La volta che ho incontrato un tombarolo

“Un amico di un mio amico, io praticamente non lo conosco, ha trovato per caso un vaso antico: lo può tenere vero?!”

Voglio dirvi una cosa: qualsiasi mestiere sceglierete quanto sarete grandi, arriverà, presto o tardi, quel momento di incredulità misto a disagio nel quale, confrontandovi con le altre persone, non potrete credere alle vostre orecchie (o ai vostri occhi), il vostro sopracciglio si solleverà prepotente e un unico pensiero si formulerà nelle vostre teste: “Eh?!”
In misura diversa e per motivi assolutamente differenti, ogni professionista vivrà, nell’arco della sua carriera, un momento di questo tipo. Capita al dottore quando il paziente si presenta con la propria diagnosi bella che fatta made in Wikipedia, succede agli architetti quando il cliente suggerisce una soluzione alla Renzo Piano, avviene all’archeologo quando un signore racconta con piacere di come anni prima avesse fatto delle buche in un campo perché dalla terra uscivano delle “piastrelline” colorate che sembravano piuttosto vecchie.
Ed è capitato anche a me, diverse volte anche. Per questo voglio raccontarvi alcuni episodi che ho vissuto nell’arco degli anni.

“Piccozze nel bosco”

Mi piace camminare, mi piace molto camminare. Quindi capita spesso che, d’autunno, con la scusa di cercare due funghi, ne approfitti e mi conceda una bella passeggiata nel bosco. Io ho la fortuna di abitare, tutto sommato, molto vicino ai boschi, perciò non è inusuale passare le domeniche d’autunno così, con una bella camminata nella natura. E proprio durante una di queste escursioni con un gruppo di amici che è successo il fattaccio. Come sempre ci eravamo volutamente persi tra i cerri e i faggi, quando, ad certo punto, abbiamo sentito rumori metallici attraversare gli alberi. Non ci facciamo molto caso, questa zona è molto frequentata ed è possibile siano altri “avventori” a provocare questi suoni. Proseguiamo. Senza rendercene conto, piano piano, ci avviciniamo alla sorgente di questi rumori bislacchi. Riducendo la distanza, riesco a isolare il tipo di suono, un suono a me molto familiare: quando la lama di un piccone colpisce la terra produce uno  “sting” inconfondibile per delle orecchie allenate.

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Ormai ci eravamo avvicinati così tanto a quel rumore che eravamo parte di quella scena: due uomini, probabilmente padre e figlio, con due malepeggio stavano scavando una buca in mezzo al bosco.

Ora, capirete da soli che il primo impatto non è stato dei più sereni, la prima cosa che ci è venuta in mente è che stessimo assistendo a un occultamento di cadavere; era ovvio! Poi guardandoci a vicenda ci siamo rassicurati e con un silente “non può essere” generale ci siamo tranquillizzati, finché quelle due persone non si sono accorte della nostra presenza. A quel punto due erano le opzioni: salutare e andarsene velocemente o chiedere incuriositi cosa stessero facendo. Per fortuna o sfortuna non abbiamo dovuto scegliere perché il probabile padre ci ha anticipato, chiedendoci preoccupato se avessimo visto delle guardie…

Poi ho capito. Quei boschi sono molto famosi nella mia zona. Quando andavo alle elementari ci portavano spesso lì, perché durante la seconda guerra mondiale erano state scavate nel tufo una miriade di gallerie dai partigiani, inoltre quei luoghi erano stati teatro di tragici scontri con i soldati tedeschi.
Quegli uomini stavano scavando perché erano alla ricerca di qualche reperto militare, distruggendo, di fatto, i cunicoli di tufo.
A quel punto la mia reazione non poteva che essere quella: un sopracciglio arcuato e un “Eh?!” incredulo.

“Il salvatore di orecchini”

Sono una persona abitudinaria, da quando sono nata ho sempre passato le vacanze nel solito posto. Non che mi si possa biasimare; il luogo dove vado al mare è, da un punto di vista naturalistico, meraviglioso e, soprattutto, accanto a un sito archeologico tardo antico. Io ho imparato a nuotare con alle spalle casette bizantine: scusate se è poco.
A parte questo moto d’orgoglio, sono letteralmente innamorata di quei luoghi quindi i miei occhi sono particolarmente attenti allo stato del sito archeologico, ormai lo controllo da anni come un genitore ansioso.
Essendo una spiaggia di relativo interesse turistico è necessario prendere possesso di una postazione decente il più presto possibile. Guai ad arrivare tardi, c’è il pericolo di doversi sistemare accanto alla famiglia più chiassosa dell’intero litorale perché è l’unico posto libero rimasto.

