Intervista agli Sporcelli

Orbene, eccomi arrivata. Nei miei quasi 26 anni di vita mi è capitato più volte di fare interviste: gruppi musicali, scrittori, artisti, ma loro… loro sono ben altra cosa.

Sì, sto per intervistare i signori Sporcelli.

Sono eccitatissima e anche un po' spaventata, perché gli Sporcelli, si sa, non sono persone amichevoli. Proprio per niente. Anzi, è già tanto se non finirà a cazzotti. Ma la curiosità di conoscere i famosi coniugi nati dalla penna di Dahl è troppo forte: devo intervistarli, costi quel che costi.

Non è difficile riconoscere la casa: è la più brutta e diroccata, la sola in mezzo alle tante villette a schiera del circondario. Nel giardino – se posso definirlo tale – ci sono cardi e strani arbusti puntuti. Nell'aria c'è odore di sigaro e minestra.

Il mio Grillo Parlante Immaginario è tutto un fremito: «Ma sei matta?!? Vuoi davvero entrare in quella casa? Guarda che poi vai a finire male. Guarda che quelli ti fanno diventare cibo per gatti.»

Scaccio il Grillo, faccio un bel respiro profondo e busso alla porta.

Dopo venti mandate circa, la porta finalmente si apre. Ad accogliermi è la signora Sporcelli in persona, ed è proprio come me la immaginavo: orribilmente orripilante. Il celebre occhio di vetro mi fissa torvo, e io avverto le prime goccioline di sudore scendermi lungo le tempie. «Diamine» penso «quell'occhio mi odia

«Allora, biondina, ci fa la grazia di entrare o le hanno spalmato le scarpe di colla Nontimolla?»

«Mi scusi.»

Mi "accomodo" su un divano sfondato, con dei cuscini pieni di bozzi e ruvidi come una guancia barbuta.

«Che strani cuscini…» mormoro.

«Sono fatti apposta così» mi spiega la signora Sporcelli «così gli ospiti se ne vanno il prima possibile

«Capisco.»

Mi faccio forza, tiro fuori carta e penna e comincio, finalmente, l'intervista.

***

Bene, signora Sporcelli. Anzitutto, piacere.

Dis.

Prego?

(Sgnignazza) Dis-piacere. Il dispiacere è tutto mio.

Oh. Be', grazie. Signora Sporcelli, noto con sollievo che le è passata la Restringite.

Sì, ma è stata dura. Io e mio marito, per poterci permettere le cure, abbiamo dovuto vendere ciò che di più caro avevamo.

Sarebbe a dire?

Il nostro set di fucili da caccia a canna rigata; erano perfetti, per bambini e uccelli.

Ehm, immagino. Comunque, l'importante è che la Restringite sia passata. Mi racconta la sua giornata tipo?

Mi sveglio presto, prima di mio marito, così posso mettergli il dentifricio nelle pantofole quando ancora sta dormendo. Dopo di che mi vesto, NON mi lavo e corro a preparare la colazione: bacon e uova all'occhio di bue per me, caffè nero e uova all'occhio di vetro per lui. (Sgnignazza di nuovo)

Ah, il celebre scherzo dell'occhio di vetro! Lo ricordo bene. E dopo la colazione?

Aspetto.

Aspetta cosa?

L'autobus. Aspetto quello che porta i bambini a scuola. Io salgo assieme ai mocciosi, poi prendo il bastone e faccio loro lo sgambetto quando stanno per scendere.

Ma lei è una disgraziata!

Così mi lusinga. (Sorride, o almeno ci prova)

La prego, non sorrida mai più. Proseguiamo: ha altri hobby?

Certamente; allevo piraña, li tengo nella vasca da bagno. Ah, e poi ho il pollice verde: vedesse che rigogliosa piantagione di ortiche ho! Appena crescono le prendo, le trito e ottengo una polverina urticante fantastica. La vuole provare?

No, grazie. Sto bene così.

Mica su di lei, scimunita. Sul figlio dei vicini. 

