L’albero dei ricordi (Gallucci)

l'albero dei ricordi

Britta Teckentrup, L’albero dei ricordi, Gallucci

Quanto può essere difficile parlare di perdita e di lutto?

A volte, anche da adulti, non si trovano le parole per se stessi, quando sembra impossibile accettare il fatto che una persona a noi cara non ci sia più. Come trovare allora le parole adatte (esistono, poi, parole adatte?) per parlare di morte a un bambino che, da un giorno all’altro, può vedere cambiare la propria vita all’improvviso per la perdita di una persona cara?

Certo non sono una medicina né una cura per non sentire più alcun dolore, eppure alcuni libri possono avere la capacità di parlare di quel dolore, farlo sentire accolto e dare, magari, anche una speranza nel futuro.

Gli albi illustrati grazie alla loro capacità di comunicare con parole e immagini hanno il vantaggio di poter arrivare in maniera più immediata e intuitiva anche ai lettori più piccoli e a volte possono così trasfomarsi in un piccolo aiuto per trovare le risposte (perché una risposta unica non esiste) alla domanda più grande di tutte.

Se Volpe non c’è più…

Tra le pubblicazioni più recenti, L’albero dei ricordi si distingue certamente per la sua poeticità e delicatezza. Il libro affronta l’argomento della morte attraverso il mondo degli animali. Questa scelta permette di poterne parlare universalmente, senza andare a toccare una perdita specifica (la morte di un nonno, di un genitore, di un amico…). L’albero dei ricordi grazie alle sue illustrazioni si rivolge a una fascia d’età piuttosto larga: le tavole di Britta Teckentrup, infatti, sono vicine al mondo dell’infanzia ma allo stesso tempo colpiscono anche un occhio adulto. La Teckentrup, artista e illustratrice tedesca già presente nel catalogo Gallucci con diversi titoli tra cui Il Grande Muro Rosso e Uno come nessuno, riesce a raccontare oltre al dolore della perdita il sorriso che nasce dal ricordo, soprattutto quando condiviso.

Siamo nel bosco dove Volpe, dopo una vita lunga e felice, raggiunge il suo posto preferito nella radura; è molto stanca, si sdraia, chiude gli occhi e si addormenta per sempre. Come il respiro di Volpe si affievolisce e si spegne, così anche le parole del testo perdono pian piano il loro colore, da nero a grigio, diventando quasi un sospiro.

Volpe rimane sdraiata nella radura. La neve cade e finirà per coprirla del tutto, ma pian piano gli animali che la conoscevano cominciano ad arrivare e a raccogliersi intorno a lei: ci sono Gufo, Scoiattolo, Faina, Orsa, Cervo… Tutti rimangono a lungo seduti in silenzio, perché le hanno voluto bene e sono tristi. A un certo punto però Gufo ricorda ad alta voce di quando lui e Volpe erano giovani. Un sorriso spunta sul muso di tutti e anche gli altri animali del bosco cominciano a raccontare i loro ricordi legati a Volpe.

Mentre gli animali sono intenti a parlare, nel punto in cui Volpe è stata ricoperta dalla neve, spunta una pianta arancione. Man mano che le storie vengono raccontate la pianta cresce e diventa più bella. Quella che era solo una piantina sarà presto un albero, sempre più grande e robusto, un vero e proprio rifugio e riparo per gli animali del bosco.

Tra radici e cielo, un inno alla vita

La perfetta immagine dell’albero, con da un lato le radici e dall’altro l’estensione verso l’alto in una miriade di rami, diventa così un vero e proprio inno alla vita, perché raccoglie ricordi e amore, facendo sentire la presenza di chi non c’è più, ma proietta anche verso l’alto, verso il futuro.

La scelta cromatica dell’autrice, con il bianco e i colori tenui del bosco sotto la neve interrotti dai colori di tutte le stagioni quando presenta i ricordi degli animali e dall’arancione acceso del nuovo albero, contribuisce a trasmettere un messaggio di calore e di forza.

Contraddicendo in parte quanto scritto all’inizio, sarebbe un vero peccato se questo prezioso albo rimanesse confinato in una categoria (libri per parlare di morte”)prima di tutto perché si fa sempre un torto a un bel libro forzandolo in una categoria ma anche perché L’albero dei ricordi in realtà parla della vita nella sua pienezza, anche nel suo aspetto più doloroso che, comunque, le appartiene.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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