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L’incontro con il “salvatore di orecchini” è avvenuto quest’anno. Una mattina d’agosto il mio spirito agonistico doveva essere più forte del solito perché sono andata al mare molto presto, talmente presto che ho visto rientrare i pescatori dalla notte di pesca. Talmente presto che insieme a me c’erano solo le signore di una certa età che si godevano il fresco della mattina. Talmente presto che c’era lui.
Mi ero accorta di una presenza bizzarra sul bagnasciuga, quindi mi sono messa a osservarla: un uomo con indosso una tuta da sub, se ne stava immobile fissando l’acqua. No, un momento, non era proprio immobile, piccoli movimenti li faceva, li faceva eccome. E le sue mani stringevano degli oggetti. Cerco di guardare meglio. In una stringe uno strumento che sembra un rastrello di metallo e nell’altra ha come…oh no. Mi alzo e mi avvicino. Perché non me ne sono accorta prima? Quella persona si trovava proprio sopra al relitto di un’imbarcazione bizantina che gli archeologi avevano scoperto quando io ero ancora una bambina  e che, purtroppo, non è segnalata in nessun modo: solo chi sa la vede. Non va bene, non va bene per niente, perché l’altro strumento che quell’uomo ha in mano è un metal detector.
Questa strana operazione non ha attirato solo la mia attenzione e infatti, in poco tempo, si raduna un piccolo gruppo di spettatori. A questo punto non mi posso più trattenere e domando a quelle persone cosa stesse succedendo, anche se lo sapevo benissimo. Mi viene risposto che quella brava persona sta cercando uno orecchino d’oro caduto nell’acqua alla moglie la sera prima…
La moglie?! L’orecchino?! Sopra il relitto bizantino?! Certo, come no: sopracciglio, poi “Eh?!”

Vi ho raccontato questi due episodi , ragazzi, per farvi un po’ capire la figura del tombarolo. 

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Il tombarolo è colui che cerca gli oggetti antichi per poterli rivendere effettuando scavi clandestini, o meglio sterri, oppure saccheggiando e distruggendo gli scavi archeologici in corso. Queste persone, così facendo, sottraggono alla comunità importanti testimonianze storiche compiendo di fatto un reato.
Non solo. Ce lo siamo detto tante volte, non sono solo i reperti a racchiudere le necessarie informazioni per la ricostruzione della storia, ma molte importanti notizie sono celate nella terra, negli insiemi di strati: indizi preziosi delle azioni degli uomini del passato. Quando il tombarolo scava buchi casuali nella stratigrafia per arrivare al tanto agognato oggetto, distrugge le tracce e la possibilità di ricostruire gli eventi del passato.

Quando sono a scuola, per far capire la gravità delle azioni di questo tipo, chiedo ai ragazzi di chiudere gli occhi e pensare a se stessi, alle persone che sono in questo momento. Poi chiedo loro di immaginare che un ladro rubi loro molti ricordi: la festa di compleanno, il primo giorno di scuola, il giorno in cui si è incontrato il proprio migliore amico, la volta che si è visto per la prima volta il mare.
Alla fine faccio una domanda.
Senza il vostro passato, senza sapere cosa vi è accaduto prima di oggi, senza molti dei vostri ricordi sareste le persone che siete adesso?

Nina Marotta

 

L'autore di questo post

Elisabetta, Francesco, Giovanna, Nina e Samanta: 5 archeologi raccontano l'archeologia ai bambini e dialogano con amici e colleghi archeologi, insegnanti, musei e bambini per spiegare a tutti che il futuro del patrimonio dipende da noi.

1 commento su "La volta che ho incontrato un tombarolo"

  1. Nina é stata una lettura bellissima e ti prego di farla girare e conoscere il più possibile affinché venga pubblicata da UNESCO, FAI, Rai, vimeo, youtube.
    A chi non piacerebbe cercare le cose, magari capita e per sbaglio (si raramente é cosi) invece di farlo volontariamente, ma queste sono domande da porsi.

    La cultura, il nostro mondo nasce tutto da semplici domande. Diffondi queste domande, diffondiamole insieme.

    Ciao
    Marco Di Paolo

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