per il linguaggio colloquiale, disinvolto, ironico e infarcito di toscanismi di Giannino, che rovescia la pedanteria scolastica e la tragicità deamicisiana, quanto per gli schizzi caricaturali, che sono parte integrante del testo.

In realtà dietro le irresistibili marachelle di Giannino, sotto la comicità sgangherata che scaturisce dalle pagine del romanzo, c’è molto di più. Attraverso gli occhi ingenui ma acuti di un bambino che rivela e combatte le menzogne e le astruse convenzioni dei grandi, Vamba, senza nascondere il suo nazionalismo e irredentismo, ritrae e deride la classe borghese del primo ‘900 e l’Italia corrotta del suo tempo, quella giolittiana, fatta di ipocrisia, di censure e contraddizioni. Fu lo stesso Bertelli, peraltro, a costituire la “Confederazione Giornalinesca”, una sorta di partito politico composto da bambini, i Grilli e le Mezze-Signorine, ai quali dedicò l’opera I bimbi d’Italia si chiaman Balilla. I ragazzi italiani nel Risorgimento nazionale (1915), in cui ben si percepisce la sua indole radicale e repubblicana, orfana di un Risorgimento incompiuto.

Giannino, come Tom Sawyer e tanti altri personaggi della letteratura per ragazzi, è dunque un ribelle, desidera un mondo giusto, nel quale non vi siano solo bugie e falsità. Scrive, rivolgendosi all’amichetto Gigino Balestra e dando una eccezionale lezione sul socialismo:

Anche tu sei vittima, com’è accaduto a me in più circostanze della vita, della tua buona fede e della tua sincerità. Tu avendo il babbo socialista hai creduto nel tuo entusiasmo di dover mettere in pratica le sue teorie distribuendo i pasticcini a que’ poveri ragazzi che non ne avevano mai assaggiati, e il tuo babbo ti ha punito… È inutile: il vero torto di noi ragazzi è uno solo: quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini… e anche quelle delle donne! In generale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini una quantità di cose belle e buone… ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti nel momento di metterlo in pratica, urta i loro nervo, o i loro calcoli, o i loro interessi! Io mi ricorderò sempre di un fatto di quando ero piccino… La mia buona mamma, che pure è la più buona donna di questo mondo, mi predicava sempre di non dire bugie perché a dirne una solamente si va per sette anni in Purgatorio; ma un giorno che venne a cercarla la sarta col conto e che lei aveva fatto dire alla Caterina che era uscita, io per non andare in Purgatorio corsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che la mamma era in casa… E in premio d’aver detto la verità ci presi un bello schiaffo.

Il Giornalino di Gian Burrasca è un libro di dissenso e gli atteggiamenti dissacratori di Giannino nascondono un sottofondo di malinconia che deriva dalla consapevolezza della difficoltà per un bambino di essere ascoltato: “Ma l’esperienza, purtroppo, mi avvertiva che i piccini, di fronte ai grandi hanno sempre torto, specialmente quando hanno ragione”.

Anche per gli intenti pedagogici e per la volontà di instillare un forte sentimento nazionale e un’educazione all’azione civica nei piccoli lettori, il romanzo di Vamba ottenne subito grande successo, e la sua fama perdurò negli anni successivi. Nel 1943 Sergio Tofano dedicò a Gian Burrasca un film, mentre nel 1964 Giannino, interpretato da Rita Pavone, fu protagonista di una popolare serie televisiva diretta da Lina Wertmüller, con le musiche di Nino Rota. E chi non ricorda la celebre colonna sonora di Viva la pappa col pomodoro?

Giannino alla fine interrompe il suo diario e Vamba ci informa che il discolo sta già progettando una nuova fuga. Del resto, mettere un freno alle sue ribalderie sarebbe un gran peccato anche perché:

i grandi non si correggeranno mai!

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