La rivoluzione del walkman!

C’era una volta, (non) tanto tempo fa, un mondo nel quale, ci si creda o no, ascoltare della musica mentre si stava a poltrire in spiaggia, sotto i raggi del sole, era pura fantascienza. Un’immagine terribile, lo so.
Certo, alcuni avrebbero potuto trovare una soluzione nel portarsi un intero e pesante stereo sulle spalle, ma una probabile conseguenza di un tale eroico atto sarebbe senz’altro stata quella di ritrovarsi un secchiello in un occhio, lanciato magari da un vicino di ombrellone poco paziente nei confronti del baccano. Eh già, tempi oscuri quelli. Almeno fino alla metà degli anni ’80, quando, per ovvia Grazia divina, un piccolo marchingegno discendeva, direttamente dal cielo, sugli scaffali dei nostri negozi. Una piccola gabbietta con un paio di cuffiette (non auricolari, attenzione!).
Signori e signore, era il walkman!

Inventato nel 1979 e venduto inizialmente nel solo Giappone, questo affarino, che ha goduto di un impressionante e ovvio successo almeno fino ai primi anni ’90, poi via via sostituito da altri dispositivi, è diventato in poco tempo il simbolo di un’intera generazione di ragazzi.
Grazie al walkman era finalmente possibile ascoltare musica ovunque si volesse e in maniera del tutto pratica… Il walkman stava in una tasca, sì.
Non serviva nient’altro, a parte, ovviamente, una matita… Insieme alle cuffiette, oggetto di vitale importanza. Una sorta di armadietto del pronto soccorso, in effetti.
L’unico inconveniente stava infatti nelle musicassette che, a furia di ascoltarle e riascoltarle, avevano spesso la cattiva idea di andare in tilt, vomitando nastro in ogni direzione.
Ci si trasformava allora in tanti piccoli chirurghi, ed ecco entrare in scena la matita.
Certosinamente, riproducendo movimenti resi ormai meccanici dall’esperienza, si riavvolgeva il tutto, per poi dar nuovamente il via alla cacofonia di note.

Ormai del walkman si è persa ogni traccia. Ed è anche naturale. Tra Ipod e lettori mp3 vari, va da sé che la sua comodità, ai giorni nostri, è pressoché nulla. Basta infatti un solo dispositivo, ormai, per portarsi appresso la produzione musicale di un intero paese. In una musicassetta, meschina, c’era invece posto solo per una decina circa di canzoni.
Ma, un consiglio, tirate fuori il vostro walkman quest’estate. Così, tanto per gustar nuovamente quel suono con retrogusto disturbato di bisbiglio. E scommetto che, a compensare la qualità audio ci penserà quel piacevole cocktail di ricordi e sensazioni che si farà sicuramente vivo prima ancora di metter le cuffie e premere il pulsante start.

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