L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini

Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria, la giornata che, dal 2005, ricorda le vittime dell’Olocausto. Il 27 gennaio è il giorno in cui le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando 7.000 superstiti. Altri 60.000 detenuti erano stati portati via dai nazisti durante la loro ritirata, verso i lager dell’Ovest, in una marcia a cui pochi sopravvissero. Era il 1945, sono passati 70 anni e sei milioni di ebrei furono vittime dello sterminio nazista (ma bisogna poi ricordare che le vittime furono molte di più, comprendendo  prigionieri di guerra, Rom e Sinti, disabili, omosessuali, testimoni di Geova, dissidenti politici…). I numeri che accompagnano  questa pagina nera della nostra storia ci fanno a volte dimenticare che dietro a ogni unità numerica c’era una vita, legata ad altre vite, un volto e una storia.

Per questo motivo in questo Giorno della Memoria, grazie a un albo in libreria dal pochi giorni, vogliamo ricordare una vita e una storia, quelle di Janusz Korczak, pedagogo, scrittore e medico polacco.

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Non ci è concesso lasciare il mondo così com’è

J.K.

L’ultimo viaggio, scritto da Irène Cohen-Janca, illustrato da Maurizio A.C. Quarello ed edito da Orecchio Acerbo racconta  attraverso gli occhi di un giovane ragazzo, Simone, la figura del dottor Korczak, Pan Doktor, e dei bambini della Casa dell’Orfano a Varsavia (un suo progetto e struttura di cui era direttore) a partire da quando, il 29 novembre del 1940, sono costretti a lasciare la bella casa al numero 92 di via Krochmalna per raggiungere il ghetto e vivere prima in una casa e poi (restringendosi sempre più le strade riservate al ghetto) in un’altra. Nel ghetto c’è la miseria, la fame e la morte, ma Korczak è un uomo che veglia sul proprio castello interiore  e, con il suo stesso esempio, esorta i bambini a vegliare sul proprio. L’ultimo viaggio dei bambini della Casa dell’Orfano è quello del 5 agosto del 1942, quando i tedeschi arrivano all’improvviso e li mettono in marcia per raggiungere il treno che li porterà al campo di sterminio di Treblinka, a nord di Varsavia. Sono 192 bambini e 10 adulti, tra questi ultimi anche Pan Doktor che, nonostante gli fosse stata offerta la possibilità di restare (era una personalità molto nota), non volle lasciare i suoi bambini.

La voce narrante, quella di Simone, tiene per mano Mietek, un bambino arrivato da poco all’orfanotrofio e di cui si prende cura come tutore; attraverso le sue parole conosciamo Korczak mentre racconta delle fiabe, la sua attenzione e il rispetto per i bambini, non stupidi ma neanche buoni per costituzione, conosciamo la Repubblica dei bambini, con il suo Parlamento, i suoi Deputati e un Tribunale in cui tutti potevano essere denunciati, adulti e bambini,  nessuno esente.

Irène Cohen-Janca e Maurizio A. C. Quarello, sempre per Orecchio Acerbo, hanno realizzato L’albero di Anne (che ricorda Anne Frank) e Il grande cavallo blu (di quest’ultimo vi abbiamo parlato qui), e anche in questo caso parole e immagini colpiscono il lettore su tutti i fronti, lasciandolo disarmato di fronte a tanta grazia accanto a tanta violenza, quando la prima trova parole e forme che, alla fine, riescono a oscurare la seconda.

La storia di Korczak nasce molti anni prima del novembre del 1940, L’Ultimo viaggio la introduce e ne lascia intravedere l’importanza, portando (spero in molti) al desiderio di approfondire il pensiero e la vita di quest’uomo (nel sito a cura della cattedra di polacco dell’Università di Genova trovate molto materiale utile). Vi invitiamo anche a riprendere in mano Re Matteuccio, nella vecchia pubblicazione Emme Edizioni oppure nella riduzione (in attesa della versione integrale) Progedit.

Per finire, vi segnaliamo una serie di eventi legati alla presentazione de L’Ultimo viaggio (vi consigliamo di rimanere aggiornati sul sito della casa editrice o nella loro pagina facebook).

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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