Io scelgo la gentilezza… come R.J. Palacio

wonder palacioUn incontro tutto al femminile, intorno a un tavolo tondo come per una chiacchierata tra amici (ma in una cornice straordinaria), ci ha visto incontrare, insieme a giornalisti di varie testate nazionali, un’autrice che, sin dal primo sorriso, ha reso tutto molto familiare e piacevole.

Di chi parliamo e di che cosa abbiamo parlato lo scoprirete nelle prossime righe.

Un successo inaspettato

Risale ormai al 2012 la pubblicazione di Wonder, il romanzo di esordio di R.J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jaramillo, editor del settore ragazzi nella casa editrice Workman Publishing e prima ancora grafica presso la casa editrice Holt. Dopo aver disegnato dal 1990 al 2006 le copertine per i libri di tantissimi autori, da Sue Grafton a Salman Rushdie, proprio da Holt ha cominciò a foto-illustrare libri per ragazzi, da qui l’interesse per la letteratura per l’infanzia che l’ha portata a passare dal settore grafico all’editoriale, diventando così, prima che scrittrice, editor..

Sono passati quindi alcuni anni dall’uscita di Wonder, a cui sono seguiti – raccontando la storia di Auggie Pullman sotto diversi punti di vista – Il libro di Julian, Il libro di Christopher e Il libro di Charlotte, e certamente l’autrice non si sarebbe mai aspettata di ritrovarsi ancora oggi in Italia a parlare di Auggie e degli altri protagonisti delle sue storie.

La settimana dopo Pasqua è stata piena di impegni e incontri in Italia per R.J. Palacio e, prima degli appuntamenti principali con stampa e pubblico in occasione di Tempo di Libri, abbiamo avuto il piacere di incontrarla il 19 aprile a Firenze, all’interno di Villa La Loggia (la sede di Giunti Editore), per parlare dei suoi libri e di tutto ciò che è nato dal loro successo.

La risposta dei lettori

palacioTante sono le lettere e i messaggi ricevuti dall’autrice nel corso di questi anni e tutto ciò l’ha resa piena di speranza per il futuro.

Insegnanti e bibliotecari hanno usato e usano Wonder come strumento per parlare di gentilezza e bullismo; lettori di 10-11 anni le scrivono di essere stati ispirati dalla lettura nell’essere più gentili non solo nei confronti dei loro coetanei ma anche nei confronti dei genitori.

Nonostante gli iniziali timori dell’autrice nel trattare una situazione difficile pur non avendone diretta esperienza, tutta la comunità di famiglie con un componente colpito da una deformazione cranio-facciale ha abbracciato con entusiasmo il libro da subito; le organizzazioni e le singole famiglie hanno infatti accolto Wonder un po’ come una “Bibbia”:  come ogni genitore anche loro desiderano prima di tutto che i loro figli siano trattati con gentilezza.

Come raccontato in più occasioni, l’idea del libro nasce da una esperienza personale: un giorno l’autrice si trovava fuori casa su una panchina con i suoi due figli, vedendo arrivare una bambina affetta dalla sindrome di Treacher-Collins, rara malattia ereditaria che colpisce le fattezze di una persona lasciando inalterato tutto il resto, per paura che il figlio di 3 anni si mettesse ad urlare e presa dal panico, si alzò di scatto e andò via di corsa (questa scena è utilizzata e descritta anche in Wonder quando Jack Will ricorda la prima volta che vide Auggie in un parco a cinque-sei anni).

Il panico era dovuto alla paura che la bambina sentisse urlare di spavento suo figlio e non al desiderio di proteggerlo ma, ripensandoci e potendo tornare indietro nel tempo, l’autrice confida che avrebbe agito in maniera diversa, si sarebbe fermata, per esempio, a chiacchierare con la bambina, chiedendole se le piaceva il gelato che stava mangiando, facendo capire così al figlio, con il suo esempio, che non c’era nulla di cui aver paura.

