Pierino Porcospino e i monelli di Heinrich Hoffmann

C’è ancora chi, di fronte a Pierino Porcospino, prova un certo turbamento. D’altra parte la sua figura è piuttosto inquietante: un cesto enorme di capelli crespissimi in testa e unghie smisurate “che non furon mai tagliate”! Il suo parente più prossimo è l’Edward Mani di Forbice di Tim Burton…

La breve filastrocca di Struwwelpeter fa da prologo alle storielle morali contenute nel celeberrimo libro illustrato per bambini dello psichiatra Heinrich Hoffmann, inizialmente scritto e disegnato per il figlio Karl di tre anni e pubblicato per la prima volta nel 1845.

Il volumetto ebbe notevole successo e numerose riedizioni. In Inghilterra fu tradotto da Mark Twain mentre in Italia da Gaetano Negri, col titolo Pierino Porcospino, e pubblicato da Hoepli nel 1882. Ancora oggi rappresenta un’icona nel mondo dell’illustrazione: a Francoforte gli è stato dedicato un Museo e Maurice Sendak, il famoso autore dell’albo “Nel Paese dei mostri selvaggi”, disse che Struwwelpeter era graficamente uno dei migliori libri del mondo.

Hoffmann racconta le terribili e sadiche punizioni in cui incorrono alcuni bambini disobbedienti. Il cattivo Federigo maltratta gli animali e viene morso da un cane; Paolinetta gioca con i fiammiferi e muore carbonizzata;

“Ahimè! fa fiamma la bimba investe,
Ardon le trecce, arde la veste.
Corre la misera di loco in loco,
Non c’è più scampo, è tutta in foco”.

I tre monelli Gigino, Gaspare e Guglielmo prendono in giro un bambino di colore, il moretto, e vengono puniti dal maestro Nicolò che li getta in un grande calamaio pieno di inchiostro nero; il fiero cacciatore diventa preda della lepre che gli ruba il fucile e gli spara; il piccolo Corrado non la smette di succhiarsi il pollice e il sarto gli taglia le dita con delle forbici enormi; Gasparino odia la minestra e si rifiuta di mangiarla: i suoi digiuni capricciosi lo faranno però finire al cimitero. Filippo non ne vuol sapere di starsene tranquillo e composto a tavola: a forza di dondolarsi sulla sedia si tira addosso la tovaglia con i piatti e le vivande e le bottiglie; Giannino Guard’in aria, invece, è un po’ stordito e casca nel fossato insieme ai pesci; Roberto, infine, si diverte a sfidare il vento quando fuori infuria la tempesta, e alla fine vola via lontano.

“Nonostante il libro sia accompagnato da una fama sinistra ed evochi educazioni repressive e feroci, – dice Teresa Buongiorno nel suo “Dizionario della letteratura per ragazzi”-, il dottor Hoffmann era uno psichiatra molto affettuoso con i suoi piccoli pazienti, si intratteneva con loro, disegnava, raccontava storielle, giocava e dava loro consigli. L’istituto che diresse dal 1851 applicò metodi di cura nuovi, usando per la terapia svaghi, giochi, lavoro e aria aperta”.

In effetti le punizioni iperboliche descritte nel libro e il ghigno crudele che vi soggiace generano un umorismo macabro e fanno pensare a una presa di distanza dalla pedagogia moralistica dell’epoca e dal culto ottocentesco del bambino modello, perfetto ed educato.

Struwwelpeter avrà parecchi epigoni, a cominciare da Max e Moritz, i due terribili monelli creati nel 1865 dall’umorista tedesco Wilhelm Busch, che finiscono tritati da un mulino e poi mangiati dalle oche.

 

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