La scuola dal tetto di paglia (Giunti)

Cao Wenxuan, La scuola dal tetto di paglia, Giunti

Quando leggerai La scuola dal tetto di paglia, che sia tu adulto o giovane, sentirai le sue parole correrti diritte al cuore.

I luoghi, così lontani come la Cina rurale degli anni Sessanta, usciranno nitidi dalle nebbie della tua memoria. I suoi personaggi ti saranno singolarmente conosciuti e allo stesso tempo parte di un mondo ignoto, in cui ti avventuri come uno straniero assetato di emozioni.

La scuola dal tetto di paglia di Cao Wenxuan (Giunti) è un romanzo perfetto per i nostri figli, ma non è un romanzo per ragazzi: come ogni opera scritta con la mano ispirata dalla dea della poesia, non è destinato in particolare a nessuno ma esso appartiene a tutti.

È raro questo senso d’intimità con le storie di un romanzo, forse se ne fa esperienza solo al tempo delle letture fondamentali, quelle che aprono il cammino dell’anima.

La scuola di Campodilino

La scuola elementare dal tetto di paglia sorge a Campodilino. Il governo ha varato la sua politica di alfabetizzazione delle campagne e questa scuola è un fiore all’occhiello, anche se i pavimenti delle aule sono in terra battuta e la vecchia, ribelle nonna Qi non si rassegna a vedere espropriato il campo che, come il figlio mai nato, ha tirato su con duro amore (tanto da boicottare con le sue anatre insolenti l’ispezione della scuola, in uno dei capitoli più divertenti del romanzo, Il campo di artemisia).

Campodilino è adagiata in un paesaggio di rarefatto incanto.  In questo scenario vibrante vive Sang Sang, l’imprevedibile figlio undicenne del preside: è attraverso il suo sguardo, velato di poesia, che entriamo in un mondo di memorie personali e di storie che hanno l’esemplarità di miti semplici ed eterni.

9 capitoli per sette personaggi

Il romanzo si divide come un fiore in nove capitoli dedicati a sette personaggi.

I capitoli sono idealmente conclusi in sé, ma solo insieme disegnano la bellezza della corolla: c’è Grupelata, vittima della crudeltà innocente di Sang Sang e dei compagni per via della sua testa pelata e delle gambe lunghe come trampoli. Grupelata, che “un giorno smise per sempre di essere felice”, riscatta il proprio destino sul palco della scuola, in un ruolo che farà di lui “uno dei ragazzi più affascinanti del mondo” (Grupelata).

C’è Bai Que, la ragazza più bella di Campodilino, e c’è il maestro Jiang Yilun, che nella loro lunga storia di un amore spirituale, fatta di non detti, di fraintendimenti, di parole affidate alle lettere e alla languida melodia del flauto, testimoniano la distanza dolorosa che esiste tra il sogno e la vita (e tutti abbiamo patito un sogno che chiamavano amore) (Bai Que).

C’è il piccolo Xi Ma, che una vecchia zia senza prole accoglie con la resistenza di chi non ha mai condiviso l’affetto familiare; tra frustrazioni e delusioni, la vedova troverà proprio in quel figlio capitato, non ideale, il sostegno della sua vita (Xi Ma).

C’è Du Xiaokang, il figlio della famiglia più ricca di Campodilino, invidiato, ricercato, antagonista e poi amico di Sang Sang: il tracollo patrimoniale e l’ottusa ostinazione del padre disegnano la parabola amara di un ragazzo che, dopo gli agi, sperimenta giovanissimo la durezza della vita e la forza dello spirito (La porta rossa).

C’è l’amore in tutte le sue declinazioni; c’è la complessa verità dell’amicizia, fatta di ammirazione e di rivalità, di amore e di gelosia; c’è la parabola dell’esistenza, in un avvicendarsi delle sorti che non ha giustizia apparente; ci sono molti addii, e c’è il capitolo finale, Il bugigattolo della medicina, forse il più commovente, dedicato al legame matrice di tutti i legami, quello tra padre e figlio: Sang Sang, forse condannato da una malattia incurabile e suo padre, il coriaceo direttore della scuola, piegato ma non vinto, si preparano al saluto più atroce. Alle volte, però, le storie hanno un lieto fine.

Le cose che suscitano la commozione

Dice Can Wenxuan a riguardo dell’universalità della grande letteratura (a cui, senza falsa modestia, sa che appartiene anche la sua Scuola dal tetto di paglia), nella conferenza tenuta nel 1997 all’università di Pechino e riportata nella postfazione,  che per commuovere i giovani (e meno giovani) lettori di oggi non c’è bisogno di rappresentare la vita dei ragazzi di oggi, scimmiottando il loro presunto mondo contemporaneo, con i suoi stereotipi e le sue mode:

i desideri, i sentimenti e i comportamenti dei ragazzi di oggi, e persino le difficoltà che incontrano nella loro vita, sono essenzialmente gli stessi di una volta (…). Da tutto questo possiamo dedurre, in primo luogo, che i ragazzi – persone che ancora non sono diventate adulte – sono gli stessi di una volta, e che farli commuovere è possibile. In secondo luogo, le cose che li emozionano sono sempre le stesse: l’addio alla vita, la separazione, la compassione, il mutuo sostegno nelle avversità, l’aiuto reciproco nei momenti difficili, la comprensione nella solitudine, l’affetto nell’indifferenza (…).

(…) La sola regola che dobbiamo sempre tenere a mente è questa: le cose che suscitano la commozione sono eterne e immutabili.

L'autore di questo post

Prof Favella Stanca di tanti ragazzini e Mamma Caos di due bambini. Mamma e Prof giovane d'esperienza ma non di età, in barba a chi ci dice: è tardi per (ri)cominciare!

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