Mi sento di rispondere ancora una volta «no». Crede che i bambini di oggi siano cambiati rispetto a quelli di trent'anni fa?

Assolutamente sì, e in peggio…. ore e ore incollati ai loro smartphone o chissà quali diavolerie moderne, non alzano nemmeno più la testa dallo schermo; mi spiega come diavolo faccio a spaventare un bambino con la testa china su di un monitor? E poi è tutto un app di qua, app di là… app-estati, dico io!

Si spalanca la porta. È il Signor Sporcelli, il Pelinfaccia in persona!

Signor Sporcelli, quale onore!

Quale odore, semmai. Cos'è questo profumino dolciastro da sedere di pupattolo?

È che io mi lavo, sa.

Quest'attitudine moderna all'igiene personale mi perplime.

De gustibus… parliamo di lei, Signor Sporcelli. Noto che ha ancora la sua celeberrima barba.

Certamente, come farei a graffiare mia moglie nel sonno, se no? E poi è il mio personale sacchetto del pranzo. Oggi, ad esempio, il menu prevedeva residui di pasticcio di uccellini dello scorso mercoledì, yum yum.

Molto… nutriente. Ascolti, oggi è il compleanno di Roald Dahl, lo scrittore che vi ha dato vita. Io ho letto praticamente tutti i suoi libri. A lei piace leggere?

Molto, mi piacciono le letture che mi fanno ridere.

Ma tu pensa! Ad esempio?

I necrologi, che domande. (Sghignazza, e mentre sussulta dalla barba spunta un pezzetto di cheddar)

Come ho fatto a non pensarci prima… altre letture?

Amo molto Dickens.

Oh, questo è davvero curioso! Tra l'altro anche Matilde, un altro dei personaggi più famosi del vostro "papà" Dahl, adora Dickens. Cosa le piace dell'autore?

Be', parla sempre di orfanelli in difficoltà a cui capitano mille disavventure. È ammirevole, peccato che i suoi libri finiscano sempre troppo bene. Infatti di solito smetto di leggerli prima degli ultimi capitoli, così non mi guasto la trama.

E figuriamoci. Ma insomma, signori Sporcelli, volete spiegarmi una volta per tutte il perché di quest'odio funesto per i bambini? Sarete pur stati bambini anche voi!

Noi?!? (Mi guardano scandalizzati, tutti e quattro gli occhi puntati su di me. Be', tre su quattro; l'occhio di vetro fissa un punto imprecisato dello spazio.) No. Mai. Noi noi siamo mai stati bambini. Noi siamo nati così, coi Pelinfaccia e tutto il resto.

Fandonie, anche la signorina Spezzindue diceva la stessa cosa.

Biondina inopportuna, lei pensi il diamine che vuole. Se le piace immaginare chissà quali stupidaggini, faccia. Ma noi non abbiamo né infanzia né adolescenza; siamo nati vecchi, e siamo nati cattivi. E ora, se ci vuole scusare, dobbiamo andare al parco a fare gli scherzi ai figli dei vicini.

Egregi signori Sporcelli, per dirla alla vostra maniera, è stato un vero "dis". Arrivederci.

Mentre me ne vado, viva e vegeta ma assolutamente affranta, rifletto su quanto mi hanno detto. Che non siano mai stati bambini è impossibile, eppure… sono davvero così meschini, subdoli e malvagi che mi è impossibile immaginarli diversi.

D'un tratto, capisco: si sono dimenticati! Hanno dimenticato la loro infanzia, si sono scordati di quand'erano bambini. Hanno dimenticato la gioia, il divertimento, l'affetto, invecchiando precocemente e imbruttendosi dentro e fuori.

Volete un consiglio, Kids? Quando crescerete, non dimenticatevi mai del bambino che vivrà dentro di voi. Tenetelo al sicuro e non trascuratelo. Nutritelo, coccolatelo e non lasciatelo mai solo, anno dopo anno, stagione dopo stagione.

Siate, insomma, sempre un po' bambini, anche da grandi. Non vorrete mica diventare come gli Sporcelli, no?

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