Paura del buio? Ottimo stimolo della fantasia

0Diventare grandi è impegnativo. Doverlo fare per tappe forzate è un po’ un’ingiustizia. Però succede, e non solo per casi amari della vita o per grandi cambiamenti dell’equilibrio della  famiglia. Succede anche se si ha la fortuna-sfortuna di avere fratelli o sorelle maggiori che diventano “grandi” prima di te.

La nostra piccola ha dieci anni. Bene. Il grande quattordici compiuti, prima liceo scientifico. Fino a sei mesi fa dormivano insieme nella stessa stanza, abbastanza grande, con un bel letto a castello, lei sopra e lui sotto. Avviandosi alle superiori, abbiamo pensato che il maggiore avesse diritto a una sua stanza e così io ho rinunciato al mio studio, dove scrivevo, e mi sono ricavato uno spazio-computer nella camera che condivido con mia moglie (che è come tornare anche noi adolescenti, ma questo è un altro discorso).

Ebbene, il maggiore era ed è molto contento. La piccola no. A lei non interessava una stanza tutta per sé, ma un porto sicuro, nella notte, da condividere con il fratellone. Così i riti per andare a nanna, che sembravano dimenticati dai sette anni in poi, sono tornati, e lei si sveglia almeno una volta, dopo essersi addormentata.

La stanza è buia e vuota. Lei è sempre di sopra. Ma sotto non c’è più nessuno di noto, solo il buio e il silenzio. Hai voglia a ricordarti e ripeterti che il posto lasciato vuoto dal letto del fratello ora è pieno dei tuoi giochi, in ordine rigorosamente molto sparso.

Il buio è buio. Luogo della fantasia.

Non che lei ammetta e denunci di avere paura, ma una passeggiata in giro per la casa intorno a mezzanotte, per essere sicura che ci siamo tutti, in questi mesi non manca mai. Inutile dirle che non deve alzarsi, che sotto “non c’è niente”. Il niente è proprio il problema. Dunque? Dunque siccome il buio è pieno di fantasie, meglio renderglielo di nuovo abitato: non dal fratello, che non è giusto che torni, ma da bei sogni, propiziati da belle parole che aiutano ad addormentarsi.

Intanto però la sua fantasia lavora e si sviluppa. Racconta, al mattino, sogni e visioni belli e brutti: soprattutto belli, se la si sta ad ascoltare quando li racconta. Tira fuori una realtà, la sua, rivista, corretta, distorta e animata. Una fonte inesauribile di storie.

Eravamo al mare insieme e tu mi facevi ridere perché avevi paura dell’acqua, e allora la mamma ti sgridava e tu ti tuffavi… Ero con le mie amiche al lago, ma eravamo più grandi… La maestra non veniva a scuola e ne veniva un’altra… Veniva la nonna, a prendermi a scuola, ed era in bicicletta… Io ero a un concorso di ballo in televisione… Avevamo un cane… cadevo e mi facevo male…

Il buio e gli altri che crescono e non dovrebbero, non così in fretta: chi lo direbbe che questi siano i luoghi della fantasia e della creatività come risorse per resistere alla vita e poi ridisegnarla?

Anch’io scrivo, quando scrivo un romanzo che val la pena di leggere, dal mio buio. E vengo letto, quando qualcuno trova piacere nel leggermi, se riempio di luce un buio. In attesa di un mattino al quale raccontare il nostro cuore e dove si sciolgano le nostre paure.

 

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