La bambina che non amava il suo nome (Rizzoli)

Elif Shafak, La bambina che non amava il suo nome, Rizzoli

Perché i grandi possono dare ai figli tutti i nomi che vogliono? Perché, invece, non renderli partecipi delle loro decisioni, come quella relativa al nome che un bambino si porterebbe dietro tutta la vita?

Chissà quanti tra coloro che hanno un nome strano se lo sono chiesto almeno una volta nella vita. Chissà poi se sono riusciti ad abituarvisi, rinunciando a ogni battaglia contro le stranezze dei grandi. E chissà quanti, ancora, pur avendo un nome in cima alle classifiche dei più gettonati, hanno saputo riconoscere e apprezzare l’originalità dei loro amici. Perché accade spesso che i nomi più inusuali vengano storpiati e che le povere vittime in questione siano oggetto di scherno da parte dei compagni dai nomi di tendenza.

La piccola Gerania sa bene cosa significhi tutto questo.

Gerania, la bambina che non amava il suo nome

Gerania ha undici anni e vive a Istanbul. È una bambina allegra, fantasiosa e intelligente che ama andare a scuola e studiare la geografia, e adora gli animali, la pallavolo, i nonni e (non sempre però) i suoi genitori.

Ciò che proprio non riesce a mandare giù è quel buffo nome che la mamma e il papà le hanno affibbiato.

I suoi compagni, per questo, la prendono in giro, intonando un ritornello sgradevole e insopportabile! Così lei è costretta a rifugiarsi nei libri, nelle cui pagine trova conforto quando tutto sembra remarle contro. Il suo libro preferito è l’atlante che le ha regalato il papà.

Un giorno i suoi genitori sono costretti a lasciarla dai nonni per affrontare un viaggio inaspettato e misterioso. Gerania non può fare a meno di mettere in valigia i suoi libri preferiti (Piccole donne, L’abito fa il monaco, La banda dei cinque, Il pesciolino nero…) e…  uno strano globo luminoso!

Si tratta di un specie di mappamondo luminoso, sulla cui superficie si vedono ben otto continenti sebbene Gerania è sicura che i continenti siano sette!

Il globo nasconde un segreto che Gerania è intenzionata a scoprire. Così viene a conoscenza dell’esistenza di una terra fantastica in cui vengono raccolte le storie frutto della fantasia dei bambini. Questo posto straordinario sembra destinato a estinguersi e, con esso, le storie dei bambini. Spetterà a Gerania e ai suoi due nuovi amici provare a salvare quel mondo e i libri che verranno.

Un fantasy che racconta la bellezza della lettura

Elif Shafak, la scrittrice turca contemporanea più conosciuta al mondo, è tornata con un fantasy per ragazzi pubblicato in Italia da Rizzoli, dal titolo La bambina che non amava il suo nome.

La vita e l’avventura della piccola Gerania sono ambientate nelle strade di Istanbul, mentre la storia in sé supera ogni confine geografico essendo un’esperienza comune a tantissimi bambini che si confrontano quotidianamente con la difficoltà di essere accettati.

Gerania si chiede perché mai i suoi genitori abbiano voluto darle quel nome, complicando terribilmente la sua vita. E prova anche a parlarne con loro che tuttavia sembrano non prenderla mai sul serio! Ma gli adulti, si sa, davanti alle domande sgradite fanno finta di non sentire o si arrabbiano e chiudono il discorso con una ramanzina.

Gerania, canzonata dai suoi compagni di scuola per via del suo nome e incompresa dagli adulti, si rifugia nelle pagine dei libri che conserva in camera o prende in prestito nella biblioteca scolastica. E proprio in biblioteca trova un globo che si illumina e rimane in vita solo in presenza di libri. In esso, Gerania scoprirà un ponte per raggiungere il mondo in cui nascono tutte le storie frutto delle idee originali dei bambini.

Insieme con due piccoli abitanti dell’ottavo continente, proverà a salvarlo dall’estinsione cui è destinato perché i bambini non leggono più come un tempo e la fantasia e le storie iniziano a scarseggiare.

Dunque, La bambina che non amava il suo nome è prima di tutto un libro sull’importanza della lettura, del potere dei libri, della loro capacità di stimolare la fantasia e di preservare la vitalità dei bambini. Ma questo non è il solo leitmotiv che tiene insieme le fila della storia.

L’attesa e la fiducia in se stessi

Il viaggio di Gerania è irto di ostacoli e pieno di imprevisti che aiuteranno lei e i suoi nuovi amici a crescere, superando paure e insicurezze. I tre affronteranno delle sfide, si confronteranno con altri personaggi che li metteranno alla prova e insegneranno loro qualcosa che li aiuterà non solo a portare a termine la missione, ma anche a superare i propri limiti.

Allo stesso tempo, capiranno l’importanza dell’attesa e della pazienza, e quanto sia vero che la strada più facile non sempre è quella giusta.

L’inatteso finale, inoltre, è uno stimolo per tutti ad avere fiducia in se stessi, e ad amare il proprio strano nome. Infine, è un messaggio per gli adulti affinché capiscano che anche un bambino ce la può fare, che anche un bambino può capire le storie dei grandi.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore di questo post

Pugliese da sempre, vive stabilmente a Maglie da dove ogni tanto si sposta lasciando cadere briciole per terra, nella speranza di poterle un giorno seguire di nuovo. Se dovesse trovare dei funghi in città, li raccoglierebbe come Marcovaldo e seguirebbe carponi un soriano per apprendere i segreti del regno dei gatti. E, come succede a Marcovaldo (uno dei suoi idoli), sebbene affascinata dai segni delle grandi città, il suo sguardo cade sempre sui formicai brulicanti, i germogli, i frutti sugli alberi, cui si legano i suoi desideri, cogliendo lo scorrere del tempo attraverso i mutamenti delle stagioni. Legge di tutto, cammina tanto, scarabocchia animali e paesaggi con un tratto pop e cresce sentendosi sempre più piccola. La letteratura per l’infanzia è per lei la bella illusione di un mondo in cui un’armonia tra l’uomo e l’ambiente è ancora possibile.

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