In viaggio con le frecce

"Chi viaggia con le frecce, viaggia con il massimo confort". Così ci accoglie il treno su cui siamo saliti per le nostre vacanze di Pasqua. Agnese non se lo fa ripetere due volte e si mette a suo agio, occupando interamente il posto che non le spetta.

Marta si siede accanto al finestrino e mi chiede se da qualche parte c'è un indiano che le scaglia con il suo arco lungo i binari. La mamma occupa il terzo posto e a me tocca stare in piedi in fondo alla carrozza, a guardia delle valige raddoppiate rispetto alla partenza (e non certo per clonazione spontanea).

"Sei socio carta freccia?", irrompe lo speaker nel sonno di Agnese che si era appena appisolata. Se mai ci avessi pensato, dopo una così tempestiva azione di marketing se la possono sognare la mia fidelizzazione.

"In prima, si ha diritto ad un welcome drink", recita il nostro loquace accompagnatore. A noi, come benvenuto, sarebbe stato sufficiente un biberon di latte ma credo che, in standard, non sia previsto n'è l'uno nell'altro.

La freccia viaggia veloce con un leggero dondolio che stimola l'intestino della più piccola. "Vado a sgranchirmi un po' le gambe", dice l'ottantenne seduto accanto ad Agnese. E come lui, pian piano, vedo i nostri vicini di posto allontanarsi con le più improbabili della giustificazioni. L’unico rimedio per evitare l’evacuazione totale del treno è il “cambio al volo” del pannolino, utilizzando il bagno della vettura dalle dimensioni notoriamente anguste, qualunque sia la categoria della carrozza. Anche se a 300 km/h, è per me un gioco da ragazzi, una pratica che, ormai da tempo, eseguo con destrezza e perfetto senso di equilibrio.

"Con i nostri treni si viaggia di gusto", insiste la voce che ormai scandisce tutti i momenti della permanenza in carrozza. Mi viene da pensare che sembra di essere in un villaggio turistico dove se uno ha voglia di starsene per fatti suoi e decidere di fare quello che gli pare, quando gli pare, deve chiudersi in bagno. Nel nostro caso, tale soluzione  non è del tutto raccomandabile dopo l’intervento di decontaminazione portato a termine. Inoltre, non capisco se, parlando di gusto, si riferisce agli snack proposti dal personale di bordo o piuttosto alla voracità di Marta che, chissà perché, quando viaggia divorerebbe di tutto, a cominciare dagli omogeneizzati della sorella.

"Grazie per aver viaggiato con Trenitalia", dice alla fine del viaggio, la voce gracchiante dello speaker. Si ma la prossima volta dite all'indiano di scagliare la freccia con più forza. Magari si fa prima ad arrivare!

L'autore di questo post

Nato e cresciuto a Napoli, divento papà a Bologna ormai quarantenne. Racconto storie più o meno ordinarie di un papà alle prese con le sue due figlie. Un'avventura mozzafiato. Una quotidianità ad ostacoli. Un tempo della vita eroico durante il quale non è concesso nessun cedimento. Unica via di uscita: passione e fantasia!

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