Per chi suona la campanella

Giorno 240esimo dall’inizio della scuola

I bilanci si fanno ora.

Il mio computo del tempo finisce e inizia col suono di quella campanella: quel giorno è più gagliarda, tanto quanto la campanella d’inizio anno è tutta compita come la famiglia riunita per il concerto di Capodanno. Poi, come ogni anno che si rispetti, dal primo giorno dopo l’ora zero si comincia a segnare la tacca delle buone intenzioni mancate. Anche le mie, anzi, soprattutto, ma alla fine dell’anno sono già pronta a ripartire per il prossimo anno con la valigia di Mary Poppins.

Oggi dunque suona la campana e io sono triste.

«Non urlate che c’è il Preside!» (che poi finisco io in Presidenza, penso), ma i puledri stanno già nitrendo per le scale.

In classe ne restano solo tre, dalla parte della mia tristezza: Regina l’intellettuale, che pensi che «fuori non ci sarà nulla bello come questi tre anni» (lo so che il tuo “bello” non coincide esattamente con il mio concetto scolastico di “bello”) e non sai quanto ti sbagli, ma te lo lascio credere perché a me, che resto qui a vedervi passare e andar via, fa piacere. Ci sei tu, Giovanna la pazza, che tanta e funesta è la tua ira quanto travolgente il tuo bisogno d’affetto. Dietro le tue spalle Lia l’uccellino, che ha paura di tutto e vorrebbe ancora del tempo prima di volare.

Difficile immaginare la mia tristezza: è per questo che vi do i compiti con tante grazie dei genitori. Non lo sanno che faccio come l’assillo perché non possiate liberarvi di me. Tanti compiti, bizzarri, inutili («scrivi fingendo di essere tua sorella una pagina di diario e poi rispondi come fossi tu e poi riscrivi come se fosse tua madre che legge il diario tuo e di tua sorella»). Faticherete a dimenticarvi di Favella.

Questa che si ripete ogni anno è la storia di Aurora e Titono. Aurora è la gioventù e Titono è la scuola, o sono io. Così Aurora ogni anno si rinnova mentre Titono il suo amante le invecchia accanto per l’eternità.

Il vecchio e peloso Titono accanto ad Aurora la bella rischia di diventare come la scuola «Marilyn» di Nanni Moretti. L’altro giorno, giusto per non perdere il passo, mi stavo istruendo su un serial off-old su studenti sporchi, brutti e cattivi, anzi no belli geniali e spietati: ecco i tempi nuovi e l’apocalisse di Titono, ho gridato. Ma di questo scriverò poi.

Intanto, arrivederci ragazzi.

La vostra Prof. Favella Stanca

 

L'autore di questo post

Prof Favella Stanca di tanti ragazzini e Mamma Caos di due bambini. Mamma e Prof giovane d'esperienza ma non di età, in barba a chi ci dice: è tardi per (ri)cominciare!

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