Le Olimpiadi dei piccoli

“Correre, saltare, lanciare, divertirsi!”: questo il motto con il quale, lo scorso 22 giugno, gli archeologi della società di servizi archeologici, Archeologica srl, hanno accolto piccoli atleti in erba nella bella cornice della masseria didattica Albano a Foggia, animando la serata con riti e giochi ispirati alle antiche Olimpiadi, nate ad Olimpia appunto, in Grecia, più di duemila anni fa, nel 776 a.C.

L’evento è stato organizzato nell’ambito della manifestazione “Masserie sotto le stelle” (www.masseriesottolestelle.com), un’occasione unica e preziosa per consentire a grandi e piccoli di visitare le antiche masserie presenti nella propria regione, trascorrere una piacevole serata immersi nel verde, lontano dalla calura cittadina, assistere a spettacoli di danza e musica o, per i più piccoli, partecipare a laboratori didattici, scrutare il cielo seguendo le indicazioni di astrofili o riscoprire i sapori, i suoni, gli odori della natura…

L’accensione delle fiaccole, come da antica tradizione portate in processione da due giovani e promettenti tedofori, e il rullo del tamburo hanno segnato l’avvio delle gare. Cinque le discipline sportive in cui gli atleti, divisi in tre squadre (‘Tedofori’ ‘Olimpionici’ e ‘Discoboli’), si sono misurati: il lancio del peso, la corsa, il lancio del disco, la staffetta e il tiro alla fune. A sostenere e incoraggiare le squadre una tifoseria d’eccezione, composta da genitori più entusiasti dei propri figli e archeologi presenti in una veste insolita, non quella di scavatori e narratori di storie antiche ma di animatori, giudici di gara e spettatori divertiti.

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L’incontro tra adulti e bambini, mediato da chi opera al servizio del territorio e dei beni culturali in esso presenti e trasformato in un momento di gioco e divertimento all’aria aperta, può infatti diventare il pretesto per avvicinare i più piccoli alla storia, stimolare la loro curiosità, accendere interessi, innescare positivi meccanismi di crescita e conoscenza che coinvolgano anche i genitori e li sollecitino ulteriormente a vivere esperienze di questo tipo con i propri figli. In tal senso, lo sforzo da parte degli archeologici in particolare e più in generale di tutti gli operatori culturali dovrebbe essere quello di agire anche e soprattutto nell’interesse dei bambini e di riuscire, attraverso il singolo laboratorio didattico o evento ludico, a creare le giuste premesse culturali affinché il bambino di oggi diventi il cittadino attento, rispettoso, critico e responsabile di domani.

I giochi olimpici si sono conclusi con la proclamazione della squadra vincitrice e la premiazione dei migliori atleti, incoronati come avveniva nell’antica Grecia con corone. E poco importa se questa volta al posto delle foglie d’alloro, le corone erano intrecciate con foglie di salvia… Quel che conta è che i bambini abbiano corso, lanciato, saltato in allegria e serenità, abbiano compreso che a volte una semplice corona può inorgoglire di più di una medaglia e che persino lo sport nasconde un pezzo di un passato lontano che molto spesso ignoriamo… Quel che conta è che genitori e figli abbiano giocato assieme e scoperto un modo nuovo di condividere il tempo e apprezzare i luoghi in cui si vive.

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A noi archeologi rimane la soddisfazione impagabile di essere riusciti a comunicare la nostra passione e il nostro impegno anche attraverso il gioco e di aver insegnato un modo insolito e “antico” di vivere lo sport. E il sorriso di un bambino spesso può bastare a restituirci quell’entusiasmo e quella voglia di fare e resistere che questi tempi difficili e precari quotidianamente fanno vacillare.

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Alla prossima Olimpiade!

 

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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