“Son proprio nato disgraziato!” Prima parte…

Monelli, bad boys e ragazzacci

Sono tantissimi e hanno fatto la storia della letteratura per l’infanzia. Con la loro indole rivoluzionaria o dissacrante, soprattutto nei riguardi del mondo adulto, i monelli sono terribilmente accattivanti, irresistibili, oltre che acerrimi “nemici” del disciplinato e obbediente Enrico Bottini, protagonista del romanzo Cuore di De Amicis.
L’irrequieto Gian Burrasca, la mitica e forsennata Pippi, lo spaccone Huckleberry Finn, la diabolica Viperetta… Tutti hanno qualcosa in comune, che va al di là della monelleria e si riconosce in un universo parallelo e totalmente alieno a quello dei grandi. Salvo poi dover amaramente concludere “che quando saremo adulti saremo scemi come loro!”.

Il Giornalino di Gian Burrasca

Perché la mia vita è un vero romanzo, e io quando ci penso non posso fare a meno di ripetere sempre fra me il solito ritornello: “Ah se avessi la penna di E. Salgari, che volume vorrei scrivere, da far rimanere a bocca spalancata tutti i ragazzini di questo mondo, peggio che con tutti i corsari rossi e neri!…”.

Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca perché è peggio della grandine, è un vero rompicollo. Sogna di essere un corsaro, come quelli di Salgari, e racconta le sue sregolate peripezie nel diario che la mamma gli ha regalato per il suo nono compleanno e che diventa il suo intimo confidente.

Nel 1907 i bambini leggevano le sue avventure pubblicate a puntate su un settimanale davvero speciale, “Il Giornalino della Domenica”, rivista dalla grafica raffinatissima dedicata ai ragazzi e fondata dallo stesso Vamba, pseudonimo del toscano Luigi Bertelli, che fu umorista e illustratore, oltre che scrittore e “babbo” di Ciondolino e, appunto, di Gian Burrasca. Il romanzo completo fu poi edito nel 1912 da Bemporad, storica casa editrice di Firenze.

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Capostipite dei monelli, Giannino ne combina di tutti i colori: fa scappare i fidanzati delle sue sorelle, dipinge di rosso il cane della zia Bettina, nasconde i razzi sotto il tavolino di Ambrogio, strappa l’ultimo dente al signor Venanzio con una rudimentale canna da pesca, fa perdere l’eredità e una causa importante all’avvocato Maralli…
“Veramente – scrive a proposito di una delle sue malefatte –, se avessi potuto immaginare le conseguenze, questo scherzo non lo avrei fatto; ma come si fa, santo Dio, a immaginarsi le conseguenze che hanno il torto di venir sempre dopo, quando nelle cose non c’è più rimedio?”.

Come Pinocchio, il piccolo Stoppani si dispiace d’aver causato danni e promette di esser buono, ma che colpa ne ha lui se “le disgrazie vengono a due a due come le ciliegie”, se le sue burle innocue e pensate a fin di bene si rivelano dannose per gli altri? E poi, per punizione, gli tocca pure mangiare minestra per una settimana!
“È l’ottava minestra che mangio in due giorni… e tutte di capellini – scrive –.  Io domando se anche ai tempi dell’Inquisizione s’è mai pensato a infliggere un sì terribile supplizio a un povero innocente”. Alla fine i genitori decidono di mandarlo in collegio: anche qui il malandrino si farà notare e riuscirà a radunare i compagni nella società segreta Uno per tutti, tutti per uno e a far sostituire la solita minestra di riso con la pappa col pomodoro.

Cosa si nasconde dietro la comicità di Vamba?

Le birbanterie di Giannino svelano alcuni particolari sul suo autore, oltre che un segreto legame con la politica e l’educazione dei fanciulli.
Lo vedremo nel prossimo appuntamento con Monelli!

 

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