Se gli esseri umani fossero precipitazioni atmosferiche, io sarei stato una pioggerella, lei un ciclone

Questa volta ho deciso di rischiare in tutto e per tutto la mia reputazione. Lo so che leggere libri per bambini a un’età vertiginosamente vicina ai trenta potrebbe risultare inquietante, ma tollerabile, in fondo. Quello che invece probabilmente mi renderà uno zimbello, è la mia mania per i libri per adolescenti.
Ok, chiaramente non amo tutti i libri per adolescenti. Solo quelli belli. E, certo, questo è un concetto lato e particolarmente soggettivo. Ma non importa. Sono qui anche per dimostrare questo.
Che esistono libri per adolescenti molto, molto belli e anche toccanti e preziosi. Cercando Alaska è uno di questi.
Quello che c’è da ricordare, prima di tutto, è che le sindromi, come la mia di Petra Pan, quasi sempre non sono una scelta deliberata.
I pochi libri per adolescenti che ho potuto leggere io, non erano all’altezza di questo. Quindi: meglio tardi che mai.
Trovo, oltretutto, che certe storie non abbiano una vera e propria età. Ovviamente bisogna avere una certa predisposizione per leggerle, e quindi amarle, ma agli adolescenti un po’ romantici piacerà di sicuro.
Certamente non ho intenzione di parlare solo di una storia romantica. Come tutto quello che vale la pena leggere, c’è molto di più, in queste pagine.
Poi amo evidenziare come John Green, nel suo campo, sia assolutamente un fuoriclasse. Il suo talento è percepibile in tutti i libri che scrive, così come sembra trasparire, dalle sue parole, un grande cuore.
E penso che questa sia una qualità assolutamente preziosa da trasmettere ai ragazzi, ancora acerbi nella lettura e bisognosi di una guida per capire quale potrà essere il loro gusto nei confronti della letteratura, soprattutto quella contemporanea.
John Green è un autore americano, giovane e meritevole, che ha cominciato la sua carriera di scrittore proprio con questo libro. È nato nel 1977 e, prima di essere autore di best-seller è stato, ed è tutt’ora, un educatore e un famoso viodeoblogger. Ha vinto molti premi, tra cui una tra le prime posizioni nella classifica dei dieci libri migliori per Giovani-Adulti del 2005.
Cercando Alaska è il libro che ha vinto più premi, edè una storia che cattura dalla prima pagina.
Il protagonista, Miles, ha la mania delle “ultime parole famose” e il suo hobby preferito è leggere e sottolineare le biografie delle persone celebri. Sta per lasciare la sua famiglia, perché è in partenza per l’Alabama, dove frequenterà una Prep School (la scuola che prepara al College). I suoi genitori sono preoccupati che il loro bambino abbia difficoltà ad ambientarsi, ma per Miles non c’è niente di meglio che lasciare il suo odiato liceo.
La sua nuova vita comincia il primo giorno di scuola, quando incontra Chip, un ragazzo povero e intelligentissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e Alska Young.
Attorno ad Alaska c’è uno strano alone di mistero. È lei la ragazza di cui tutti sono innamorati e di cui tutti vorrebbero essere amici. È affascinante, bella, intelligente e un po’ pazza. Ma non mostra mai a nessuno tutti i lati di sé. Miles diventa il ragazzo più felice del mondo quando riesce a essere suo amico, però, scopre presto che Alaska è infelice. Altrettanto presto, un evento tragico sconvolgerà la sua vita e quella di tutto l’istituto. Insieme a Chip, comincerà un’avventura per trovare ciò che sta cercando e capire qualcosa del fatto terribile che li ha investiti improvvisamente.
Ad un primo impatto, Cercando Alaska potrebbe sembrare un libro triste, ma non è così. C’è molto di più dietro al retrogusto tragico che ci trasmettono queste pagine. Intanto c’è uno come Miles, che potrebbe comodamente essere uno di noi, poveri ragazzi che attraversano miseramente l’adolescenza, solo in cerca di una riscossa, aspettando che le cose cambino. Lo sappiamo che nel profondo abbiamo un grosso potenziale, e ci serve solo una persona intelligente che possa scoprirlo e condividerlo. Uno così, è proprio Chip, l’amico brillante e scapestrato che, nella vecchia vita, non ci saremmo mai sognati di incontrare. E poi c’è Alaska. La ragazza che ha deciso il suo nome da sola, quando era piccola. La ragazza che ha una storia stranissima alle spalle che racconta solo a pezzi e che nessuno conosce davvero per intero. Alaska è quella ragazza misteriosa di cui si impiega un attimo ad innamorarsi. La ragazza attraente, desiderabile e intelligente che non ha paura di nessuno e che tiene in pugno tutti. Insomma, un po’ la ragazza che tutte le adolescenti vorrebbero essere. E di cui si riesce a innamorarsi anche se si è donne, come lei.
Il nostro lavoro, in tutto questo, è cercare di capirla. Perché lei è certamente la cosa più bella che ci sia capitata nella nostra vita fino ad ora, ma ha bisogno di essere scoperta. Bisogna portare alla luce tutti i pezzi che compongono il suo rompicapo. C’è sempre qualcosa che la accompagna, una specie di aura scura che ci fa capire come qualcosa non vada nella sua vita.
E poi, proprio mentre siamo giunti a un passo dal capirla, forse addirittura a un passo dall’averla, cambia tutto.
Alaska non può essere di nessuno perché non lo è mai stata, ma non possiamo comunque vivere senza di lei. Qualcosa ci spinge a cercarla ancora e ancora. E abbiamo bisogno di rimanere vicini perché da soli non ce la potremmo fare. Ma è solo grazie a lei che scopriremo anche tante cose di noi stessi.
Alaska ci insegna molto, e ci fa pensare. Tutto questo perché ha una marcia in più, così come ha una marcia in più il romanzo che ce la racconta.
Non tutti i libri per ragazzi attraggono l’attenzione degli adulti. Anche se questi adulti rimangono dentro sempre un po’ bambini e hanno difficoltà a crescere.
Io questo libro avrei tanto voluto leggerlo durante i miei sedici anni. Sono certa che mi avrebbe tenuto tanta compagnia e mi avrebbe fatto sentire davvero meno sola.
E vi prego, smettetela di farmi pensare a lei, che poi ricordo il libro, e piango.
Io l’ho trovata, Alaska. Vediamo se riuscirete anche voi, a scoprire dov’è.

 

L'autore di questo post

1 commento su "Se gli esseri umani fossero precipitazioni atmosferiche, io sarei stato una pioggerella, lei un ciclone"

  1. Pingback: Se la matematica non è un'opinione, ma diventa opinabile: "Teorema Catherine" di John Green - Hey Kiddo - Hey Kiddo

Dicci cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *