Che musica sia… con Nidi di note!

Nella foto un frammento della copertina di Nidi di note 

Si può raccontare la musica? Sì, si può, nel senso che alle note si sostituiscono le parole e alle melodie le storie.

E magari viene fuori una cosa noiosa? No, viene fuori un capolavoro che si intitola in un modo così poetico che non lo scordi più: Nidi di note edizione Gallucci. Ma dai… Ma sì. Viene fuori una storia grande grande, che è la storia di tutte le storie, e tante altre piccole, una per ogni tipo di suono che l’orecchio può ascoltare.

Però… Beh, è facile se metti insieme Bruno Tognolini (quello della Melevisone, dell’Albero azzurro, di Rima rimani e altri libri? Sì, il cantastorie sardo che vive a Bologna), Paolo Fresu (ah sì, sassofonista, che suona anche tromba, cornetta e flicorno, visto al Festival di Berchidda, ma è famosissimo! Sardo pure lui), Sonia Peana, che è una violinista ed un’educatrice (guarda, quando si dice il caso, sarda anche lei, di Alghero) e Alessandro Sanna, un illustratore che spruzza i colori sul foglio rendendoli docili e impalpabili (sardo pure lui, scommetto. Lo era il papà, lui è nato tra Verona e Modena).

Insomma, viene fuori una bella storia, ma quale storia? Spiegare una poesia – e Nidi di note lo è – è più difficile che leggerla, chiudere gli occhi e farsi prendere per mano dall’emozione.  Va bene, ma cos’è questo libro?! Intanto, è un libro con un cd. un leggi e ascolta.

C’era una volta una coppia di tiranni che con il loro canto rendevano schiavi i loro sudditi. Un canto ingannevole e stridulo, ma come puoi riconoscere il rumore se non hai mai ascoltato il suono? Come puoi disprezzare la cacofonia, se non hai mai sentito l’eufonia? Pensi che così giri il mondo. Che ci debbano essere per forza i liberi e gli schiavi, i potenti e i deboli, i ricchi e i poveri. E questa è la storia di tutte le storie. E poi? E poi c’è una coppia di bambini. Meno male, senza come si fa? E già, senza i bambini il mondo starebbe fermo. Sono loro che lo muovono con la loro curiosità. E, naturalmente, la curiosità li spinge a cercare ciò di cui si vocifera nel regno: pare che  esista un reame lontano in cui il sole spande nell’aria una bellissima musica e la luna un dolcissimo canto. Cirino e Coretta (che sono poveri, ma l’amore per le cose nasce dalla povertà, diceva Platone. Platone? Sì, il filosofo greco, ma non perdiamoci in divagazioni) si mettono in viaggio e attraversano dieci paesi: Iniziò, Forsecè, Machiè, Fanonfa, Fortepià, Suegiù, Menopiù, Maconché, Suonoqui, Poifinì.

Mi ricorda tanto un altro libro. Sì, quello di Rodari: I viaggi di Giovannino perdigiorno. Come sono questi paesi? Sono paesi bloccati, immobili, rigidi, dove se si fa una cosa non si fa l’altra. Se si piange, non si ride, se si va forte non si va piano, se si è uno non si può esser molti, se si è uguali non si può essere diversi. Insomma, sono il contrario della vita. E anche il contrario della musica perché i suoni possono essere prodotti da uno o più strumenti, i suoni acuti esistono accanto a quelli gravi, i deboli accanto a quelli forti, il suono accanto al silenzio. Ecco perché ogni storia racconta la musica. La musica e l’uomo, le sue contraddizioni. E già.

La mia maestra direbbe che è un percorso di educazione musicale. Lo è! Sonia Peana lo spiega alla fine del libro. L’album nasce come progetto (tutto suo) dedicato ai Nidi d’Infanzia per insegnare la musica ai piccolissimi. Poi lei chiama a raccolta i suoi amici e diventa un bellissimo album illustrato, Gallucci lo pubblica e che fai, non lo compri? 

Ah, ma non hai detto come finisce. Cirino e Coretta trovano il Sole e la Luna? E gli sciocchi tiranni? Beh, il finale è lieto, ma in una maniera poco fiabesca e molto realista. Cioè? Leggi e ascolta. 

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