Quasimodo il campanaro

Abbiamo appena finito di cantare «Frà Martino campanaro DIn Don Dan … » perciò, chi potevo intervistare se non Quasimodo, il campanaro più famoso, dopo il già citato Martino.

Quasimodo è un gobbetto che vive a Parigi nella chiesa più particolare d’Europa: Notre Dame. Sono qui a Parigi, sotto una leggera pioggerellina autunnale, intenta a varcare la soglia di questa chiesa piena di guglie e creature mostruose poco rassicuranti.

So che il gobbetto vive tra le sue campane perciò dovrò salire fino al campanile … quante scale!

Man mano che salgo Parigi si stende magnifica al di là delle piccole finestre, è un panorama mozzafiato, faccio una sosta e me lo godo per qualche minuto riprendendo fiato.

Continuo a salire, sempre più lentamente, fino all’ultimo gradino che si affaccia sulle enormi campane della basilica.

Da dietro una di queste, arriva una voce soffiata come un sussurro:

– Lei sta cercando me, vero? –

– Quasimodo? Sei tu? – chiedo.

– Si sono io, ma …  ma stia lì, non vorrei impessionarla –

– Quasimodo esci da lì, ho visto di peggio, t’assicuro. L’ultima volta mi voleva assaggiare un vampiro! –

– Okkkkkey –

Eccolo … certo è più alto di quanto immaginassi, che gobba! Ma non fa paura perchè ha gli occhi buoni e modi gentili.

– Vieni qui Quasimodo, iniziamo – dico sedendomi sul davanzale di una finestra.

S’avvicina con la sua andatura dondolante come una campana.

– Allora, dimmi, viene a trovarti ancora Esmeralda? –

– Si, arriva accompagnata dal suono di una fisarmonica. Io sento la musica e mi affaccio. Lei balla e mi saluta, è bellissima –

– Quindi siete amici? –

– Amici … certo, amici – dice il gobbetto sospirando.

– Come vanno le cose con il nuovo parroco? –

– Oh, bene. Questo è gentile ed è uomo di chiesa, non come Frollo, quel diavolo con la tunica! –

– E del tuo lavoro che mi dici? Ti piace ancora suonare le campane? –

– Le campane sono mie amiche, non potrei vivere lontano da loro. Se una di esse un giorno non suona come dovrebbe capisco che dev’essere pulita e lucidata. Loro mi parlano ad ogni rintocco ed io le suono per lei … che Dio mi perdoni. Finchè Esmeranda sentirà le campane di Notre Dame, saprà che io sto bene, che la amerò da lontano per sempre, finchè avrò la forza di farle suonare –

Sono commossa e cerco di non farglielo capire. È quasi mezzogiorno e Quasimodo mi avverte:

– Mani sulle orecchie! È dura per chi non è abituato! –

Così comincia tirare le grosse funi e a creare quel suono che rimbomberà per tutta Parigi fino ad Esmeralda. Mentre lo fa il gobbo perde la sua bruttezza, all’improvviso è solo un uomo, un uomo innamorato.

Mezza stordita e con le orecchie che mi ronzano rifaccio la scalinata. Una volta fuori mi dirigo verso l’albergo. Ad un tratto, in un vicolo vedo degli zingari e la riconosco, è Esmeralda. Mi avvicino e vorrei dirle qualcosa. Ma c’è un giovane che l’aspetta, mi passa accanto e corre ad abbracciarlo.

Altro che campane, Quasimodo. Per farti sentire da lei ci vorrebbero i cannoni!!

 

 

 

L'autore di questo post

Specialista in crollo di librerie, appassionata di storie tanto da credere di viverne una ogni giorno. Siciliana, mamma, webwriter. Parlo poco e sorrido molto. Questa sono io.

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