Invasioni digitali

Vi piacerebbe invadere un museo, un’area archeologica, una piazza o un centro storico, scattare tutte le foto che volete e con chi desiderate e poi pubblicarle sul vostro profilo social (facebook, twitter, instagram ecc.) o su quello dei vostri genitori e mostrarle ai vostri amici? Dal 24 aprile al 4 maggio potete farlo; basta andare sul sito www.invasionidigitali.it, individuare nella sezione ‘calendario invasioni’ l’invasione programmata più vicina al luogo in cui abitate (al momento sono più di 200!), e presentarvi all’ora prestabilita e nel luogo indicato armati di macchina fotografica, smartphone o videocamera per dare libero sfogo al vostro estro creativo.

Invasioni digitali è un progetto ideato da Fabrizio Todisco e realizzato grazie al contributo volontario di tante persone che ne hanno favorito con il loro impegno e passione il successo. Scopo dell’iniziativa è quello di stimolare la valorizzazione dal basso del nostro ricco ma assai poco conosciuto patrimonio storico-artistico, ossia trasformare ogni singolo cittadino in un ideale testimonial o ambasciatore del proprio territorio, in grado di provare come la visita ad un museo non sia necessariamente un’esperienza privata e passiva, assai spesso angustiata da numerosi divieti (“Vietato fotografare e filmare!”, “Vietato toccare!”), ma possa anche essere un momento collettivo di godimento della bellezza che può essere nuovamente condiviso al di fuori del museo mediante una foto, un video, un selfie.

Spesso pensiamo ai nostri musei e luoghi d’arte come delle chiese la cui sacralità è inviolabile e al cui interno sono severamente vietati comportamenti e azioni che normalmente ci connotano in quanto esploratori avidi e curiosi del mondo in cui viviamo. Immortalarci accanto ad una statua o un dipinto famoso, fotografare un bambino che guarda stupito la ricostruzione di un tirranosauro, filmare la nostra gita al castello non sono soltanto gesti narcisistici che soddisfano la nostra voglia di essere al centro dell’attenzione e mostrare agli altri ciò di cui siamo orgogliosi, ma sono anche e soprattutto dei modi per imprimere nella nostra memoria degli attimi preziosi di vita passata a stretto contatto con l’arte, la storia, la bellezza del nostro Paese. E condividere quegli attimi attraverso una fotografia o un video postati sul web è uno strumento potente per invitare gli altri ˗ chi era lontano, chi non conosce, chi non c’è mai stato ˗ a condividere quel momento e percepirne, sia pure a distanza, la felicità, la sorpresa, l’entusiasmo, l’unicità.

Scrivono gli autori del manifesto #invasionidigitali (hastag ufficiale, come si suol dire, o appellativo pubblico del progetto):

«Crediamo nella necessità di confronto fra tutti gli attori dei beni culturali perché le idee non rimangano isolate ma possano circolare e ispirare altri a migliorarle e renderle operative perché solo dallo scambio di conoscenze deriva altra conoscenza. Siamo convinti che questo scambio non debba limitarsi ai confini di un paese ma possa, e debba, essere internazionale.

Crediamo che l’Arte diventi Conoscenza quando viene condivisa».

Il grande merito di Invasioni digitali è proprio quello di proporre una concezione aperta e diffusa del nostro patrimonio, offrire ai cittadini, che siano archeologi, fotografi, blogger o semplici appassionati d’arte, la possibilità di vivere il museo da protagonisti e da narratori della propria esperienza di visita, e come tali autorizzati a reinventarla in maniera innovativa ed originale, attraverso una rievocazione storica, uno spettacolo teatrale, un laboratorio didattico, una visita guidata, tutto rigorosamente fotografato e condiviso con il pubblico della rete.

Il web e i canali social, se utilizzati nella maniera migliore, possono trasformarsi in un mezzo di conoscenza efficacissimo, grazie al quale cogliere anche il valore inestimabile del nostro patrimonio culturale, artistico e scientifico. Certo, nessuno schermo, display, foto, video può sostituire la magia e l’incanto che solo il contatto ravvicinato con l’oggetto antico o il luogo o opera d’arte possono regalare, ma il web ci offre la possibilità di rivivere quella magia tutte le volte che vogliamo, a casa nostra o in qualsiasi altro posto, e di sentirci parte di innumerevoli altre esperienze culturali.

Non ci resta che invadere.

Buona invasione a tutti!

 

 

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

1 commento su "Invasioni digitali"

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