George, monello alchimista, e lo scopo delle medicine

“Se una persona ha brutti pensieri, dopo un po’ glieli leggi in faccia. E quando i brutti pensieri li ha ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, il suo viso diventa sempre più brutto, finché diviene talmente brutto che non sopporti quasi più di guardarlo. Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta”

Questa bella citazione che descrive “gli Sporcelli”, disgustosa coppia di coniugi di cui ci riferisce Roald Dahl nell’omonimo libro, è straordinariamente acuta e veritiera, e si adatta perfettamente a un altro personaggio dahliano, altrettanto ripugnante, la nonna di George. Quest'ultimo è il monello-alchimista protagonista de “La magica medicina”, romanzo uscito in Inghilterra nel 1981 e pubblicato in Italia nel 1991 da Salani, consuetamente accompagnato, come gli altri libri dello scrittore inglese, dalle illustrazioni di Quentin Blake.

George vive con il papà e la mamma in una fattoria isolata in campagna, dove si annoia parecchio perché non ci sono molti bambini con cui giocare. Oltretutto, è spesso costretto a restare in casa con la nonna, una vecchiaccia maligna, gracchiante e rabbiosa, con i denti marroncini e la bocca “raggrinzita come il sedere di un cane", che si diverte a tiranneggiare il nipote e a raccontagli storie di improbabili pasti a base di gustosi scarafaggi e succose forbicine dalle pinze taglientissime.

Una nonna che non ha nulla a che vedere con le dolci, care e amabili vecchiette, come la nonna del ragazzino de “Le Streghe”, ma piuttosto una vecchia megera “seduta nella sua poltrona accanto alla finestra, a bofonchiare, borbottare, brontolare, lamentarsi e lagnarsi di questo o di quello”, un’egoista dispotica affine alla perfida signorina Spezzindue, direttrice della scuola elementare di Matilde.

Beh, in casi come questi, di soprusi perpetrati da adulti tracotanti a danno dei bambini, la monelleria è più che giustificata. Se poi è pensata a fin di bene, tanto meglio! George, infatti, per vendicarsi delle angherie subite, ricorre a un “piano portentoso”: confeziona una “magica medicina” davvero eccezionale, una pozione che possa redimere la nonna e “spazzare via quell’odore di strega che le aleggiava intorno”.

“(…) Un bel cucchiaio, forza, nonna, su!
Tappati il naso e buttalo giù giù.
E’ buona, non è vero, nonna cara?
Forse ti sembra un pochettino amara?
Chissà se esploderà la vecchia arpia,
Dal camino volandosene via?”

Anche ne “La magica medicina”, come in Matilde, che abbiamo incontrato nella precedente puntata, ritroviamo la bizzarra genialità e il gusto grottesco di Dahl, che affida al piccolo George un curioso compito, eliminare la nonna, o per lo meno darle una bella lezione. Ed è così che George s’improvvisa piccolo chimico e crea un intruglio miracoloso, ottenuto mescolando in un grande pentolone gli ingredienti più assurdi: shampoo e paraffina liquida, deodorante e polvere antipulci per cani, peperoncini rossi extra piccanti, pillole per cavalli con tosse cavallina e per maiali affetti da zampone, antigelo e cera da scarpe e chi più ne ha più ne metta. 

Quanti volessero cimentarsi con la preparazione di questa speciale bevanda, sappiano che è sufficiente solo qualche minuto di cottura sul fuoco e poi è pronta! Attenzione però agli effetti: la magica pozione è un po’ come il fungo assaggiato da Alice, e la nonna di George, dopo averne trangugiato un solo cucchiaio, inizia a crescere ininterrottamente fino a bucare il tetto di casa con la testa!

La terapia prodigiosa  viene sperimentata anche su alcuni animali della fattoria, che raggiungono dimensioni gigantesche, inducendo il signor Kranky, il papà di George che di mestiere fa l’agricoltore, a confezionare nuovi barattoli della pozione per far ingrassare i polli. I risultati purtruppo non sono entusiasmanti, perché il bambino non ricorda bene tutti gli ingredienti utilizzati la prima volta.

L’ultimo tentativo di riprodurre la magica medicina è l’ennesimo flop: invece che far crescere a dismisura, fa rimpicciolire a vista d’occhio. Ahimè, la cara nonnina beve un po’ del nuovo beverone scambiandolo per una tazza di tè ed improvvisamente si restringe fino a sparire… State già andando a caccia degli ingredienti giusti, non è vero?

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2 commenti su "George, monello alchimista, e lo scopo delle medicine"

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