In mezzo al mare (Il Castoro)

in mezzo al mareMary Beth Leatherdale, illustrazioni di Eleanor Shakespeare, In mezzo al mare, Il Castoro

Ci sono alcuni libri che, più di altri, parlano del nostro tempo e al nostro tempo. Poi, sfogliando le pagine, ci si rende conto che il nostro tempo non è poi così diverso da un tempo passato, cambiano le coordinate geografiche, ma restano (purtroppo) gli stessi orrori e (fortunatamente) le stesse speranze.

In mezzo al mare. Storie di giovani rifugiati è un racconto corale, affidato alla penna della scrittrice canadese Mary Beth Leatherdale che ha raccolto (grazie a ONG, giornalisti, associazioni e volontari) cinque storie di rifugiati, diverse per origine e destinazione, quattro dalla loro stessa voce e una grazie al Museo commemorativo dell’Olocausto con la registrazione di una testimonianza orale. Alle storie si accompagnano diversi box per informare il lettore riguardo ai contesti storici delle diverse migrazioni e al flusso di migranti coinvolto.

Accompagnano le cinque storie le illustrazioni di Eleanor Shakespeare, mescolando fotografie e disegno e con un forte impatto visivo.

Ruth, Puh, José, Najeeba, Mohamed

Grazie a una registrazione arriva a noi la storia di Ruth, che a diciotto anni, per sfuggire ai nazisti e alla politica antisemita, lascia la Germania imbarcandosi per Cuba ma viene respinta insieme ad altri 936 passeggeri, tutti costretti a ritornare in Europa. Ruth con la sua famiglia trova asilo a Londra prima di ottenere il visto per gli Stati Uniti, ma molti altri passeggeri dello stesso transatlantico, il St. Louis, non ricevendo asilo altrove moriranno durante l’Olocausto.

Ancora più giovane, il quattordicenne Puh lascia la famiglia e gli amici, fugge dal Vietnam e attraversa il Mar Cinese Meridionale; la sua meta finale sono gli Stati Uniti ma si ritrova in mezzo al mare per 14 giorni, vittima di attacchi di pirati che lo lasciano senza alcun bene e poi, giunto in Malesia, è rinchiuso in un campo profughi sovraffollato prima di riuscire a raggiungere un cugino a San Francisco.

Seguono le storie di José che a 13 anni, nel 1980, lascia Cuba con la sua famiglia; di Najeeba che, sempre insieme alla sua famiglia, fugge dai talebani lasciando l’Afghanistan e finendo – dopo un lungo e difficile viaggio – in un centro di detenzione per immigrati in Australia; di Mohamed che, dopo aver perso i genitori durante un bombardamento, parte dalla Costa D’avorio a 13 anni, giungendo prima a Malta e infine in Italia, dove oggi lavora come portiere in un albergo e, nel tempo libero,  come fotografo di strada.

Persone, non numeri

Le testimonianze dei cinque giovani rifugiati sono accompagnate da numeri, ma non si tratta di fredde statistiche: dietro quei numeri ci sono altrettante persone, molte delle quali non ce l’hanno fatta.

È bene che questi numeri vengano ricordati a tutti, affinché non sia più possibile fare finta di niente e voltarsi dall’altra parte. Così leggiamo dei due milioni di vietnamiti che lasciarono il loro Paese dopo la guerra del Vietnam e dei 500.000 che morirono in mare, dei 3,6 milioni di profughi afgani (in seguito agli attacchi dei talebani e a una grande siccità che ha colpito l’Afghanistan nel 2000), delle 125.000 persone imbarcate nel 1980 per lasciare Cuba e cercare rifugio negli Stati Uniti…

Ognuna delle cinque testimonianze del libro si conclude con “Cosa accadde a…”, qui il lettore può tirare un sospiro di sollievo leggendo come per Ruth, Puh, José, Najeeba, Mohamed la storia abbia avuto un lieto fine (per quanto possa essere un lieto fine ritrovarsi lontano dalla propria terra e dai propri affetti, dovendo spesso affrontare pregiudizi e difficoltà di ogni tipo), ma sappiamo bene che il lieto fine non è per niente scontato.

A Cuba la gente protestava per non fare sbarcare i 936 ebrei che viaggiavano, come Ruth, sulla St. Louis; a causa del gran numero di vietnamiti (i boat people) che rischiarono la vita nel Mar Cinese Meridionale per lasciare il Vietnam, la Malesia e la Thailandia smisero di ammettere profughi; i rifugiati cubani negli Stati Uniti erano vittime di numerosi pregiudizi; in Australia il trattamento dei richiedenti asilo è stato ritenuto lesivo della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura; in Europa i migranti, dopo aver rischiato di annegare in mare, sono rinchiusi al loro arrivo in campi di detenzione sovraffollati e, partiti in cerca di un posto migliore, si ritrovano in realtà sempre più ostili.

Passato, presente e… il futuro?

Il libro si apre con un breve excursus storico per raccontare come, per centinaia di anni, tantissime persone siano state costrette a migrare a causa di guerre, carestie, persecuzioni religiose e crisi economiche.

Questa prima panoramica va dal 1670, con la fuga degli ugonotti dalla Francia all’Inghilterra, al 1914 quando centinaia di indiani sikh, nonostante fossero cittadini britannici, furono respinti dalla Columbia Britannica – provincia canadese – e furono costretti a tornare in India dove era appena cominciata la Prima Guerra Mondiale.

L’excursus continua in fondo al libro, dal 1935, con gli ebrei tedeschi del transatlantico St. Louis rifiutati a Cuba, fino ai giorni nostri, con le migliaia di persone che rischiano la vita attraversando il Mar Mediterraneo.

Questo libro, parlando del passato più o meno vicino, ci ricorda che nella Storia tutti i popoli sono stati migranti, e guarda al futuro. Al futuro sono affidate queste storie, con la speranza di un presente e di un domani aperti all’ascolto, all’accoglienza, alla comprensione e a politiche che, in nome di facili consensi, non perdano di vista i diritti dell’uomo, qualunque sia la sua origine.

Come scrive l’autrice nella sua Introduzione:

A un primo sguardo, i profughi che vediamo nei telegiornali e le avversità che affrontano sembrano non riguardarci da vicino. Non si tratta di un nostro problema. In realtà, la nostra decisione di agire, o di stare a guardare, ha un impatto sulle tragiche circostanze che essi devono fronteggiare. […] Il coraggio che hanno dimostrato lasciandosi alle spalle tutto ciò che amavano per cercare pace e sicurezza, e la resilienza con cui hanno affrontato viaggi terrificanti, riporta la speranza in ciò che la vita rappresenta.

Non solo per loro, ma per tutti noi.

In mezzo al mare, edito da Il Castoro, è stato tradotto in collaborazione con i ragazzi volontari della Biblioteca IBBY di Lampedusa e una parte della vendita del libro sarà utilizzata a sostegno della biblioteca stessa.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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