Orfeo ed Euridice

Cari kidz, ritorniamo nel mondo del mito con Orfeo ed Euridice, la cui storia è narrata dal poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi. Figlio del dio Apollo e di Calliope, musa della poesia, Orfeo era il più dolce cantore e il più soave poeta di tutta la Tracia, si narra, infatti che col suo canto dolcissimo aveva il potere di muovere gli alberi e di rendere mansuete le belve. Un giorno, Orfeo vide la ninfa Euridice e se ne innamorò perdutamente fino a chiederle di sposarlo, Euridice fu felice di accettare e quando giunse il tempo delle nozze, già vestita da sposa, volle aggiungere un ornamento alla propria bellezza: una piccola ghirlanda di fiori. Ma, mentre si chinò per raccogliere un fiore, da sotto una roccia apparve una serpe che la morse sul tallone lasciandola priva di vita.

Orfeo aveva perduto la sua amata nel giorno stesso delle nozze, e si sentiva il più disperato fra gli uomini, nulla poteva lenire il suo immenso dolore e l'immagine di Euridice lo seguiva dappertutto rendendogli il lutto ancora più insopportabile.

Un giorno, persuaso di non poter più vivere senza Euridice, Orfeo decise di scendere nell'Ade, il regno dei defunti, per tentare di riprendersela. Lì incontrò il mostro Cerbero, guardiano dell'Ade, e Orfeo incominciò a cantare dolcemente per ammansire la belva, il trucco funzionò e Cerbero dimenticò di latrare; il vecchio Caronte lo traghettò senza pretendere l’obolo. Il canto lamentoso del povero Orfeo commosse tutti, persino lo stesso Ade, re degli inferi, che gli restituì la sposa ponendo una sola condizione: egli non si sarebbe dovuto voltare a guardare la sua sposa finchè non fosse uscito da lì. Orfeo esultò di gioia e col cuore pieno di gioia iniziò il viaggio di ritorno seguito da Euridice. Senonchè, quando i due sposi furono giunti alla fine della via sotterranea e già si vedeva la luce, Orfeo non riuscì più a contenere la propria impazienza e si volse indietro dove doveva essere la sua Euridice. Euridice era lì, dietro di lui, ma, appena si posò su di lei lo sguardo di Orfeo, impallidì, divenne come un'ombra trasparente fino a dissolversi in nebbia. La porta dell'Inferno si richiuse subito dopo il passaggio di Orfeo ed egli, disperato, restò lì fuori per ben sette mesi aspettando che si riaprisse. Così Orfeo tornò sulla terra e andò errando per le montagne dando libero sfogo al suo dolore, suonando con la sua lira solo melodie malinconiche, in onore della sua sposa che non era riuscito a strappare alla morte.

Come avrete capito, cari amici, il lieto fine non appartiene al mondo del mito, di sicuro però, lo è quello della poesia e dell'amore senza misura, quello che non sa attendere anche solo un altro passo in più.

L'autore di questo post

Specialista in crollo di librerie, appassionata di storie tanto da credere di viverne una ogni giorno. Siciliana, mamma, webwriter. Parlo poco e sorrido molto. Questa sono io.

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