La Ratatouille di Remi!

Anche a voi succede di sognare ad occhi aperti di stare a Parigi, in un romantico bistrot, magari con la persona che amate, davanti a qualche golosità tipicamente francese? Che ne so una quiche, una tarte tatin, o perché no…Una ratatouille!

Non potevamo di certo non rendere omaggio al cartoon Disney più foodie che ci sia, ovvero Ratatouille, che prende il nome da una gustosissima pietanza francese a base di verdure.

Non fate quella faccia! Anche il più spietato critico gastronomico di Parigi ha ceduto davanti a questo piatto apparentemente semplice ma con un potere molto apprezzato in cucina, ovvero la capacità di evocare gusti e sapori della nostra infanzia che credevamo perduti.

Oggi cerchiamo di ricreare, per quanto possibile, la ricetta del topolino Remi, il roditore con la passione per l’alta cucina!

Attenzione: Questa non è proprio la ricetta originale della ratatouille, ma abbiamo cercato per quanto possibile di avvicinarci a quella di Remi…è quasi impossibile dato che lui è un grande chef, ma almeno ci proviamo!

Vi servono (per 4 persone)

Per la salsa:

Uno scalogno

Una cipolla bianca

Uno spicchio d’aglio (tritato)

Un peperone rosso

Alloro (una foglia intera)

Timo

Prezzemolo (se le erbe sono fresche è meglio!)

Un cucchiaino di concentrato di pomodoro

Tre pomodori

 

Una melanzana

Due zucchine (possibilmente tonde)

Uno spicchio di aglio

Olio d’oliva

Sale (q.b)

Pepe (opzionale)

Timo (rametto)

Iniziate svuotando il peperone dai semi e sistematelo su una teglia con carta forno. Infornate a 230° per 15 minuti o poco più, il tempo necessario per far abbrustolire la buccia che staccherete una volta tolto dal forno.

Ora dobbiamo sbucciare i pomodori: incideteli facendo una piccola croce sul fondo, fate bollire dell’acqua e immergeteli, interi, per pochi secondi. Una volta raffreddati sarà semplicissimo rimuovere la pelle, che oltre ad essere antiestetica e fastidiosa è anche indigesta. Eliminate i semi e tritate a dadini piccolissimi la polpa; non buttate i semini, filtrateli e raccogliete l’acqua di vegetazione.

Tritate finemente cipolla, scalogno e aglio e fateli appassire in padella con due cucchiai d’olio. Aggiungete i pomodori con la loro acqua, il concentrato di pomodoro e le erbe e abbassate il fuoco. Coprite e lasciate cuocere per 10 minuti, intanto spellate e tagliate a cubetti il peperone che aggiungerete in seguito, facendo cuocere altri 10 minuti senza coperchio finché la salsa non si sarà addensata. Aggiustate di sale e di pepe.

A parte lavate le verdure e tagliatele a fette spesse di due millimetri. Cospargete una pirofila media di 3/4 della salsa che avete preparato (eliminate la foglia d’alloro) e posizionate le fettine di verdure un po’ come fa Remi, alternandole nella pirofila seguendo un ordine a spirale, così

Ora mescolate due cucchiai d’olio, sale, pepe, timo e un piccolo spicchio d’aglio tritato e spennellate con questo composto le vostre verdure. Coprite la pirofila con della carta da forno e cuocete per 2 ore a 130° (ma Ego ha aspettato due ore? Che pazienza!). Dopo due ore togliete la carta forno e infornate nuovamente per 30 minuti.

 La magia è fatta! Quando si sarà intiepidita, dovreste essere in grado di posizionare una colonnina di verdure su un piatto e infilzarla con un rametto di timo e decorare con la salsa rimasta. Vi lascio con un regalino 🙂

Bon appétit!

"Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull'alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau "Chiunque può cucinare!", ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. È difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau's e che secondo l'opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau's, di cui non sarò mai sazio."

 

 

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