Roald Dahl, bambino cattivo

Questo non vuole essere un tributo a Roald Dahl, scrittore da me adorato e ancora tra i miei preferiti, bensì un tributo ai bambini cattivi, da lui molto amati e raccontati in modo tenero, crudele, poetico, straniante. 

"Cattivi" non nel senso canonico del termine, quello scritto nel vocabolario, quello che ci dice la vecchia zia quando non ci siamo comportati a modino – cattivi in un modo diverso, positivo. Bambini che non si arrendono alle regole dei grandi, spesso troppo assurde e prive di fantasia. Bambini che non vogliono credere che la vita è quella che è, che dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco, perché non possiamo cambiarla. Bambini che hanno il coraggio di alzare la voce, di dire non lo faccio, di rischiare, di mettersi in gioco, di mettersi in pericolo. Di provare e non riuscire, senza sentirsi per questo un fallimento. Di essere antipatici e scostanti, se è quello che si sentono di fare. Bambini che si ribellano a molte cose, alla ditattura dell'essere carini, arrendevoli, al non fare rumore, a non disturbare. Bambini che vogliono creare sconcerto, che mischiano le carte in tavola, che ribaltano dogmi e costruiscono nuovi mondi che nessuno credeva fossero possibili. Bambini che sanno perdere con stile, e vincere con gioia. Bambini che sognano e non credono a chi dice che è inutile, tanto i sogni non si avverano mai. Bambini che vedono un mondo che a loro non piace e decidono di cambiarlo: ma non per eroismo, bensì con un filo di egoismo, che a volte è l'unica cosa che davvero ci permette di andare avanti. 

I bambini di Roald Dahl hanno capito una cosa molto importante: nelle storie, come nella vita, non si sa mai come andrà a finire, ma quello che è certo è che se non si fa nulla, non accadrà niente. Sono bambini che non hanno niente da perdere: bambini che vengono da famiglie poverissime, bambini non amati, bambini abbandonati, bambini introversi che per questo non vengono accettati dagli altri, bambini maltrattati, bambini strani. Non fanno della loro unicità una bandiera, rinchiudendosi in una prigione che è ancora più stretta e senza aria di quella del pregiudizio. Ma, allo stesso tempo, sanno che se c'è una ricchezza nell'essere umani è proprio quella di essere unici e diversi gli uni dagli altri, e che questa unicità va rispettata e coltivata come una pianticella rampicante sugli stipiti della finestra. Perché sarà una delle poche cose che nessuno ti potrà togliere mai, anche quando provano a portarti via tutto.

Matilda, Charlie, Luke, James, Sofia e lo stesso Roald, bambino testardo e ribelle di Boy – scommetto che se mai dovessero incontrarsi tutti insieme, farebbe davvero un gran casino: adulti, state attenti.

L'autore di questo post

Nessun commento su "Roald Dahl, bambino cattivo"

Dicci cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *