I mondi di Albie Bright (Mondadori)

i mondi di albie bright

Christopher Edge, I mondi di Albie Bright, Mondadori

Se credete di aver capito la fisica quantistica, vuol dire che non l’avete capita.

Questa citazione, attribuita al fisico americano Richard Feynman, apre i Ringraziamenti de I Mondi di Albie Bright e un po’ mi ha rassicurato perché, in effetti, la fisica quantistica, anche una volta arrivata alla fine del libro, per me resta un grande mistero. Non è necessario, però, conoscere i principi della fisica, quantistica o meno, per accompagnare Albie Bright nei suoi viaggi. Certamente, invece, occorre mettere in valigia un po’ di fantasia e lasciare a casa alcune domande razionali, tutti i “ma come è possibile?” che possono venirvi in mente.

Albie e Al, due viaggi (im)possibili

Leggendo il romanzo di Christopher Edge ho pensato che, se i personaggi dei libri potessero uscire dalle loro pagine e andare in giro, certamente Albie Bright andrebbe molto d’accordo con Al, il protagonista di In viaggio nel tempo con il criceto, un libro che ho letto ormai diversi mesi fa ma che mi sembra di aver chiuso solo ieri.

I due ragazzi hanno molto in comune, a partire dal nome: Albie e Al sono diminutivi di Albert ed entrambi hanno questo nome in onore di Albert Einstein, grazie alla passione per la scienza dei genitori.

Albie e Al poi hanno in comune un dolore grande, quello della perdita di uno dei due genitori: il padre nel caso di Al, la madre per Albie.

La scienza, ancora una volta per entrambi, apre la possibilità inattesa di ritrovare ciò che si è perduto, con un viaggio fantastico.

Al viaggia nel tempo, grazie a una macchina alquanto rudimentale costruita e lasciatagli dal padre, Albie invece – qui entra in gioco la fisica quantistica – viaggia attraverso mondi parelleli.

Al scoprirà sulla propria pelle che viaggiare nel tempo può portare a scombinare il presente, come ha insegnato a tutti noi il film Ritorno al futuro, uno dei film preferiti della madre di Albie (e qui c’è un altro nodo tra i due libri) che il nonno guarda spesso come per voler mantenere vivo il legame con la figlia che non c’è più.

Un aiuto dalla fisica quantistica

L’idea di usare la fisica quantistica per ritrovare la madre arriva ad Albie dal padre. Dopo il funerale, quando gli chiede del paradiso, il padre, infatti, comincia a parlare di fisica quantistica e dell’esistenza di universi paralleli:

Immagina una sfilza di pianeti Terra allineati nello spazio” ha detto. “Uno dietro l’altro, come la fila per lo scuolabus. Ognuno di questi mondi paralleli è identico al nostro pianeta, ma con una piccolissima differenza: in uno di questi mondi hai appena vinto la lotteria, mentre in un altro sei stato divorato da uno squalo. Tutto quello che può accadere accade davvero da qualche parte.

Allora, come logicamente si interroga subito Albie, in un universo parallelo sua madre non si è mai ammalata di cancro ed è ancora viva?

Albie comincia a pensarci seriamente e comincia a convincersi che sia realmente così.

A questo punto deve solo capire come arrivare in quel mondo parallelo.

La persona che potrebbe aiutarlo più di tutte è il padre, ma questi sembra troppo occupato per stare dietro alle domande del figlio; involontariamente, però, scioglierà qualche dubbio quando il ragazzo troverà nella biblioteca della scuola un suo libro di divulgazione (La guida di Ben Bright all’universo) dove è approfondita anche la fisica quantistica. Il padre, infatti, è un celebre divulgatore, soprattutto televisivo, che in precedenza lavorava insieme alla moglie al CERN.

Ad aiutare Albie ci sarà la stessa madre, grazie al ritrovamento di un suo portatile, speciale perché legato al lavoro all’interno del CERN: un “prototipo di computer quantistico” che ha persino dentro “un mini acceleratore di particelle all’interno di un microchip – un mini Grande Collisore di Androni –” (ok, lo ammetto, qui mi sono un po’ persa ma fortunatamente il protagonista della storia sembra capirci qualcosa).

Comincia così, inaspettatamente, il viaggio di Albie che, attraverso vari mondi, lo porterà a incontrare versioni alternative di sé e dei suoi familiari. Come gli aveva infatti raccontato il padre, tra gli universi paralleli – anche quando sembrano uguali – c’è sempre una seppur piccola differenza. A volte troverà qualcosa che nella sua vita gli manca (come le attenzione del padre), altre volte farà degli incontri di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

Tre personaggi, tre universi paralleli

Sono tre i personaggi che stanno vivendo l’assenza della madre, tre generazioni di uomini. C’è il nonno che ha perso la figlia; il padre che ha perso la donna amata e c’è il figlio che ha perso la madre. Ognuno di loro ha il suo mondo di vivere il dolore ed è come se fossero tutti degli universi paralleli che non riescono a vedersi/comunicare.

È Albie a raccontare la sua storia, ma (attraverso di lui) intravediamo anche il nonno e il padre, oltre ciò che lui stesso ci vede e racconta. E alla fine del suo viaggio Albie stesso vedrà che anche nel suo mondo non tutto è proprio come sembra.

Un libro avventuroso che diventa, nel crescendo del finale, molto commovente. La scrittura di Edge è essenziale e diretta, non cerca la commozione facile (e in alcuni punti la potrebbe trovare facilmente). Tra i punti a favore del volume anche la bellezza dell’illustrazione di Matt Saunders che, a colori in copertina, si ripete uguale a ogni inizio capitolo in bianco e nero e ci porta all’ingresso di un mondo notturno, tra sogno e realtà.

Come nella testa di Albie, a fine lettura ci restano in mente le parole della madre, come un consiglio da portare sempre con noi, anche se non siamo scienziati:

Una volta avevo chiesto a mamma perché aveva deciso di diventare una scienziata. lei mi aveva risposto che quello che le piaceva di più della scienza era il fatto che non si limita ad accettare le cose come stanno. Gli scienziati pongono domande, fanno scoperte e a volte finiscono per cambiare il mondo. Si scopre solo quello che è possibile, sosteneva, cercando di fare l’impossibile.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.