Come le hanno confermato diverse famiglie nella situazione di Nate e Isabel, i genitori di Auggie, la sua reazione immediata di spavento è quella a cui sono più abituati e quella che più li ferisce, mentre sarebbe certamente preferibile la curiosità alla paura.

Pur parlando di una realtà particolare e molto difficile (Auggie non può frequentare la scuola fino alla prima media perché sin dalla nascita si deve sottoporre a molti interventi chirurgici difficili e dolorosi), Wonder è un libro che parla di diversi modi di essere, di pluralità, di come si è diversi solo agli occhi di chi guarda (Auggie, per esempio, si sente normale: sono gli altri a vederlo diverso), per l’autrice il suo lavoro è infatti una vera e propria meditazione sulla gentilezza e una riflessione sul mondo e su come la gentilezza può influenzare e cambiare le nostre vite.

Diversi punti di vista

con R.J. Palacio

con R.J. Palacio

Wonder racconta alcuni mesi della vita di Auggie, dall’ingresso nella scuola media alla fine dell’anno scolastico. Come sa bene chi ha letto il libro, nella storia sono presenti altri punti di vista, ma sono tutti di sostegno al racconto di Auggie. I punti di vista di Julian, Christopher e Charlotte non potevano quindi far parte del primo libro ma l’autrice ha sentito la necessità (spinta anche dalle tante richieste dei lettori) di dedicare loro una narrazione a parte. Julian, per esempio, un vero e proprio bullo, non ha la propria voce in Wonder perché non ha mai voluto veramente conoscere Auggie, risulta quindi un personaggio del tutto negativo. R.J. Palacio nel suo caso ha voluto far vedere come l’aggressività nei confronti del nuovo compagno di scuola nascesse dalla paura.

Ora, dopo 4 volumi (e un albo illustrato ancora inedito in Italia), l’autrice sente il bisogno di andare avanti con storie nuove, ma è anche vero che sentendo le accorate richieste dei lettori (perché no, per esempio, Il libro di Via?) lascia aperto ancora uno spiraglio di speranza per chi, più che un libro, considera Wonder un vero e proprio stile di vita. D’altronde  il motto Choose Kind  (in Italia Io scelgo la gentilezza), come un piccolo movimento rivoluzionario, accompagna l’autrice insieme ai suoi libri.

La gentilezza, come sottolineato durante l’incontro, non si può insegnare ma solo ispirare attraverso le storie e il proprio esempio, non si può puntare un dito e dire “Sii gentile!”, ma si può mostrare che cosa significhi essere gentili.

Il film 

Da Wonder è stato tratto l’omonimo film che sarà nelle sale americane nel novembre del 2017 (qui trovate la sua scheda), con il giovane attore canadese Jacob Tremblay nei panni di Auggie e Julia Roberts e Owen Wilson nei panni dei suoi genitori.

R.J. Palacio ci ha raccontato della sua paura al pensiero di vedere il film tratto dal libro (la preoccupazione prima, ovviamente, era che venisse realizzato un film brutto); il libro ha attirato molto interesse e proposte sin dall’inizio così lei ha avuto modo di parlare con diversi produttori prima di scegliere quelli da lei ritenuti più adatti al lavoro, da qui sono seguiti 4 anni e mezzo di lavoro per la preparazione delle riprese, la cui regia è stata affidata a Stephen Chbosky.

Ovviamente, trattandosi di un mezzo differente rispetto al libro, vi sono stati degli adattamenti, accettati e rispettati dalla scrittrice che ha avuto anche la possibilità di passare 2 settimane sul set con la famiglia, apprezzandone il clima profondamente positivo, in linea con i valori stessi del libro. Avendo visto una prima versione del film, seppur non ancora definitiva, l’autrice trova che il risultato finale sia davvero straordinario. Per confermare o meno il suo entusiasmo a noi non resta che aspettare l’uscita di Wonder nelle sale.

(oltre che a R.J. Palacio, un ringraziamento in particolare a Giunti Editore per questa occasione di scambio e incontro)

 

 

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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