Per fare il ritratto di un pesce

Leggendo Per fare il ritratto di un pesce, sia la storia, scritta da Pascale Petit, che le illustrazioni, di Maja Celija, mi portano immediatamente a pensare ai dipinti di un grande pittore del Novecento: René Magritte. Già a partire dalla copertina, dove il protagonista è immerso fino alle ginocchia nel mare con in mano un suo quadro, su cui è dipinto il mare stesso. Surrealismo, illusione, sogno e mistero sono le parole che descrivono il lavoro di Magritte e i suoi enigmatici quadri, capaci di insinuare dubbi sulla realtà, su ciò che è reale e su ciò che ne è una rappresentazione.

Credo che il libro di Petit e Celija sia fondato sugli stessi valori e voglia lasciare al lettore lo stesso interrogativo: è tutto vero o è solo un sogno? La vicenda narra due storie: la prima è quella di un pittore, ritratto con in testa un cappello, che ricorda molto una bombetta, il famoso cappello che era solito dipingere Magritte; la seconda è quella di un gruppo di bambini sulla spiaggia che cercano di catturare un pesce e tenerlo in una boccia di vetro, mentre il pittore vorrebbe farne un ritratto. Le due storie si alternano e si intrecciano, mescolandosi fino a un punto che sembra confuso, dove non è ben chiaro se ciò che sta accadendo è frutto del sogno del pittore che si è appisolato in riva al mare o se sta succedendo realmente sotto i nostri occhi.

Una piccola magia si compie quando il gruppo di ragazzini trova la tela abbandonata dal pittore addormentato sulla spiaggia.

Per fare il ritratto di un pesce è edito da Orecchio Acerbo.

L'autore di questo post

Nata nell'estate del 1987. Mi piacciono le storie bizzarre, surreali e divertenti. Tra le altre cose, ho studiato contabilità, mostri selvaggi, storia dell'arte, grammatica della fantasia, economia dei beni culturali.

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